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Nel 2026 pensione opzione donna cessata: ecco i veri motivi

Opzione donna non c'è più, chiusa dal governo dopo essere stata precedentemente molto ridotta, ecco i perché.
23 Aprile 2026
pensioni opzione donna
Foto © Licenza Creative Commons

Sicuramente, se c’è una misura su cui il governo Meloni ha deluso molti contribuenti italiani, questa è Opzione Donna, che l’esecutivo ha deciso di chiudere. La delusione ha colpito anche chi sosteneva il governo. Nemmeno l’addio alla quota 103 ha lasciato un segno così profondo come la chiusura di questa misura per tante lavoratrici.

Una cosa è certa: si può discutere su tutto, ma che Opzione Donna sia stata una misura molto appetibile e importante lo dimostrano i numeri, soprattutto quelli delle lavoratrici che vi hanno avuto accesso fin dalla sua introduzione nel 2004. Ma allora, perché è stata chiusa?

Nel 2026 pensione opzione donna cessata: ecco i veri motivi

Il governo Meloni ha deciso di chiudere Opzione Donna dal 1° gennaio 2026, dopo averla già profondamente modificata nei primi anni della legislatura, restringendone la platea.

Fino al 2022 la misura funzionava in modo più ampio: consentiva l’uscita a chi maturava, entro l’anno precedente, 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome.

Successivamente, l’accesso è stato limitato a categorie ben precise e più ristrette. L’età è salita fino a 61 anni, con alcune riduzioni per le madri:

  • 59 anni per chi aveva più figli;
  • 60 anni per chi aveva un solo figlio.

Le categorie rimaste incluse erano:

  • invalide;
  • caregiver;
  • lavoratrici coinvolte in crisi aziendali con tavoli ministeriali o licenziate in tali contesti.

Sono rimasti invariati solo due elementi:

  • almeno 35 anni di contributi;
  • il ricalcolo interamente contributivo della pensione.

Le regole di calcolo di opzione donna e perché per lo Stato la misura non conviene più

Parlare di Opzione Donna significa inevitabilmente affrontare il tema del calcolo contributivo, da sempre il suo vero punto critico.

La misura consentiva un’uscita anticipata significativa proprio perché prevedeva una penalizzazione sull’importo della pensione, spesso anche superiore al 30%. In sostanza, una parte del costo dell’anticipo era sostenuta direttamente dalle lavoratrici.

Le più penalizzate erano quelle che, al 31 dicembre 1995, avevano già maturato almeno 18 anni di contributi. Queste lavoratrici avrebbero avuto diritto a un calcolo più favorevole (misto fino al 2011), ma con Opzione Donna rinunciavano a tale vantaggio.

Penalizzazioni sempre meno pesanti, ecco un perché della chiusura

Con il passare degli anni, però, questa penalizzazione è diventata sempre meno incisiva.

Le lavoratrici più giovani, infatti, avevano carriere contributive sempre più spostate verso il sistema contributivo. Di conseguenza, scegliere Opzione Donna comportava una perdita più contenuta rispetto al passato.

Questo ha reso la misura sempre più conveniente per le lavoratrici, ma meno sostenibile per lo Stato.

In origine, Opzione Donna era stata pensata proprio perché una parte dell’anticipo veniva “finanziata” dalle beneficiarie tramite una pensione più bassa. Oggi, questo equilibrio si è progressivamente ridotto:

  • meno penalizzazione per le lavoratrici;
  • maggiore costo per la finanza pubblica.

È anche per questo che la misura ha perso sostenibilità nel tempo.

Naturalmente, queste restano interpretazioni basate sui dati e sull’evoluzione del sistema, e possono risultare impopolari. Tuttavia, i numeri e i meccanismi di calcolo mostrano chiaramente come Opzione Donna sia diventata via via più favorevole per chi ne beneficiava e meno sostenibile per lo Stato.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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