Regime forfettario, cosa cambia dal 2022?

Si parla della possibile introduzione dell'obbligo di fatturazione elettronica, i requisiti di accesso rimarranno invariati

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Regime forfettario o ordinario: vale solo il comportamento concludente

Anche nell’anno 2022 chi intende aprire la partita iva può scegliere il regime forfettario. Chi invece è già nel regime potrà continuare ad operarvi, fermo restando il rispetto di tutti i requisiti di accesso e delle cause di esclusione previste dalla norma. Chi è in regime semplificato, potrà passare al forfettario. Disattendendo il vincolo di permanenze triennale.

Ecco le regole che varranno per il prossimo anno, con attenzione rivolta all’obbligo di fatturazione elettronica.

Regime forfettario: le regole attuali

Le regole di accesso e le cause di esclusione del regime forfetario sono ben delineate al comma 54 della Legge 190/2014, legge di bilancio 2015.

I Requisiti di accesso e le cause di esclusione, nel corso del tempo, sono state oggetto di varie modifiche. Da ultimo, la Legge di bilancio 2020 è intervenuta con alcune novità.

Nel DDL di bilancio 2022, ora approvato in Senato per la discussione, non sono previste interventi sul regime forfetario.

Come vedremo a breve, alcuni cambiamenti potrebbero essere introdotti in merito all’obbligo di fatturazione elettronica.

Regime forfettario 2022: cosa cambia?

Per il regime forfettario 2022, varranno le regole ad oggi in essere. Da qui, potranno permanere o accedere al regime forfettario nel 2022, coloro che:

  • hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000;
  • hanno sostenuto spese per un ammontare complessivamente non superiore ad euro 20.000 lordi per lavoro di terzi.

Inoltre, permangono le solite cause di esclusione. Ad esempio, non potranno accedere al regime forfetario, coloro che:

  • si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • sono non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente realizzato;
  • effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi.

Detto ciò, un discorso a parte va fatto sull’obbligo di fatturazione elettronica. A tal proposito, L’Italia ha chiesto all’Unione Europea di essere autorizzata a prorogare l’obbligo di fatturazione elettronica fino al 31 dicembre 2024. In deroga agli articoli 218 e 232 della direttiva IVA. L’Italia ha richiesto anche di estendere l’obbligo di fatturazione elettronica ai forfetari e agli altri soggetti finora esonerati.

Il primo ok sulle nuove regole è arrivato, manca la decisone finale del Consiglio UE.

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