Pignoramenti ed espropri, il possesso si perde solo con la vendita

Esteso alle espropriazioni in corso il principio che prevede la perdita del possesso dell’immobile pignorato solo dopo la vendita.

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Esteso alle espropriazioni in corso il principio che prevede la perdita del possesso dell’immobile pignorato solo dopo la vendita.

Maggiori tutele per i debitori raggiunti da provvedimenti di pignoramento immobiliare. Un emendamento al decreto Milleproroghe prevede, all’art. 18 bis del Dl 162 del 2019, l’estensione del principio secondo il quale il debitore non perde il possesso dell’immobile pignorato sino al decreto di trasferimento da parte del giudice.

Detta regola era stata introdotta in passato per i proprietari di prime case, vale a dire se l’oggetto di esecuzione immobiliare è costituito dall’abitazione principale dove vive con la famiglia, il debitore ha la garanzia di potervi permanere fino alla vendita della stessa. Se poi la casa principale è l’unico bene immobile del debitore in cui risiede, questa non può essere pignorata se il debito risulta inferiore a 120.000 euro.

Espropriazioni immobiliari più difficili

Si estende quindi alle espropriazioni in corso il principio, introdotto circa un anno fa sui pignoramenti immobiliari dei proprietari di prima e unica casa. L’emendamento modifica l’articolo 4 del dl 135/2018, applicandone le disposizioni “anche alle espropriazioni immobiliari in corso” e stabilendo che i provvedimenti di cui all’articolo 560 del codice di procedura civile già emessi dal giudice dell’esecuzione, “ove l’immobile pignorato non sia stato venduto, devono intendersi revocati”. Pignorare casa al debitore diventa quindi più difficile o quanto meno più lungo e tortuoso. Il giudice, infatti, non potrà mai disporre il rilascio dell’immobile pignorato prima della pronuncia del decreto di trasferimento. In altri termini il debitore, anche se proprietario di più immobili oltre all’abitazione principale, ha la garanzia di potervi permanere e mantenendone il possesso fino alla vendita finale. Per il creditore si allungheranno quindi i tempi e i costi di recupero dei crediti.

Maggiori costi per le azioni di recupero

E veniamo ai risvolti pratici. Se, da un lato il debitore acquisisce maggiori garanzie sulla disponibilità della proprietà che si traducono in maggior tempo di fruizione del bene pignorato, dall’altra il creditore dovrà attendere più a lungo per poter recuperare il proprio credito. Una misura che tenderà a far desistere soprattutto le banche dall’intraprendere azioni esecutive che rischiano di comportare più svantaggi che vantaggi alla fine dei conti. Inoltre, poiché l’emendamento al Milleproroghe estende questo meccanismo a tutti i procedimenti pendenti e non solo a quelli avviati a partire da febbraio 2019, c’è il rischio concreto di un ulteriore rallentamento delle pratiche di esecuzione. La modifica alla legge avrà poi l’effetto di deprimere ulteriormente il mercato immobiliare poiché  aumenteranno i tentativi di vendita degli immobili pignorati e si ridurranno i prezzi di aggiudicazione, con minore soddisfazione non solo dei creditori, ma anche degli stessi debitori esecutati.

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