Patrimoniale, De Benedetti: tassa impopolare ma giusta

L’ex patron di Repubblica Carlo De Benedetti invoca la patrimoniale sulle grandi ricchezza per riequilibrare le diseguaglianze sociali. Il governo non lo ascolta.

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L’ex patron di Repubblica Carlo De Benedetti invoca la patrimoniale sulle grandi ricchezza per riequilibrare le diseguaglianze sociali. Il governo non lo ascolta.

Si torna a parlare di patrimoniale. Questa volta ad allarmare la ricca borghesia italiana è l’Ingegner Carlo De Benedetti durante la trasmissione “Otto e Mezzo” di Lilli Gruber.

Sul punto, l’ex editorialista del Gruppo Espresso- Repubblica non ha mai avuto dubbi: per ridurre il divario che si è creato in Italia fra ricchi (sempre più ricchi) e poveri (sempre più numerosi), serve un prelievo forzoso ricorrente, ogni anno. Una tassa che colpisca i grandi patrimoni (sicuramente anche i suoi).

Una tassa ricorrente sui grandi patrimoni

Una patrimoniale percentualmente bassa sulle grandi ricchezze sarebbe impopolare – dice De Benedetti – ma giusta. Non è la prima volta che lo dice e non sarà l’ultima. E probabilmente il suo nuovo giornale che si chiamerà “Domani”, in uscita a settembre, rappresenterà anche questa linea di tendenza. Per l’ex patron di Repubblica è necessario farlo prima o poi: “penso a una tassazione patrimoniale dello 0,8% all’anno. Una percentuale a mio modo di vedere adeguata, perché darebbe un segnale forte nella risoluzione delle disuguaglianze. Ritengo che la patrimoniale sia impopolare, ma giusta”.

Le reazioni non si sono certo fatte attendere e dal mondo politico a quello industriale non sono mancate le frecciate e le critiche, anche pesanti, nei confronti di chi vorrebbe togliere ai ricchi per dare ai poveri.

Per il governo non ci sarà alcuna patrimoniale

A livello politico, sia il premier Conte che il ministro dell’Economia Gualtieri hanno ribadito che non è nel programma e nelle intenzioni del governo affrontare  questo tema. Anche perché la patrimoniale già esiste in Italia e si chiama Imu, ma anche imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) e sui risparmi in banca (imposta sul deposito titoli) che colpiscono non solo i grandi patrimoni, ma anche quelli piccoli.

Per cui appesantire ulteriormente la tagliola del fisco nei confronti dei contribuenti avrebbe l’effetto di far scappare i capitali dal Paese mettendo sotto stress un sistema bancario già profondamente provato dalla crisi del 2008 e ora da quella del coronavirus. Se si toglie liquidità alle banche introducendo prelievi forzosi sui conti, il Paese rischia di fermarsi in questo momento – sostengono gli economisti – e lo Stato dovrebbe poi intervenire nazionalizzando le banche più in crisi, come avvenuto con Banca Mps.

Una tassa sui redditi superiori a 80.000 euro

Più fattibile, per arginare l’avanzata del debito pubblico, sarebbe l’introduzione di un prelievo sui redditi alti, sia da lavoro che da pensione. Una proposta già avanzata dal PD ma poi tramontata con la conversione in legge del decreto Cura Italia. In sostanza era stato proposto di applicare un contributo temporaneo sui redditi Irpef superiori a 80.000 euro già da subito fino al 31 dicembre 2022, anche per superare l’impasse degli aiuti economici parzialmente bloccati dall’Europa. Più nello specifico l’imposta sarebbe scaglionata: oltre 80.000 euro di Irpef si applica il 4% di imposta, oltre 100.000 si applica il 5%, oltre 300.000 si applica il 6%, oltre 500.000 si applica il 7%, oltre 1.000.000 si applica l’8%. In tutto verrebbero coinvolti 803.741 contribuenti per  (pari all’1,95% del totale) per una raccolta di 1,25 miliardi di euro. All’atto pratico pratico, chi ha un reddito di 100.000 euro all’anno pagherebbe 800 euro lordi in più di tasse, 345 euro netti. In più questo contributo sarebbe deducibile dalla dichiarazione dei redditi.

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