La prima doccia fredda è arrivata e nessuno nutriva speranze in tal senso. La Germania ha diffuso ieri il suo dato preliminare sull’inflazione nel mese di marzo, salita al 2,7% tendenziale dall’1,9% di febbraio e ai massimi da gennaio 2024. Ancora più drastico il rialzo mensile: +1,1% da +0,2% e ai massimi da settembre 2022. Dati, che accentuano la pressione sulla BCE (Banca Centrale Europea), affinché provveda al più presto a contrastare il carovita con una politica monetaria più appropriata. L’inflazione tedesca armonizzata con i dati dell’Eurozona è salita del 2,8%, ben sopra il target del 2% fissato dall’istituto per l’intera area. Stabile al 2,5% il dato “core”, al netto di energia e generi alimentari freschi.

Inflazione in Germania mette pressione alla BCE
Ad avere innescato la ripresa dell’inflazione in Germania è stato l’aumento annuale dei prezzi dell’energia del 7,2% e per la prima volta dal dicembre del 2023. Pesa, naturalmente, il conflitto in Medio Oriente dell’Iran contro USA e Israele. E nell’attesa di conoscere a breve i dati per l’insieme dell’Eurozona, prevale la rassegnazione tra gli analisti. L’1,9% di febbraio, già in risalita dall’1,7% di gennaio, sarà un bel ricordo. Tant’è che i rendimenti tedeschi a 2 anni paventano 2-3 rialzi dei tassi entro 12 mesi dello 0,25% ciascuno. Le previsioni sull’Euribor a 3 mesi scontano pienamente una prima stretta già alla fine di aprile, quando tornerà a riunirsi il board della BCE.
Dato core già elevato prima della guerra
Il dato “core” è rimasto invariato, perché la trasmissione dei rincari energetici al resto del paniere di beni e servizi richiede generalmente settimane o qualche mese per realizzarsi.
Ma arriverà, specie se la guerra si prolungasse ad almeno tutto aprile. E questo è un indicatore monitorato con attenzione dalla BCE per decidere sui tassi al netto dei prezzi più volatili. Il guaio è che, nella media dell’Eurozona, risultava già al 2,4%, vale a dire sopra il riferimento del 2%. Francoforte non si può permettere, come fece colpevolmente nel 2022, di attardarsi a dare una risposta o rischia di perdere il controllo della stabilità dei prezzi e della stessa curva dei rendimenti, specie riguardo al tratto lungo.
Bundestag “falco” reclama aumento dei tassi
La Bundesbank è il principale azionista della BCE e anche il suo componente più influente e propenso per una politica monetaria tendenzialmente restrittiva. Per questo l’inflazione in Germania non farà che confermare questo indirizzo, condiviso dai partner del Nord Europa e che inevitabilmente dovranno fare loro anche le altre banche centrali nazionali, tra cui di Francia e Italia. Fa impressione che l’aumento congiunturale dei prezzi al consumo sia esploso agli stessi livelli dell’autunno 2022, quando l’inflazione nell’area esplose in doppia cifra su base annuale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it