Pensioni, quando il ritorno alla Fornero è il male minore

La riforma delle pensioni non sarà indolore. Per il dopo quota 100 si prospettano tagli e riduzioni per chi vuole lasciare prima il lavoro.

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La riforma delle pensioni non sarà indolore. Per il dopo quota 100 si prospettano tagli e riduzioni per chi vuole lasciare prima il lavoro.

Si avvicina la riforma delle pensioni. Quella che in teoria dovrebbe essere una grande svolta per garantire uscite flessibili e anticipate dal lavoro, rischia di diventare un piccola rivisitazione di quello che già esiste.

Sulla croce ci finisce quota 100 che al 31 dicembre 2021 termina come esperimento durato tre anni. Non sarà riproposta. Impossibile farlo, costa svariati miliardi e già adesso lo Stato non può permettersi altre spese extra dopo la pioggia di bonus erogati con la scusa del covid.

Riforma pensioni, la coperta è troppo corta

Che ne sarà quindi del sistema pensionistico italiano per gli anni a venire? Si parla di quota 41, di uscite anticipate a 64 anni, a 63, di quota 102, ecc. Ma, inutile girarci intorno, il problema è uno solo: non ci sono i soldi per poter anticipare l’uscita dei lavoratori.

Anche la stessa riforma Fornero – sostengono gli esperti – non dà garanzie che il sistema possa rimanere in equilibrio perché la spesa per le pensioni è in continua crescita. La vita media e il costo degli assegni, liquidati ancora con il sistema retributivo, pesano come un macigno sui conti dello Stato.

Così, se andare in pensione a 41 anni, come vorrebbero i sindacati costerebbe tra 1 9 e 10 miliardi in più all’anno, farlo a 41 anni e 10 mesi (42 e 10 mesi per gli uomini), secondo le regole Fornero, non sarebbe tanto meno oneroso.

Uscita anticipata solo con penalizzazione

Ecco quindi che dai corridoi di palazzo Chigi non trapela nulla sulle intenzioni del governo. Ma il premier Draghi, così come il Ministro del Lavoro Orlando, sanno benissimo che fare altre manovre a debito sulle pensioni farebbe infuriare Bruxelles.

L’unica strada percorribile è quindi quella di concedere il pensionamento anticipato solo con penalizzazione.

La soluzione è quella tracciata dallo schema di opzione donna, tant’è che sarà riproposta anche nel 2022.

Poi, per tutti, le possibilità per il dopo quota 100 sono due. O lasciare il lavoro accettando una pensione in due tranches (la prima a 63 anni calcolata col sistema contributivo e l’altra a 67 anni calcolata con il sistema retributivo), oppure accettare un taglio radicale dell’assegno a 64 anni.

In questo secondo caso, si parla di pensione liquidata interamente col sistema contributivo. Esattamente come avviene per opzione donna. Altre soluzioni non sembrano praticabili, se non attendere i 67 anni per la pensione di vecchiaia.

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