Riforma pensioni, ultima ora: verso quota 101 o 102 con uscita a 63 anni?

Sale l’entusiasmo per quota 101 o 102, ma la riforma pensioni dovrà fare i conti con i vincoli di bilancio europei.

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Sale l’entusiasmo per quota 101 o 102, ma la riforma pensioni dovrà fare i conti con i vincoli di bilancio europei.

Continua a far discutere la proposta di riforma pensioni della Lega di sostituire quota 100 con quota 101 o 102. Si tratterebbe, in sostanza, di proseguire con il progetto quota 100, ritoccato però di 1-2 anni.

In particolare si propone di superare il problema di quota 100 (in scadenza) con una pensione flessibile a 62-63 anni con 38-39 di contributi, innalzando la quota a 101 o 102. In buona sostanza, pensione a 62 anni ma con 39 di contributi o a 63 anni con 38 di contributi. O, alla peggio, 63 anni e 39 di contributi.

Una quota 101 o 102 nella riforma pensioni

Il punto è far vedere alla Ue e alle altre istituzioni planetarie che tengono i conti dell’Italia sotto osservazione che quota 100 non esisterà più dal 2022. Del resto non è nemmeno concepibile un ritorno di colpo alle regole Fornero con un salto di 5 anni sull’età pensionabile.

L’effetto sarebbe devastante sul piano sociale e rischierebbe di produrre una nuova ondata di esodati. Lo scalone va quindi evitato in tutti i modi e su questo nessun partito si mette di traverso. Anche il premier Draghi è d’accordo. Ma la quadra va trovata a livello di bilancio.

La riforma pensioni con quota 101 o 102 ha un costo. Dai 2,5 ai 3 miliardi all’anno fino al 2024, questo sarebbe l’arco temporale previsto dia tecnici che hanno ideato questa forma di pre pensionamento alternativa a partire dal 2022.

E’ quindi una questione di soldi, tanti. Difficile che l’Ue lo permetta, ma a questo punto un valido compromesso andrà trovato, anche perché l’età media di pensionamento dell’Italia è più alta che nel resto d’Europa.

Uscita dal lavoro a 63 per molti

Sul tavolo del ministro del Lavoro Anrea orlando c’è però anche un’altra proposta di riforma pensioni per consentire ai lavoratori di uscire a 63 anni.

Si tratta del potenziamento di Ape Sociale. Lo scivolo già esiste, ma è riservato solo a taluni lavoratori in difficoltà sociali ed economiche.

L’intenzione dei partiti di governo e dei sindacati è quella di allargare la platea dei beneficiari concedendo l’accesso alla pensione a più persone che hanno svolto o svolgono lavori gravosi e usuranti.

A oggi sono solo 15 le categorie di lavoratori gravosi che possono beneficiare di Ape Sociale. Ma con una adeguata riforma pensioni si potrebbe giustamente estendere Ape Sociale a più persone.

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