L’università serve ancora per trovare lavoro?

Una laurea contro la disoccupazione. L’Università serve per trovare lavoro oppure no? Ecco come stanno veramente le cose in Italia.

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Una laurea contro la disoccupazione. L’Università serve per trovare lavoro oppure no? Ecco come stanno veramente le cose in Italia.

L’Università serve a trovare lavoro? O meglio, con un laurea in tasca si hanno più opportunità di trovare occupazione in Italia? La risposta è no.

Dati statistici alla mano e ricerche mirate evidenziano come nell’era moderna le lauree in genere non avvantaggiano i giovani a trovare lavoro rispetto a chi non è laureato. I tempi sono cambiati e con esso il mercato del lavoro. Ricorrere all’Università per avere maggiori chances è quindi un concetto sbagliato. Le aziende moderne tendenzialmente non cercano più laureati, ma giovani che abbiano maturato esperienze specifiche in determinati ambiti non necessariamente lavorativi. O abbiano particolari attitudini a svolgere lavori per i quali sono richieste conoscenze e competenze informatiche e di comunicatività.

Università non serve per trovare lavoro

Questo non significa che l’Università non serva a nulla. Per carità. Fino a prova contraria, per esercitare la professione di medico occorre aver conseguito la laurea specifica, così come per fare l’avvocato, l’ingegnere, il professore, ecc. Ma nell’era moderna in cui tutto si sta evolvendo in maniera rapida verso la digitalizzazione e la comunicazione a distanza (si pensi allo smart working), le figure professionali di una volta serviranno numericamente sempre meno.

La tendenza è già in atto da decenni e lo si vede dai dati sulla disoccupazione giovanile, terribilmente elevata in Italia. Fra i giovani in cerca di occupazione vi sono moltissimi laureati, disposti anche a svolgere lavori non attinenti alla propria qualifica. Non è raro vedere laureati partecipare a concorsi o selezioni per posti di lavoro di bassa o generica qualifica per i quali si richiede al massimo il diploma quinquennale. Ma non è neanche mistero il fatto che la richiesta delle aziende in Italia non trova adeguata rispondenza con l’offerta.

In altre parole ci sono troppi giovani qualificati con formazione scolastica superiore rispetto alle esigenze del mercato del lavoro. Salvo, poi, indignarsi quando si sente dire che in Italia ci sono pochi laureati rispetto agli altri Paesi.

In Italia servono più camerieri che ingegneri

Pertanto, tornando al quesito iniziale, l’Universtà non aiuta a trovare lavoro rispetto a chi la laurea non l’ha conseguita. In Italia ci sono più posti disponibili per cuochi, camerieri e meccanici che per ingegneri, professori, medici o biologi. E il rapporto fra domanda e offerta nel primo caso è migliore che nel secondo. E’ solo una questione di numeri. Numeri che sono cambiati con l’evoluzione industriale, con la robotizzazione, la meccanizzazione e la digitalizzazione. Fattori per i quali i datori di lavoro hanno sostituito i lavoratori con le macchine, soprattutto nel settore terziario dove si concentra maggiormente la presenza dei laureati.

La pubblica amministrazione

Il fenomeno è tanto più evidente nella pubblica amministrazione. Con passare degli anni i posti dirigenziali, per i quali viene richiesta la laurea, si sono drasticamente ridotti, ma l’offerta di laureati non si è abbassata. E non per una questione di costi. A parte le posizioni apicali ricoperte direttamente da laureati, la pubblica amministrazione ha affidato lo svolgimento di molti lavoro per i quali è richiesta manodopera ad alta formazione a ditte private esterne. Si pensi ad esempio alla realizzazione dello SPID o alla manutenzione dei servizi di rete aziendale: tutto affidato all’esterno, a ditte che magari si avvalgono di collaboratori non laureati in informatica. E che dire delle selezioni per il personale, una volta affidate a psicologi e sociologi interni. Anche in questo caso è ormai tutto appaltato a ditte private che per convenienza non assumeranno laureati a libro paga. E l’elenco è lungo.

L’Università non serve per trovare lavoro

Senza arrivare all’estremo di Elon Musk che ha detto che per lavorare alla Tesla non serve essere andati all’Università, che quelli sono posti per divertirsi non per imparare, è un fatto che per certe competenze, per certi posti di lavoro, anche importanti, anche ben pagati, l’Università non serve più.

In passato, in Italia, sono stati tirati su atenei in molte città per dare lavoro a professori e assistenti altrimenti disoccupati. Con l’illusione che con una laurea in tasca si sarebbe trovato facilmente lavoro. Ma la realtà è ben diversa e sta nei numeri che girano nei Centri per l’Impiego.

Oggi, per i lavori moderni, bastano corsi mirati, specifici che formano il personale da assumere. Google, IBM, Apple, Twitter, Amazon, Facebook… non vogliono laureati. O meglio, ne bastano pochi. Vogliono persone giovani, intraprendenti e che abbiano frequentato brevi corsi di formazione specifici in “analisi dei dati”, “gestione di progetti”, “utilizzo di sofware”, ecc. Negli USA sono sempre più le aziende che ricercano manodopera specializzata non laureata. Anche perché costa meno.

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