Pensioni scuola: dal 2023 uscita anticipata anche per i docenti delle superiori?

Nel recente incontro fra governo i sindacati sulla riforma pensioni si è discusso anche di Ape Sociale per gli insegnanti delle superiori.

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Nel recente incontro fra governo i sindacati sulla riforma pensioni si è discusso anche di Ape Sociale per gli insegnanti delle superiori.

Fa ancora discutere la concessione delle pensioni anticipate ai maestri di scuola primaria. In base alla legge di bilancio 2022, da quest’anno tali docenti possono lasciare il lavoro a 63 anni di età e con 36 di contributi accedendo ad Ape Sociale.

Al contrario, i colleghi delle scuole secondarie devono aspettare altri 4 anni prima di andare in pensione. Il che li pone in una situazione di svantaggio sociale e lavorativo. E questo solo per via del fatto che l’insegnamento nelle scuole elementari è ritenuto usurante, mentre alle superiori no.

Docenti di serie A e di serie B

Da quest’anno, quindi, oltre agli educatori d’asilo e d’infanzia, anche i maestri possono accedere alla pensione con Ape Sociale perché il loro lavoro è ritenuto usurante. Cosa che ha fatto andare su tutte le furie i sindacati che non hanno affatto tollerato la decisione del governo. Come sostiene Marcello Pacifico, presidente dell’Anief:

“ il lavoro all’interno di un istituto scolastico è tutto usurante. Vi sono delle dimostrazioni scientifiche che non fanno differenze sostanziali tra gli strascichi psicologici e fisici che comporta l’opera professionale in un istituto scolastico”. 

Pertanto, o tutti o nessuno. Non è concepibile che chi insegna alle primarie possa beneficiare di un diritto alla pensione che invece viene negato a chi fa lo stesso mestiere alle secondarie. Una scelta che discrimina e non parifica i diritti.

Insegnati delle superiori in pensione a 63 anni?

Secondo indiscrezioni trapelate dall’ultimo incontro fra governo e sindacati per discutere della riforma pensioni, però, ci sarebbero delle novità in arrivo. I sindacati hanno fatto pressione affinché dal prossimo anni si sani questa disparità di trattamento.

Anche perché qualcuno ha già minacciato ricorsi alla Corte Costituzionale in violazione del principio di uguaglianza (art.

3). D’altra parte, come asserisce l’Anief, è dimostrato che la professione di insegnante non è più usurante nelle scuole primarie rispetto a quelle secondarie. C’è poi chi passa da un istituto all’altro perdendo o acquisendo il diritto. Il che non sta in piedi.

E’ quindi possibile che dal 2023 l’accesso ad Ape Sociale sia esteso a tutti gli insegnanti senza distinzione di ordine e grado di appartenenza. Il governo si sarebbe impegnato ad allargare la platea dei beneficiari includendo fra questi proprio i docenti delle scuole secondarie.

Il requisito, lo ricordiamo, per poter accedere ad Ape Sociale come lavoratore usurante è quello di aver compiuto 63 anni di età e possedere almeno 36 anni di contribuzione. Limite raggiungibile anche con gli anni di riscatto laurea.

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