Ultimissime Reddito di cittadinanza, quali studi servono per non perderlo

Se il reddito di cittadinanza dev’essere un’occasione di riqualificazione professionale, non può prescindere dalla scolarizzazione.

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Come ormai sappiamo, già dal prossimo anno, il reddito di cittadinanza sarà molto diverso rispetto a come lo abbiamo sempre conosciuto. Il nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni, con la legge di Bilancio 2023, ha voluto riformare tale istituto con tagli importanti .

Il Reddito di Cittadinanza continuerà a essere erogato ai soli “fragili”: anziani senza un lavoro e nuclei familiari con la presenza di minori o disabili. Decadranno, invece, dal beneficio i giovani senza un lavoro. Questo taglio non sarà però immediato. Il Governo ha fissato un periodo di 8 mesi durante il quale questi soggetti continueranno ricevere l’assegno.
Le opposizioni stanno fortemente criticando questa scelta e, in effetti, qualche problema c’è. E non di poco conto. Secondo i dati pubblicati dal Corriere della Sera, i beneficiari che potrebbero presto perdere il sussidio sono circa 660 mila. Di questi, circa il 70% sono difficilmente occupabili a causa della loro bassa scolarizzazione.
Non a caso, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, vorrebbe tagliare fuori dal beneficio anche coloro che non hanno portato a termine la scuola dell’obbligo.

Vediamo meglio di cosa si tratta.

Reddito di cittadinanza solo se si è concluso l’obbligo scolastico, la proposta del Ministro Valditara

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha da poco rilasciato un’intervista a Libero Quotidiano, dove ha anche parlato del reddito di cittadinanza.
Il Ministro vorrebbe obbligare i percettori del sussidio a completare la scuola dell’obbligo.

“Se il reddito di cittadinanza dev’essere un’occasione di riqualificazione professionale, ha spiegato il Ministro, non può prescindere dalla scolarizzazione. Se si è tutti uguali e il merito non si premia, è più facile che si finisca tutti senza diritti piuttosto che tutti ben pagati e soddisfatti.

Ben 140mila percettori di reddito di cittadinanza sotto i 30 anni hanno solo la licenza media, e in alcuni casi soltanto la licenza elementare, o neppure quella. Contro la povertà è più utile una scuola di cittadinanza piuttosto che il reddito di cittadinanza”.

Nel nostro Paese, come ormai sappiamo, i dati sulla dispersione scolastica non sono certamente dei migliori. Valditara ha inoltre dichiarato che vorrebbe “mandare a scuola chi non ha completato l’obbligo scolastico, e chi fra i 18 e i 29 anni non lavora, non si forma, non studia: sono 360.000 giovani”.
Ovviamente, allo stato attuale si tratta di una semplice ipotesi. Ma ci sembra scontato che un adeguato livello di scolarizzazione non possa che facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro dei percettori del reddito di cittadinanza. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questa vicenda.

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