I requisiti pensionistici destinati ad aumentare nei prossimi anni preoccupano molti lavoratori. Tra i giovani, in particolare, è diffusa l’idea che andare in pensione diventerà sempre più difficile, se non addirittura impossibile.
«Noi giovani non prenderemo mai la pensione»: è questo il timore più ricorrente. Un timore che trova in parte fondamento nei continui inasprimenti dei requisiti, soprattutto quelli legati all’aspettativa di vita, che potrebbero scattare già a partire dal 2027.
Eppure esistono anche elementi che possono indurre a un certo ottimismo. Il sistema contributivo, spesso criticato perché considerato meno favorevole rispetto al vecchio metodo retributivo, presenta anche alcuni aspetti positivi.
In determinate condizioni, ad esempio, può consentire di anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro.
Un caso limite dimostra proprio questo: un lavoratore nato nel 1980, con una carriera lavorativa iniziata molto presto e senza interruzioni, potrebbe teoricamente trovarsi a pochi anni dalla pensione già oggi, arrivando a uscire dal lavoro persino a 58 anni. Si tratta naturalmente di una simulazione estrema, che presuppone una carriera continua e stabile. Ma serve a dimostrare che il sistema contributivo non è soltanto penalizzante.
Ecco il lavoratore nato nel 1980 che andrà in pensione a 58 anni nel 2038
Può sembrare paradossale, ma alcuni lavoratori relativamente giovani potrebbero andare in pensione molto prima dei 70 anni spesso citati come soglia futura.
Il sistema contributivo, infatti, presenta alcuni vantaggi specifici. Ad esempio:
- consente l’accesso alla pensione anticipata contributiva a 64 anni, riservata a chi ha iniziato a versare contributi solo dopo il 1995;
- permette la pensione di vecchiaia a 71 anni con almeno 5 anni di contributi, anch’essa destinata ai contributivi puri;
- prevede una maggiorazione dei contributi versati prima dei 18 anni di età.
Quest’ultimo aspetto è spesso poco conosciuto. Per i lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1995, i periodi di lavoro svolti prima dei 18 anni vengono valutati una volta e mezza.
In pratica:
- 1 anno di lavoro vale 18 mesi di contributi;
- 2 anni di lavoro diventano 3 anni ai fini pensionistici.
Pensioni anticipate più facili per i contributivi puri: regole e vantaggi
Prendiamo l’esempio di un lavoratore nato nel 1980 che abbia iniziato a lavorare nel 1996, a 16 anni.
Se questa persona ha avuto una carriera continua e senza interruzioni, oggi potrebbe già avere circa 30 anni di contributi versati.
Considerando i requisiti attuali della pensione anticipata ordinaria, servono:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
- 41 anni e 10 mesi per le donne
Questo significa che, a partire da oggi, mancherebbero:
- circa 12 anni e 10 mesi per un uomo
- circa 11 anni e 10 mesi per una donna
Tuttavia i requisiti sono destinati a crescere:
- +1 mese nel 2027
- +2 mesi nel 2028
- ulteriori aumenti nei bienni successivi
Seguendo questa progressione, entro il 2030 la pensione anticipata potrebbe richiedere 43 anni e 4 mesi di contributi. E continuando con gli adeguamenti, si potrebbe arrivare a circa 44 anni di contributi intorno al 2037.
A questo punto entra in gioco la maggiorazione contributiva per il lavoro svolto prima dei 18 anni.
Il lavoratore del nostro esempio ha lavorato dai 16 ai 18 anni, cioè per due anni.
Grazie alla rivalutazione contributiva, quei due anni valgono tre anni ai fini pensionistici.
Nel 2038, quindi, questo lavoratore avrebbe:
- 43 anni di contributi effettivi
- 1 anno aggiuntivo grazie alla maggiorazione
In totale arriverebbe a 44 anni di contributi utili, sufficienti per raggiungere il requisito previsto in quel periodo.
Il risultato è sorprendente: un lavoratore nato nel 1980 potrebbe teoricamente andare in pensione a 58 anni, dimostrando che, in determinate condizioni, il sistema contributivo può offrire opportunità di uscita anticipata anche molto significative.