Fondi pensione battono Tfr, la cavalcata delle pensioni integrative

Nel 2020 i fondi pensione negoziali hanno reso il 3,1% contro 1,2% del Tfr. Aumentano i lavoratori preoccupati per le pensioni future.

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Fondi pensione contro Tfr, chi rende di più? Lo scorso anno, in piena pandemia, il rendimento dei fondi pensione negoziali è stato migliore di quello offerto dai Tfr. I primi hanno reso il 3,1%, mentre il secondo ha garantito l’1,2%.

Il rendimento dei fondi pensione è stato caratterizzato più che altro dal recupero dei mercati finanziari che nella seconda parte del 2020 hanno visto un robusto recupero dei corsi. Il Tfr, invece, segue i meccanismi di rivalutazione legati al tasso di inflazione e all’andamento dei tioli di Stato.

Fondi pensione + 3,1%

C’è da dire che il rendimento dei fondi pensione negoziali non è sempre costante, anzi, essendo legato all’andamento dei mercati finanziari, potrebbe anche peggiorare. Finora, però, da quando sono stati istituiti, hanno reso meglio del Tfr.

Secondo i dati della  Relazione Annuale della Covip, bene sono andati anche i fondi pensione aperti nel 2020 il cui rendimento è stato pari al 2,9%. Mentre sono risultati negativi i rendimenti dei PIP nuovi di ramo III, i piani pensionistici complementari gestiti dalle compagnie di assicurazione.

Le gestioni separate di ramo I (polizze riservate ai lavoratori iscritti alla gestione separata), invece, hanno guadagnato l’1,4%. Rendimento quasi vicino a quello offerto dai Tfr.

Chi aderisce ai fondi negoziali

Secondo i dati Covip, alla fine del 2020 gli iscritti alle varie forme di previdenza complementare erano arrivati a 8,4 milioni. Cifra che equivale a circa un terzo dei lavoratori italiani.

I fondi pensione nel 2020 potevano vantare una raccolta pari a 16,5 miliardi di euro, cifra in aumento del 2,2% rispetto al 2019. La maggior parte della raccolta si attesta al Nord (60%), mentre il resto è appannaggio del Centro-Sud.

Gli iscritti ai fondi pensione negoziali sono più che altro lavoratori di età intermedia, cioè fra i 35 e i 54 anni di età.

Solo uno su tre ha più di 54 anni. Il che è indicativo di quanto le nuove generazioni di lavoratori siano più sensibili ai cambiamenti del sistema pensionistico.

Chi, infatti, ha iniziato a lavorare negli anni 2000, è conscio del fatto che la pensione integrativa è necessaria, anche per via del fatto che le carriere lavorative sono sempre più discontinue e frammentarie.

Cosa c’è dentro ai fondi pensione

Attualmente in Italia esistono 372 fondi pensione, in riduzione costante (nel 1999 erano 739). Di questi, 33 sono fondi negoziali, 42 fondi aperti, 71 piani individuali pensionistici (Pip) e 226 fondi preesistenti. Dal 2020 non esiste più il FondInps, soppresso e confluito nel fondo Cometa delle posizioni degli iscritti e dei flussi futuri di Tfr.

Per quanto riguarda gli investimenti dei fondi pensione, la Covip spiega che vengono impiegati 38,6 miliardi di euro, il 23,8% del patrimonio. I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore degli investimenti, 28,4 miliardi di euro.

L’allocazione degli investimenti, inoltre, registra la prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito, per il 56,1% del patrimonio. Il 17,5% sono titoli di debito pubblico italiano. In aumento al 19,6% i titoli di capitale (rispetto il 18,9% del 2019) e anche le quote di Oicr, passate dal 14,8 al 15,5%.

Mentre i depositi si attestano al 6,6%. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi pensione preesistenti, rappresentano circa il 2% del patrimonio, sostanzialmente stabili rispetto al 2019.

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