Patrimoniale sulle grandi ricchezze per riequilibrare le diseguaglianze?

La sinistra insiste per una patrimoniale sulle grandi ricchezze dopo che l’ex governatore BCE Mario Draghi ha parlato di troppe diseguaglianze sociali.

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La sinistra insiste per una patrimoniale sulle grandi ricchezze dopo che l’ex governatore BCE Mario Draghi ha parlato di troppe diseguaglianze sociali.

Si torna a parlare di patrimoniale. Lo suggerisce la sinistra prendendo spunto dalle ultime dichiarazioni dell’ex presidente della BCE Mario Draghi.

Il tema della patrimoniale torna così a riecheggiare con preoccupazione fra i grandi rentier italiani. Tempo fa era stato l’ex patron di Repubblica Carlo de Benedetti a suggerire al governo di colpire le grandi ricchezze per fare cassa.

Una patrimoniale sulle grandi ricchezze

Ora, però, se a indicare la strada per una patrimoniale più o meno velatamente è Draghi, la preoccupazione fra i capitalisti italiani si alza. Il problema, però, è che Draghi è seguito solo in Italia (c’è chi vorrebbero premier al posto di Conte), mentre nel resto d’Europa si sono già dimenticati di lui. Eppure anche altri Paesi avrebbero bisogno di riequilibrare i bilanci pubblici con prelievi forzosi dalle tasche dei più abbienti. In Germania, ad esempio, di patrimoniale non ne parla nessuno perché come un giornale accenna a farlo subito riparte la fuga dei capitali all’estero. E così in Francia, in Olanda, in Spagna. In Italia, invece, sembra ci sia il terribile vizio di auto lesionarsi al punto che a furia di parlarne prima o poi il governo farà un prelievo forzoso. E, come spesso accade, i più colpiti non saranno i grandi patrimoni, ma tutti indistintamente, memori di quanto accaduto nel 1992 con il governo Amato.

Ma torniamo a Draghi. Secondo l’ex governatore della BCE “è giusto rilevare che le diseguaglianze minacciano il futuro delle nuove generazioni”. È proprio così. Solo che non basta denunciarle – dice Nicola Fratoianni portavoce di Sinistra italiana e deputato Leu – ma serve indicare dei correttivi. Bisogna cominciare a redistribuire la ricchezza attraverso delle riforme fiscali, riducendo l’orario di lavoro a parità di salario, introducendo una patrimoniale per le grandi ricchezze”.

Il refrain, tanto caldeggiato dalla sinistra italiana da decenni, però, non tiene conto del fatto che in Italia già esiste una pesante imposta sui patrimoni, sia di natura finanziaria che patrimoniale e per di più è diventata ricorrente (si pensi solo all’IMU, alle imposte sui depositi o sulle rendite finanziarie).

Conte: nessuna patrimoniale in vista

Così, a scanso di equivoci è intervenuto il premier Giuseppe Conte scacciando l’ombra di una patrimoniale per far fronte al balzo del debito pubblico. “Escludo categoricamente una patrimoniale“, ha affermato Conte in una lunga intervista a La Stampa. Il capo del governo afferma che il debito è sostenibile “nel quadro di un risparmio privato molto cospicuo e di una resilienza particolarmente spiccata del nostro intero sistema economico” e rimarca come la maggior parte del debito aggiuntivo che bisognerà collocare per fronteggiare la crisi “sarà coperta dal programma di acquisti della Bce“.

Anche Gualtieri la esclude categoriacamente

A Conte fa eco anche il ministre dell’Economia Roberto Gualtieri. Con la riforma fiscale “non ci sarà la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa e non ci sarà nessun meccanismo che porti a un innalzamento delle addizionali. Abbiamo ridotto il cuneo fiscale e vogliamo proseguire in questa direzione – ha precisato -: riduzione dell’Irpef sul lavoro, nel pieno rispetto della proporzionalità costituzionale, e sostegno alla genitorialità con l’assegno unico. Abbiamo avviato il primo modulo della riforma fiscale – ha aggiunto Gualtieri – che vale più di 7 miliardi l’anno, gli 80 euro ne valevano poco più di 9. Si tratta di un intervento non irrilevante“. Le risorse, ha spiegato il titolare del Tesoro, oltre che dalla lotta all’evasione, saranno reperite con “la razionalizzazione del sistema delle detrazioni fiscali e il riordino dei sussidi ambientalmente dannosi“.

Entrate tributarie: a giugno calano quasi del 20% a quota 26,2 miliardi

Intanto, però, le entrate tributarie calano vistosamente e c’è il rischio che, di questo passo, lo Stato prima o poi non riesca a pagare pensioni e stipendi. Ad agosto sono infatti state eseguite aste di vendita di Btp sul mercato per fronteggiare il fabbisogno, quando normalmente il Tesoro in piena estate cancella le aste programmate. Un segnale di certo non rassicurante. A giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 26,2 miliardi, in diminuzione del 19,9% (-6,5 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2019.

Lo ha reso noto noto Bankitalia aggiungendo che nei primi sei mesi del 2020 le entrate tributarie sono state pari a 169,9 miliardi, in diminuzione del 10,3% (-19,4 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, risentendo della sospensione di alcuni versamenti fiscali disposta dai decreti approvati a partire dal mese di marzo e del peggioramento del quadro macroeconomico.

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