Regime forfettario. Se paghi troppe tasse, ecco quale potrebbe essere il rimedio

In alcuni casi è possibile versare acconti d'imposta di importo inferiore senza incorrere in sanzioni

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Regime forfettario, le verifiche di fine anno per non uscire

Anche se chi ha la partita iva in regime forfettario paga un’imposta sostitutiva relativamente bassa, 15% o 5%, non è detto che risparmia rispetto a chi applica il regime ordinario. Bisogna sempre valutare quanti costi si andranno a sostenere per quella determinata attività, se si hanno dei familiari a carico, non solo per beneficiare delle detrazioni per carichi di famiglia ma anche per scaricare in dichiarazione dei redditi le spese sostenute per gli stessi familiari, ecc.

Ancora, sia per chi è in regime forfettario sia per chi è nel regime ordinario, potrebbe accadere che in un determinato anno si  incassino ricavi/compensi che difficilmente potranno essere replicati nell’anno successivo.

Da qui, se il contribuente in regime forfettario ritiene che nell’anno n+1 rispetto all’anno N incasserà di meno, potrebbe decidere di versare degli acconti d’imposta più bassi.

Tale possibilità è ammessa dalla legge?

Ecco quello che bisogna sapere.

Il regime forfettario. Quante imposte si pagano?

Il reddito del contribuente in regime forfettario è calcolato applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti nell’anno un coefficiente di redditività. I coefficienti tengono conto del tipo di attività svolta e dei costi che potrebbero essere sostenuti rispetto a quella specifica attività d’impresa o professionale.

Ad esempio, per le attività professionali il coefficiente di redditività è pari al 78%; per gli intermediari del commercio è del 62%, ecc. Dunque, se produrrò 100, avrò rispettivamente un reddito di 78 0 62

Da tale reddito possono essere dedotti i contributi previdenziali dovuti per legge.

Al reddito così determinato si applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5%.

Attenzione, è possibile applicare il 5% solo nel rispetto di precise condizioni.

Infatti, è necessario che il contribuente:

  • non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività , attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cuil’attività
  • precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • ecc.

Se paghi troppe imposte, quali rimedi per risparmiare?

Come detto in premessa, se nell’anno n+1 rispetto all’anno N, il titolare di partita iva in regime forfettario incasserà di meno, potrebbe decidere di versare gli acconti d’imposta in misura inferiore.

Ciò è possibile grazie al c.d. metodo previsionale.

Per il calcolo degli acconti con il metodo previsionale, il contribuente considera i redditi che secondo lui, in base alle sue stime, potrebbe ragionevolmente conseguire in quel determinato anno.

Ad esempio, se per il 2021 ha conseguito redditi per 50.000 euro ma quest’ano sa che a malapena arriverà a 30.000 euro, perché dovrebbe versare gli acconti sul reddito dello scorso anno? Infatti se applicasse il metodo storico dovrebbe versare gli acconti 2022 sulla base del reddito dello scorso anno. Infatti, verserebbe a titolo di acconto il 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente.

Da qui, sulla base dei redditi i che il contribuente ipotizza di conseguire, può versare degli acconti più bassi.

Attenzione, la stima va fatta con una certa precisione. Infatti, c’è sempre il rischio di effettuare i versamenti in acconto in misura inferiore rispetto a quanto realmente dovuto a posteriori. Il contribuente potrebbe subire un controllo del Fisco ed essere soggetto al pagamento delle sanzioni per carente versamento e dei relativi interessi.

Il contribuente può anticipare il Fisco regolarizzando la sua posizione in ravvedimento operoso.

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