Riforma pensioni: arriva il sistema a punti dell’Inps

Per superare quota 100, l’inps propone il pensionamento anticipato basato su un sistema a punti o a coefficienti che tenga conto del tipo di lavoro svolto.

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Per superare quota 100, l’inps propone il pensionamento anticipato basato su un sistema a punti o a coefficienti che tenga conto del tipo di lavoro svolto.

Quota 100 sembra rappresentare la spina nel fianco del sistema pensionistico italiano. La riforma fortemente voluta dalla Lega e che ha permesso finora a migliaia di lavoratori di lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 anni di contributi non piace ai partiti di governo e in particolare al PD.

Non fosse altro che il successo di quota 100 non è stato realizzato da loro e quindi monta sempre più la pressione per far apparire la riforma come un male per il Paese, anziché una valida alternativa alla disgraziata riforma Fornero che manda tutti a riposo a 67 anni con prospettive che tendono ai 70 in base alle aspettative di vita.

Abolizione di quota 100, si o no?

Così negli ultimi tempi si parla da più parti di voler mettere fine a quota 100, con la scusa che dal 2022, quando la misura sperimentale terminerà, si andrà incontro a uno scalone con i requisiti previsti per la pensione di vecchiaia. Ma la Lega ha sempre sostenuto che quota 100 potrebbe essere tranquillamente prorogata quale misura di pensionamento anticipato, senza gravare eccessivamente sui conti dell’Inps. Del resto, 38 anni di lavoro sono più che sufficienti per andare in pensione e, comunque, gli effetti sulla spesa sarebbero sempre meno pesanti nel tempo considerando che il regime contributivo conterà sempre di più nel calcolo delle pensioni future. I partiti di governo scalpitano quindi per rivedere il sistema delle pensioni anticipate, ma sembra che una soluzione ideale non esista: si parla di quota 103, quota 41, quota 96, ecc. tutte combinazioni che alla fine dei conti non portano migliorie rispetto a quota 100.

La proposta di Tridico

Ultimamente si è fatta strada la proposta del presidente dell’inps Pasquale Tridico che, confermando che non ci sarà alcuna fine anticipata di quota 100, ha prospettato l’idea di introdurre un sistema di pensionamento anticipato flessibile che tenga conto del tipo di lavoro svolto. In buona sostanza, Tridico vorrebbe che fossero introdotti dei coefficienti o un sistema a punti che riconoscesse il lavoro gravoso o usurante tale da permettere di lasciare in anticipo l’attività in base anche agli anni prestati per le mansioni ricoperte.

Con un minimo di contributi versati facendo ad esempio riferimento all’attuale riforma Fornero che prevede 41 anni di contribuzione indipendentemente dall’età per alcune tipologie di lavoratori precoci.

Le aspettative di vita

Inoltre, sempre secondo Tridico, dovrebbe essere previsto un sistema che blocchi gli effetti degli incrementi dell’aspettativa di vita sull’età pensionabile. Questa misura, infatti, penalizza oltremodo chi è ormai prossimo all’età di uscita del mondo del lavoro, allontanando un traguardo che sembra essere ormai raggiunto. Per il presidente dell’Inps gli effetti della correzione dovrebbero essere neutralizzati oltre una certa età (60 anni, ad esempio), legando l’aspettativa di vita all’anno di nascita dei lavoratori. In questo modo, anche se dovessero intervenire modifiche e riforme successive, non si correrebbe il rischio di veder allontanarsi l’età pensionabile.

La riforma delle pensioni 2020

Il governo, quindi, inizierà a gennaio a instaurare trattative coi sindacati e le parti sociali per preparare la riforma delle pensioni che, fra le altre cose, dovrà tener conto anche delle pensioni future dei giovani lavoratori di oggi. Cioè quei lavoratori che godono di minori tutele e la cui contribuzione risulta saltuaria e discontinua per effetto della precarietà e dei bassi salari. Secondo le stime più attendibili, infatti, chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, potrà andare in pensione di vecchiaia con il 60-65% della retribuzione media percepita negli anni. E questo nella migliore delle ipotesi, cioè qualora si tratti di lavoratore dipendente e full time. Negli altri casi, la pensione sarà più bassa.

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