Pensioni: da quota 100 a quota 102, il governo comincia a dare i numeri

Il governo vuole abolire quota 100 ma non sa che pesci pigliare. Ogni ipotesi di riforma rischia di scontentare qualcuno e premiare altri. Quale sarà la soluzione giusta?

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Il governo vuole abolire quota 100 ma non sa che pesci pigliare. Ogni ipotesi di riforma rischia di scontentare qualcuno e premiare altri. Quale sarà la soluzione giusta?

Da quota 100 a quota 103. Anzi no, meglio quota 102, però c’è anche quota 41, 96, 94, ecc. Ogni giorno esce una notizia che fa pensare che il governo stia dando i numeri per riformare il sistema pensionistico e che vede quota 100 esaurirsi nel 2022 lasciando uno scalone con le regole della Fornero di circa 5 anni.

Per la Lega, che ha voluto quota 100, la soluzione è semplice: basta prorogare e rendere definitivo il sistema di pensionamento anticipato con 62 anni di età e 38 di contributi. Ma i partiti al governo, a cominciare dal PD, non vogliono darla vinta a Salvini e puntano a arrogarsi il merito di fare un’altra riforma, anche per contenere la spesa previdenziale che sta andando gradualmente fuori controllo. Così il governo Conte sembra non sapere più che pesci pigliare, stretto fra chi chiede misure di contenimento della spesa pubblica e chi, invece, vorrebbe riformare il sistema pensionistico a suo favore.

L’opzione quota 102

Così sta prendendo piede anche l’ipotesi di introdurre quota 102 per superare lo scalone di quota 100. Una pensione anticipata con più anni di contributi e di anzianità che potrebbe permettere allo Stato di risparmiare già nel 2021 8,3 miliardi di euro. Come trapela da indiscrezioni di palazzo, quello che si potrebbe fare è di sostituire le attuali forme di prepensionamento (Quota 100, Ape Sociale, Opzione Donna) con quota 102, cioè un pensionamento flessibile con 64 anni di età e 38 di contributi. La misura dovrebbe essere supportata con l’estensione ad altre categorie professionali i fondi esubero (che, sul modello di quanto fatto già fatto da banche e assicurazioni, sarebbero completamente finanziati da imprese e lavoratori, dunque a costo zero per la collettività). Resterebbe in ogni caso sempre possibile la pensione anticipata, secondo le regole Fornero, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, ma con l’eliminazione del divieto di cumulo.

Anche l’opzione quota 41 per tutti

In parallelo si  parla di introdurre anche quota 41 per tutti. Cioè una forma di pensionamento anticipato con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, ma a favore solo di determinate categorie di lavoratori o di coloro che durante la vita lavorativa hanno cumulato peridi di lavoro usurante o gravoso tali da consentire loro un’uscita anticipata dal mondo del lavoro.

Andrebbe quindi introdotto un sistema a punti o a coefficienti – come dice Pasuqle Tridico, presidente dell’Inps, per individuare tutti quei lavoratori meritevoli di pensionamento anticipato. Oggi, in base alla legge in vigore e in alternativa alla pensione di vecchiaia, si può optare per la pensione anticipata con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica, ma bisogna soddisfare determinati requisiti (essere lavoratori precoci e appartenere a una delle categorie svantaggiate previste dalla legge, quali disoccupati, invalidi (al 74%), caregivers, o lavoratori gravosi).

Quota 100 da abolire?

Benchè quota 102 possa costare poco in termini economici, resterebbe comunque da risolvere il problema degli statali che non avrebbero la possibilità di beneficiare del fondo esuberi previsto per i privati. E poiché l’età media dei dipendenti della pubblica amministrazione supera i 50 anni, ci sarebbe da mettere in conto una spesa elevata per le casse dell’Inps per i prossimi anni, proprio perché sarebbe questa la categoria di lavoratori a pesare di più sulla riforma delle pensioni anticipate. In proposito, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri, ha detto che quota 100 “non è stata sicuramente una misura ottimale. Questa riforma ha un costo consistente e le risorse andavano spese in un modo diverso. Abbiamo deciso di lasciare così come è per non creare un clima di ansia e incertezza, e quindi l’abbiamo lasciata lì anziché eliminarla”. Ma è del tutto evidente che costa troppo anche solo mantenerla in vigore fino al 2022.

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