Pensione anticipata a 63 anni nel 2019, disoccupato e partita IVA, cosa si può fare?

Pensione anticipata APE Sociale e Partita IVA con redditi bassi, ancora disoccupato, cosa posso fare? | La Redazione risponde.

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Rottamazione cartelle esattoriali

Pensione anticipata e Partita IVA, il quesito di una nostro lettore:

Buongiorno, la ringrazio per l’attenzione. Nel 2019 ai miei 63 anni potrei ottenere l’Ape social, ma sembra ciò non sia possibile almeno per ora dato che dopo licenziamento ho avuto partita Iva aperta, molto fallimentare, con chiusura a fine 2017.

COSA ne pensa?? SI PUÒ FARE QUALCOSA??

Il lettore allega all’email tutta la sua situazione di lavoro dipendente e lavoratore autonomo e le difficoltà incontrate con gli addetti INPS della sede di competenza, nel formulare la domanda di APE Sociale. Analizziamo i requisiti dell’Ape Sociale e quando la Partita IVA possa influire sull’inoltro della domanda.

Requisti APE Sociale

Possono accedere alla pensione APE Sociale, alcune categorie di lavoratrici e lavoratori che si trovino in particolari condizioni, e siano in possesso di determinate anzianità contributive.

L’APE sociale, consiste in una indennità erogabile fino al conseguimento dei requisiti di età e di contribuzione necessari per ottenere la pensione di vecchiaia. In termini più specifici, possono accedere all’APE sociale le lavoratrici e i lavoratori che abbiano già compiuto 63 anni di età, e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, legge 335/1995 (c.d. parasubordinati), purché cessino l’attività lavorativa, non siano già titolari di pensione diretta, e siano in possesso di determinati requisiti di anzianità contributive non inferiori ai seguenti:

  • disoccupati che hanno finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione loro spettante. Lo stato di disoccupazione deve essere conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604;

 

  • soggetti che al momento della richiesta e da almeno sei mesi assistono il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo grado convivente (genitore, figlio) con handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;

 

  • invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74%;

 

  • lavoratrici e lavoratori in possesso di almeno 36 anni di anzianità contributiva che al momento di decorrenza dell’APE sociale prestino da almeno 6 anni, in via continuativa, attività lavorative dipendenti per le quali è richiesto un impegno particolarmente difficoltoso e rischioso, nell’ambito delle dell’elenco di professioni di seguito indicato:

-Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;

-Conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;

-Conciatori di pelli e di pellicce;

-Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;

-Conduttori di mezzi pesanti e camion;

-Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;

-Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;

-Professori di scuola pre-primaria;

-Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;

-Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;

-Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Nel 2018 l’elenco è stato aumentato inserendo i lavoratori marittimi, i pescatori, gli operai agricoli e siderurgici.

Considerazioni

L’APE SOCIAL è incompatibile con altre forme di sostegno al reddito, a meno che tale reddito non risulti inferiore a 8.000 euro annui. Trattandosi di prestazione assistenziale l’intento è quello di salvaguardare tutti quei lavoratori, con più di 63 anni di età, che sono stati oggetto di licenziamento involontario e che hanno goduto di ammortizzatori sociali e Naspi.

Tutti coloro che hanno usufruito di Naspi, mini-Aspi, Asdi e dis-col non potranno avere altri redditi da lavoro dipendente superiori a 8.000 euro annui o 4.800 euro se il reddito proviene da lavoro autonomo.

Nel caso specifico viene richiesto che il lavoratore che formuli la domanda di APE Sociale si trovi nella condizione di disoccupato che ha finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione spettante.

Il lettore dopo aver usufruito della prestazione di disoccupazione spettante, ha aperto una Partita IVA come lavoratore autonomo “Titolare di impresa Com.” versando i contributi sul reddito minimale INPS.

L’apertura della partita IVA ha interrotto, anche se non ha prodotto redditi rilevanti (iscritto ancora nelle liste come disoccupato al Centro Impiego), il periodo temporale tra la prestazione della disoccupazione e la domanda di pensione.

Il lettore anche se negli anni addietro, ha assistito un familiare disabile, questo non può essere considerato perchè al momento della presentazione della domanda il familiare non è più in vita.

A mio avviso sarà molto difficile che la domanda APE Sociale possa andare a buon fine. Attualmente viene considerato come lavoratore autonomo. I lavoratori autonomi possono accedere alla pensione anticipata.

Pensione anticipata e lavoro autonomo

Il lavoratore autonomo può accedere solo all’APe Volontario, è un’opzione irreversibile, a differenza dell’Ape sociale, non ci sono preferenze per disoccupati o invalidi.

L’APE volontaria si rivolge a tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici con età anagrafica pari o superiore ai 63 anni e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto a una pensione di vecchiaia d’importo, certificato dall’INPS, non inferiore a un certo limite.

Per accedere al prestito è necessario, al momento della richiesta:

  • avere almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi;
  • maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi;
  • avere un importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO);
  • non essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità.

Conclusioni

La mia è solo un’analisi della sua situazione, le consiglio comunque di rivolgersi ad un patronato e con loro esaminare tutte le possibili alternative.
Se hai domande o dubbi, contattami: [email protected]
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