Non ho i requisiti per la pensione ma voglio smettere di lavorare: quali possibilità di rendita?

Chi non ha ancora raggiunto i requisiti pensione e l'età pensionabile ma accusa stanchezza e fa un lavoro pesante può smettere di lavorare e avere una rendita?

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Chi non ha ancora raggiunto i requisiti pensione e l'età pensionabile ma accusa stanchezza e fa un lavoro pesante può smettere di lavorare e avere una rendita?

Chi non ha i requisiti anagrafici per la pensione può smettere di lavorare prima e avere una rendita vita natural durante? Prendiamo spunto dal caso di una lettrice:

Ho 56 anni e da 25 lavoro come commessa in un negozio di abbigliamento sportivo. Sollevare pesi e piegarmi mi ha causato alcuni problemi alla schiena che, con l’avanzare degli anni, si fanno sentire di più.

Sono stanca di lavorare: rinuncerei ad una parte della pensione se avessi la certezza di poter comunque contare su un assegno dignitoso“.

La pensione anticipata in Italia presuppone un montante contributivo ben più alto di quello della lettrice. La situazione descritta è abbastanza comune oggi per via dei ritmi frenetici imposti da lavoro e società. Tuttavia in Italia la scelta di andare in pensione presuppone il raggiungimento di alcuni specifici requisiti. Prima di allora chi smette di lavorare può contare su una rendita solo se ha provveduto a qualche forma di previdenza o assicurazione privata oppure se ha diritto ad assegni di invalidità per esempio.

Si può smettere di lavorare per stanchezza prima dei requisiti pensione?

Riepiloghiamo schematicamente quali sono le alternative e i requisiti pensione 2019, oltre alla pensione di vecchiaia che, come noto, richiede 67 anni di età più 20 di contributi. Chi vuole smettere di lavorare prima può valutare:

  • quota 100: 62 anni di età con un minimo di 38 anni di contributi versati (in dubbio il destino di questa forma di uscita con il nuovo governo);
  • Ape volontario: 63 anni di età e 20 anni di versamenti (possibile anche l’ape aziendale con costi a carico del datore di lavoro);
  • Ape sociale: 63 anni di età e 30 anni di contributi (riservata a 5 categorie tutelate);
  • quota 41 per lavoratori precoci: nessun limite di età ma 41 anni di contributi di cui almeno 12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni (leggi anche: quota 41 senza limiti di età, quali richieste);
  • pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi per le donne);
  • pensione anticipata contributiva: 64 anni di età ed almeno 20 anni di contributi maturati dopo il 31 dicembre 1996;
  • opzione donna: 58 anni (59 se autonome) e 35 anni di contributi perfezionati entro il 31/12/2018;
  • Rita: 57 anni di età (per i disoccupati) o 62 anni più 20 anni di contributi di cui almeno 5 anni di contributi versati in un fondo di previdenza integrativa.

Se non si rientra in nessuna di queste fattispecie l’unica strada sono le dimissioni, eventualmente per trovare un lavoro meno stancante.

Come si può vedere, per rispondere al quesito, nessuna delle opzioni prospettate è percorribile dalla lettrice proprio perché manca il perfezionamento del requisito anagrafico. Avendo solo 20 anni di contributi ad oggi, difficilmente riuscirà a smettere di lavorare prima della pensione di vecchiaia. Tuttavia occorre valutare di anno in anno quali sono le forme di pensionamento previste e i requisiti aggiornati. Secondo le ultime indiscrezioni, ad esempio, l’ape sarà rinnovata anche per il 2020 dal nuovo governo. Molto difficile pensare ad una pensione prima dei 60 anni: se anche venisse prorogata o stabilizzata l’opzione donna il montante contributivo è troppo basso rispetto ai 35 anni di versamenti.

 

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