Pensione anticipata a 63 anni nel 2019, disoccupato e partita IVA, cosa si può fare?

Pensione anticipata APE Sociale e Partita IVA con redditi bassi, ancora disoccupato, cosa posso fare? | La Redazione risponde.

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Rottamazione cartelle esattoriali

Pensione anticipata e Partita IVA, il quesito di una nostro lettore:

Buongiorno, la ringrazio per l’attenzione. Nel 2019 ai miei 63 anni potrei ottenere l’Ape social, ma sembra ciò non sia possibile almeno per ora dato che dopo licenziamento ho avuto partita Iva aperta, molto fallimentare, con chiusura a fine 2017.

COSA ne pensa?? SI PUÒ FARE QUALCOSA??

Il lettore allega all’email tutta la sua situazione di lavoro dipendente e lavoratore autonomo e le difficoltà incontrate con gli addetti INPS della sede di competenza, nel formulare la domanda di APE Sociale.

Analizziamo i requisiti dell’Ape Sociale e quando la Partita IVA possa influire sull’inoltro della domanda.

Requisti APE Sociale

L’APE sociale è una prestazione assistenziale erogata dall’INPS  ai lavoratori che hanno raggiunto almeno 63 anni di età e che non siano titolari di pensione diretta in Italia o all’estero.

La prestazione viene corrisposta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, ovvero fino al raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata. L’importo dell’assegno pensionistico non può superare 1.500 euro, inoltre, non va né rivalutato né integrato al minimo.

Requisiti

I requisiti richiesti per poter accedere all’APE Sociale sono:

  • almeno 63 anni di età;
  • maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia entro i 3 anni e 7 mesi successivi all’inizio dell’Ape.

Inoltre è necessario rientrare in una di queste 4 categorie di tutela:

  • lavoratori disoccupati senza ammortizzatori sociali che hanno maturato almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori disabili con una percentuale di invalidità del 74% e con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori con almeno 30 anni di contributi che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con disabilità (Caregiver);
  • lavoratori che hanno svolto lavoro faticoso e pesante e rientrano nelle “attività gravose”, il lavoro dovrà essere stato svolto per almeno 6 degli ultimi 7 anni e hanno almeno 36 anni di contributi.

Elenco delle attività gravose

-Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;

-Conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;

-Conciatori di pelli e di pellicce;

-Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;

-Conduttori di mezzi pesanti e camion;

-Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;

-Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;

-Professori di scuola pre-primaria;

-Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;

-Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;

-Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Nel 2018 l’elenco è stato aumentato inserendo i lavoratori marittimi, i pescatori, gli operai agricoli e siderurgici.

Considerazioni

L’APE SOCIAL è incompatibile con altre forme di sostegno al reddito, a meno che tale reddito non risulti inferiore a 8.000 euro annui. Trattandosi di prestazione assistenziale l’intento è quello di salvaguardare tutti quei lavoratori, con più di 63 anni di età, che sono stati oggetto di licenziamento involontario e che hanno goduto di ammortizzatori sociali e Naspi.

Tutti coloro che hanno usufruito di Naspi, mini-Aspi, Asdi e dis-col non potranno avere altri redditi da lavoro dipendente superiori a 8.000 euro annui o 4.800 euro se il reddito proviene da lavoro autonomo.

Nel caso specifico viene richiesto che il lavoratore che formuli la domanda di APE Sociale si trovi nella condizione di disoccupato che ha finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione spettante.

Il lettore dopo aver usufruito della prestazione di disoccupazione spettante, ha aperto una Partita IVA come lavoratore autonomo “Titolare di impresa Com.” versando i contributi sul reddito minimale INPS.

L’apertura della partita IVA ha interrotto, anche se non ha prodotto redditi rilevanti (iscritto ancora nelle liste come disoccupato al Centro Impiego), il periodo temporale tra la prestazione della disoccupazione e la domanda di pensione.

Il lettore anche se negli anni addietro, ha assistito un familiare disabile, questo non può essere considerato perché al momento della presentazione della domanda il familiare non è più in vita.

A mio avviso sarà molto difficile che la domanda APE Sociale possa andare a buon fine. Attualmente viene considerato come lavoratore autonomo.

I lavoratori autonomi possono accedere alla pensione anticipata.

Pensione anticipata e lavoro autonomo

Il lavoratore autonomo può accedere solo all’APe Volontario, è un’opzione irreversibile, a differenza dell’Ape sociale, non ci sono preferenze per disoccupati o invalidi.

L’APE volontaria si rivolge a tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici con età anagrafica pari o superiore ai 63 anni e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto a una pensione di vecchiaia d’importo, certificato dall’INPS, non inferiore a un certo limite.

Per accedere al prestito è necessario, al momento della richiesta:

  • avere un’età anagrafica di 63 anni di età ed essere in possesso di almeno 20 anni di contributi;
  • maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi;
  • avere un importo della futura pensione mensile, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’AGO;
  • non percepire assegno di invalidità o pensione diretta

Conclusioni

La mia è solo un’analisi della sua situazione, le consiglio comunque di rivolgersi ad un patronato e con loro esaminare tutte le possibili alternative.
Se hai domande o dubbi, contattami: [email protected]
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