Patrimoniale? La Svizzera non mette al riparo

Portare i soldi in Svizzera non serve più a nulla. Le banche elvetiche sono oggi come libri aperti per il fisco italiano.

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Portare i soldi in Svizzera non serve più a nulla. Le banche elvetiche sono oggi come libri aperti per il fisco italiano.

Gli italiani temono la patrimoniale. O meglio temono un prelievo forzoso dei risparmi sui conti correnti. E si sa, il risparmio privato tricolore è quello che finanziariamente tiene in piedi il Paese.

Memori della disgraziata esperienza del governo Amato del 1992 quando dalla sera alla mattina prelevò forzosamente lo 0,6% dei depositi dai conti degli italiani, dopo che i ministri e parlamentari del tempo si erano premurati di svuotare i loro, gli italiani, adesso hanno paura.

L’allarme debito pubblico

Il debito pubblico salirà quest’anno in maniera vertiginosa e, cosa più preoccupante, non rientrerà in tempi brevi. Gli interventi economici a pioggia anti Covid-19 sono costati carissimi. E il sistema economico e fiscale italiano, gravato da eccessiva burocrazia e meccanismi di sviluppo farraginosi, lascerà indietro il Paese rispetto ai competitor nazionali europei. Il che porta a credere che prima o poi il governo dovrà allungare le mani nei portafogli degli italiani. Stando ai sondaggi, i risparmiatori temono un prelievo forzoso sui conti correnti, il che tende a far scappare i capitali all’estero. Dove? La vicina Svizzera, grazie al suo segreto bancario, offre sempre un certo fascino e attrazione come cassaforte d’Europa.

Portare i soldi in Svizzera

Non tutti sanno, però, che portare i soldi in Svizzera oggi come oggi non serve più a nasconderli. Anzi, si rischia di imbattersi in controlli automatici della Guardi di Finanza basati sul monitoraggio fiscale e di spendere più del dovuto pensando di mettere il malloppo al sicuro in qualche banca elvetica. Già, perché, le banche svizzere non sono certo a buon mercato e le attività di gestione del risparmio sono particolarmente costose. Ma quello che è necessario sapere è che oggi, con lo scambio automatico delle informazioni fra Svizzera e Agenzia delle Entrate, nulla può più essere nascosto al fisco italico.

Dal 2017 la Svizzera è uscita dalla black list e con l’Italia sono stati firmati importanti accordi bilaterali per lo scambio di informazioni fiscali. Per cui la Svizzera è obbligata a comunicare all’Italia i nominativi di coloro che aprono conti correnti o depositi presso le banche chiedendo altresì periodicamente l’impegno ad assolvere gli obblighi fiscali dichiarati e dichiarabili in Italia sui capitali depositati, pena la chiusura del rapporto.

Il prelievo forzoso

E in caso di prelievo forzoso sui conti? Nulla cambierebbe. Tenere soldi presso una banca Svizzera è come averli in una banca italiana, per cui non si scappa. Il contribuente sarebbe comunque obbligato a versare all’Agenzia delle Entrate quanto il governo chiederebbe in caso di prelievo forzoso sui conti. Poiché il fisco oggi sa tutto dei correntisti italiani all’estero, in caso di mancato assolvimento degli obblighi fiscali in Italia, l’Agenzia delle Entrate procederebbe con azioni di recupero forzoso sui patrimoni aggredibili. Insomma, portare i capitali all’estero, non serve più a nulla e poi si verrebbe comunque segnalati all’UIF presso la Banca d’Italia qualora lo spostamento dei capitali dall’Italia all’estero avvenisse in maniera anomala e sopra una determinata soglia limite.

L’Imu sulla prima casa

Detto ciò, gli economisti rassicurano in coro. Da un lato è lo stesso ministro all’Economia Roberto Gualtieri a dichiarare che non ci sarà alcuna patrimoniale. Dall’altro è evidente che in un contesto finanziario come quello che stiamo attraversando, togliere soldi dai conti correnti metterebbe in difficoltà le banche (già piene di debiti e incagli) che si troverebbero a dover gestire vuoti di liquidità che poi lo Stato dovrebbe ancora riempire con prestiti. Un giro a vuoto che non porterebbe a nulla. Piuttosto il governo potrebbe agire in futuro ancora una volta sul bene primario degli italiani: la casa. L’ipotesi più accreditata è quella di una reintroduzione dell’Imu sulla prima casa, quella che il governo aveva abolito.

Il ritorno dell’Imu sulla prima casa non farebbe prigionieri e porterebbe nelle casse dello Stato un gettito di 25-30 miliardi di euro all’anno.

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