Pensione integrativa, perché conviene non perdere tempo

Pensione integrativa sempre più necessaria. Aumentano gli assicurati e i rendimenti dei fondi pensione battono la rivalutazione del TFR.

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Pensione integrativa sempre più necessaria. Aumentano gli assicurati e i rendimenti dei fondi pensione battono la rivalutazione del TFR.

Aumenta l’interesse dei lavoratori per la previdenza complementare. Il futuro delle pensioni pubbliche non è certo incoraggiante e lo Stato non potrà più garantire le pensioni come in passato.

Assegni di pensione di poco inferiori all’ultimo stipendio resteranno un tenue ricordo. Le attuali proiezioni degli analisti, basate sugli attuali tassi di bassa inflazione e di crescita economica anemica, parlano di pensioni intorno alla metà dello stipendio. Per i più fortunati.

Previdenza complementare sempre più necessaria

Il popolo dei lavoratori, spinto anche dagli interessi del mondo finanziario (banche e assicurazioni) si sta quindi sempre più orientando verso forme di pensione integrativa destinando parte del TFR ad esse. In gergo, pensioni complementari, in grado di compensare la perdita di reddito al momento dell’uscita dal lavoro.

Lo dimostrano i dati diffusi dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip). Nel primo semestre del 2021 la previdenza complementare ha raccolto 5,9 miliardi di contributi, l’8,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Un recupero marcato, se si considera che il raffronto è fatto con il periodo dello scoppio della pandemia.

La crescita riguarda tutte le forme pensionistiche, con variazioni che vanno dal 6,5 per cento dei fondi negoziali, al 10 per cento dei PIP fino al 13,2 per cento dei fondi aperti. In tutto, le forme pensionistiche complementari in Italia hanno raggiunto la cifra di 9,48 milioni (+138 mila assicurati rispetto al 2020).

I rendimenti dei fondi pensione

La spinta è stata data anche dai rendimenti che i fondi pensione hanno regalato finora. Secondo i dati elaborati da Il Sole 24 Ore, i fondi hanno reso negli ultimi sei mesi fra il 2,7% e 3,9% con punte del 6,6% per i Pip di ramo III, grazie alla spinta del mercato azionario.

Rendimenti che scendono se si valutano le performance al netto dei costi di gestione e in un arco temporale più lungo. Nell’arco di 10 anni, ad esempio, il rendimento medio composto è stato:

  • 3,7% per cento per i fondi negoziali,
  • 3,9% per i fondi aperti,
  • 3,8% per i Pip di ramo III
  • 2,3% per cento per le gestioni di ramo I.

Il TFR ha invece offerto un rendimento del 1,9%. Il raffronto quindi evidenzia una performance decisamente migliore della previdenza complementare rispetto alla rivalutazione del trattamento di fine rapporto.

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