Taglio pensioni: pressioni dalla Germania su quota 100, la Merkel impone il suo diktat

Riforma pensioni e abolizione quota 100, ma solo dal 2023. Italia sorvegliata speciale dalla Merkel sulla riforma pensionistica in arrivo il prossimo anno.

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Riforma pensioni e abolizione quota 100, ma solo dal 2023. Italia sorvegliata speciale dalla Merkel sulla riforma pensionistica in arrivo il prossimo anno.

In Europa comanda la Merkel. Inutile girarci intorno e credere nella piena indipendenza degli Stati perché non è vero. I diktat tedeschi sono subdoli, ma efficaci e producono effetti sia a livello politico che economico.

Sul problema della spesa per le pensioni in Italia, non è la prima volta che la Germania ci mette il becco e la legge, targata Lega, sulle pensioni anticipate con quota 100 non è proprio andata giù ai tedeschi. Non fosse altro per via del fatto che le banche teutoniche (piene di Btp) sono preoccupate per l’eccessivo debito pubblico tricolore.

Dalla Fornero alla fine di quota 100, il passo è breve

Ecco quindi che da Berlino arriva un messaggio chiaro e tranchant all’Italia: “quota 100 deve essere abolita”. Non importa quale governo introdurrà la riforma, importante è che il pensionamento anticipato a 62 anni di età e 38 di contributi non vada oltre la data di scadenza (2022). Costa troppo e il Paese è già super indebitato. Diversamente, nessun accordo sul Recovery Fund. Il messaggio è lo stesso che dalla cancelleria tedesca (sempre la stessa) arrivò a Roma al governo Berlusconi nel 2011 che poi fu costretto alle dimissioni: “come intendete tagliare le pensioni?” Da lì, la formazione del nuovo governo Monti, detto “tecnico” (ma fu politico a tutti gli effetti, con l’incarico conferito dal Presidente della Repubblica e la piena fiducia del Parlamento) che mise mano alla seconda più grande riforma delle pensioni della storia repubblicana, più nota come riforma Fornero.

Quota 100 verso il tramonto

Come noto, l’introduzione di quota 100 è stata fatta per fornire un ricambio generazionale al mondo produttivo e del lavoro, ingessato dai vincoli di anzianità contributiva e di vecchiaia stabiliti dalla legge del 2011 (pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 67 anni di età o anticipata con 42 e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne).

La riforma, battezzata dalla Lega, è stata a trazione Confindustria per dare impulso al turnover con nuovi contratti di lavoro, meno garantiti di quelli vecchi. La misura durerà fino al 2022 perché è temporanea, poi scatterà lo scalone in assenza di interventi da parte del legislatore. Nel frattempo migliaia di lavoratori e dipendenti pubblici hanno lasciato anticipatamente il lavoro con un aggravio pesante per i conti dell’Inps e c’è il rischio che il governo, nell’ambito di un più ampio programma di riforma del sistema pensionistico previsto per il prossimo anno, intervenga sul tema quota 100 in maniera soft cercando una soluzione a metà strada fra le regole di quota 100 e quelle della legge Fornero, in maniera da non penalizzare troppo i lavoratori e allo stesso tempo ottenere il gradimento dei tedeschi. Ecco quindi che l’attenzione della Germania su ciò che intende fare il governo italiano è massima.

Le pensioni in Germania

Ma come funzionano le pensioni in Germania? La curiosità è lecita, visto che a dettare le regole per noi è la Merkel, espressione del potere tecnocratico e bancario tedesco (e non si creda il contrario). Ebbene, in Germania l’età della pensione è attualmente fissata a 65 anni ma salirà gradualmente a 67 entro il 2029. L’uscita anticipata è concessa, ma con una penalità pari al 3,6% del trattamento per ogni anno di ritiro prima dell’età stabilita. Se, ad esempio, un lavoratore tedesco decidesse di andare in pensione a 62 anni invece che a 65 subirà una decurtazione permanente dell’assegno del 10,8% (regola che non vale se uno ha maturato 45 anni di contributi). Al contrario, sarà premiato se resterà a lavorare oltre i 65 anni di età con un bonus del 6% in più all’anno.

In Germania pensioni più basse

Il punto dolente, però, sono gli assegni. In Germania gli importi delle pensioni sono nettamente più bassi di quelli italiani. Un operaio in Italia prende il doppio di pensione rispetto al collega tedesco che però versa al sistema previdenziale pubblico la metà dei contributi.

Detto così sembrerebbe un ragionamento corretto, ma nelle previsioni di spesa dell’Italia, soprattutto se il sistema di calcolo per la liquidazione non è interamente contributivo, comporta un esborso eccessivo nel tempo per le casse dello Stato. Per il resto il sistema pensionistico – come più volte ribadito dall’Inps – sarebbe anche in perfetto equilibrio. Ecco perché la Germania è preoccupata per il rischio esplosione del debito pubblico nel nostro Paese nel nuovo decennio e impone diktat sui tagli alle pensioni facendo arrivare al governo Conte frequenti messaggi più o meno velati su come gestire gli affari visto che siamo (agli occhi dei tedeschi) degli “incoscienti spendaccioni”.

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