Riforma pensioni: la proposta Raitano (taglio del 3 per cento) non funziona

La proposta Raitano di riforma pensioni con taglio del 3% presenta due punti deboli. Ecco perché rischia di non funzionare.

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La proposta Raitano di riforma pensioni con taglio del 3% presenta due punti deboli. Ecco perché rischia di non funzionare.

A pochi giorni dall’incontro fra governo e sindacati per discutere della riforma pensioni, regna il buio pesto. Niente di concreto è ancora saltato fuori e l’ultima proposta sul tavolo avanzata dal professor Raitano sembra lasciare il tempo che trova.

Michele Raitano, economista esperto di previdenza, propone di affrontare il tema di riforma pensioni introducendo un taglio del 3% dell’assegno. Ma solo per chi intende lasciare il lavoro prima dei 67 anni previsti dalla Fornero.

Riforma pensioni, scricchiola la proposta Raitano

Più precisamente la proposta Raitano si basa sulla possibilità di concedere la pensione anticipata a fronte di un taglio del 3% dell’assegno per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 della vecchiaia. Detto taglio ricadrebbe però solo sulla parte retributiva del montante contributivo maturato e non su tutto.

A parte il fatto che Raitano non specifica da quale età si potrebbe cominciare a considerare l’uscita anticipata (probabile a 64 anni), resta però il fatto che il taglio risulta debole. In altre parole, anticipando ad esempio, la pensione di un paio di anni – secondo le prime stime di calcolo – i risparmi immediati di spesa si tradurrebbero in costi maggior nel lungo periodo.

A fronte di un taglio della pensione di poche decine di euro al mese per una pensione media, la spesa pensionistica salirebbe comunque perché lo Stato dovrà pagare un assegno solo leggermente più basso per un numero di anni maggiore.

Penalizzato chi ha lavorato di più

La proposta Raitano, però fa acqua anche da un’altra parte. Secondo i sindacati, agendo con la leva del taglio del 3% solo sulla parte retributiva si andrebbe a colpire maggiormente chi ha lavorato di più.

In sostanza, chi ha più contributi versati nel sistema di calcolo retributivo (ante 1966) sarebbe più penalizzato rispetto a chi ne ha di meno. Pertanto i lavoratori con una anzianità lavorativa maggiore, anziché essere premiati risulterebbero penalizzati.

In questo modo si verrebbe a creare una disparità di trattamento perché il sistema dei tagli sarebbe iniquo. Del resto, nel 2020, giusto per fare un esempio, l’incidenza della quota retributiva sul montante di chi è andato in pensione è stata di circa il 50%.

Percentuale che tende ad abbassarsi col passare degli anni. Ma che resta comunque significativa per chi potrebbe andare in pensione dal 2023 in poi con il sistema Raitano. La platea dei beneficiari col sistema misto tenderebbe a decrescere, ma al contempo si allargherebbe la disparità di trattamento fra i lavoratori prossimi alla pensione.

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