Una patrimoniale per i traders, le banche contro la speculazione

Banche sempre più in crisi. Il presidente dell’Abi chiede allo Stato una patrimoniale per chi specula in borsa.

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Si torna a parlare di patrimoniale. Un ritornello della politica che ormai è entrato a far parte della nostra vita quotidiana per incutere terrore, spaventare e (naturalmente) fare cassa. Adesso, però, ci si mettono anche le banche a dire la loro.

Già, proprio le banche, che si muovono di pari passo con il governo. Al punto che non si sa più bene se sono loro che comandano in Italia o gli italiani. Massacrate da tassi a zero, da incagli e crediti inesigibili, le banche vedono in una futura patrimoniale la possibilità di fare cassa.

Un patrimoniale per i traders

A parlare velatamente di patrimoniale è stato il presidente dell’Abi Antonio Patuelli durante un webinar. Non lo dice apertamente, ma si intuisce che anche il mondo bancario è orientato a far sì che siano inasprite le tasse per chi fa trading.

Con lo scopo di dirottare gli investitori “fai da te” verso il risparmio gestito, quello che fa guadagnare le banche (e perdere i clienti). Il trader non è ben visto perché non rende, è troppo preparato e conosce la finanza. I broker online, poi, sono in grado di formare gli investitori e offrire tariffe che le banche fisiche si sognano.

Non solo. La banche online durante la pandemia hanno saputo intercettare molta nuova clientela, a discapito delle banche tradizionali. Al punto che un correntista su tre ormai da anni non mette più piede in una agenzia di banca per investire o effettuare operazioni di sportello.

Così, per rimediare, serve una diversa tassazione tra investimenti e speculazione. Una nuova patrimoniale di borsa. Patuelli fa capire che bisogna intervenire. Dichiara apertamente che

“speculazione e risparmio investito non possono avere il medesimo livello di pressione fiscale, perché è una illogicità che non incoraggia il piccolo e piccolissimo risparmiatore. Bisogna avviare una grande riflessione per incoraggiare i risparmiatori a investimenti produttivi distinguendoli dalla speculazione”.

La Tobin Tax

Ma forse Patuelli non è al corrente che in Italia già esiste una patrimoniale sulla speculazione. Si chiama Tobin Tax e colpisce quotidianamente chi fa speculazione in borsa. Un balzello che l’Europa e soprattutto la Germania, avevano invocato già dieci anni fa quando ci fu il famoso attacco speculativo ai titoli di Stato italiani.

Ebbene, da allora, solo Italia e Francia (recentemente si è aggiunta anche la Spagna) hanno applicato la Tobin Tax, mentre la Germania si è guardata bene dall’introdurla per i suoi investitori. Col risultato, scontato, che la Tobin Tax non avrebbe prodotto quel gettito erariale che si aspettava. Anzi, con l’effetto di deprimere le quotazioni di borsa. Difatti l’indice di borsa tedesco è il migliore in Europa, mentre quello italiano, francese e spagnolo sono indietro.

Banche sempre più in crisi

Il mondo bancario è però in affanno, soprattutto in Italia. Una patrimoniale le banche la vogliono perché così possono tamponare le falle che salteranno fuori quando si sbloccheranno le moratorie sui prestiti (più di 340 miliardi di euro) e non tutti riusciranno a rientrare. Ovviamente.

Anzi, la pandemia ha costretto molte imprese a chiudere o a chiedere fallimento. A fronte di un risparmio che ha raggiunto in Italia livelli record.

Così il ceto bancario tira in ballo lo Stato chiedendogli di imporre una patrimoniale sulla speculazione (suona bene). Tradotto, mettere le mani sui risparmi degli italiani. Secondo Patuelli

lo Stato, davanti a questo grande giacimento di liquidità, con la legislazione che si è dato non ha vantaggi. Gli interessi nella Ue sono negativi e di conseguenza in Italia non può esserci una controtendenza sorprendente e quindi bisogna avviare e sviluppare dei ragionamenti innovativi non sugli incentivi ma su un dosaggio di livelli di tassazione, entro dimensioni di investimento ovviamente contenuto, non speculativi in proporzione al prolungamento del tempo dell’investimento. Più lungo è l’investimento, più ci devono essere delle sensibilità di carattere fiscale“.

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