Malattia e esonero reperibilità codice E, la normativa di riferimento

Malattia e codice E: mi sono arrivate molte richieste dai lettori e da medici che non riescono a capire dove indicare il codice E nel certificato, in molti mi chiedono la normativa di riferimento. Ho esposto nei vari articoli le circolari Inps e la sentenza della Cassazione che ha generato un cambiamento nella malattia depressiva, […]

di Angelina Tortora, pubblicato il
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Malattia e codice E: mi sono arrivate molte richieste dai lettori e da medici che non riescono a capire dove indicare il codice E nel certificato, in molti mi chiedono la normativa di riferimento. Ho esposto nei vari articoli le circolari Inps e la sentenza della Cassazione che ha generato un cambiamento nella malattia depressiva, tanto discussa. In quest’articolo evidenzieremo la normativa e la sentenza.

Prima di andare nel dettaglio, un lettore ci ha comunicato che ha avuto un riscontro positivo:

Buongiorno, le scrivo per segnalarle che mi è stata diagnosticata una sindrome depressiva di tipo reattivo e che i miei medici mi hanno consigliato un periodo di astensione dal lavoro.

Ho parlato col mio medico curante del suo articolo e della sentenza della cassazione, e posso confermare che mi ha dato l’esenzione dalla reperibilità.

Vorrei ringraziarla per questa preziosa informazione, dato che chi non soffre di depressione difficilmente può capire come ci si sente quando arrivano le crisi di ansia in cui qualcuno ha assolutamente bisogno di uscire.

Malattia e Codice E: messaggio INPS n. 4752 del 13 luglio 2015

Il messaggio ha come oggetto: Gestione della certificazione di malattia – istruzioni operative e nuove funzionalità a disposizione dei medici delle Strutture territoriali.

In riferimento al codice “E” riporta le istituzione del codice di esclusione “E” dalle visite mediche di controllo richieste d’ufficio.

“Mediante l’utilizzo di tale codice, il medico dell’Istituto, durante l’analisi del certificato, ha l’opportunità – da esercitare secondo ponderato discernimento clinico e medico legale – di escludere uno specifico certificato dal flusso dell’applicativo Data mining qualora la diagnosi evidenzi una condizione di gravità tale che sconsigli o addirittura controindichi il controllo domiciliare disposto d’ufficio.

Le condizioni patologiche che dovrebbero rientrare in questa casistica sono a titolo esemplificativo: le oncopatie metastatiche, stati terminali, situazioni post chirurgiche di interventi demolitivi, ecc..

Prima di procedere all’esenzione, è tuttavia opportuno che il medico verifichi la storia certificativa pregressa del lavoratore con particolare riguardo al numero di giorni di malattia già fruiti e al numero di eventi correlati, al fine di assumere decisioni consapevoli e non pregiudizievoli sia per il malato e sia per l’Istituto.

La suindicata opportunità di esclusione di un certificato dai controlli medico legali disposti dall’Istituto si affianca alle altre casistiche di esclusione già presenti in SAViO (indicati nel messaggio n. 8537 del 6.11.2014) integrandone le funzioni e completando il sistema degli esoneri ponderati”.

Chiarimenti Inps con la circolare n. 95 del 07 giugno 2016

Esclusioni dall’obbligo di reperibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato.

La circolare riporta: “sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità (previste per il settore privato dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00) i lavoratori subordinati la cui assenza sia connessa con:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione della Struttura sanitaria;
  • stati patologici sottesi o connessi a situazioni di invalidità riconosciuta, in misura pari o superiore al 67%.

Tuttavia, la norma fornisce solo una previsione astratta delle situazioni di esonero senza dettagliare le concrete fattispecie che, oggetto di valutazione da parte di una consistente platea di medici curanti estensori della certificazione, potrebbero essere suscettibili di diversificata interpretazione.

Ai fini dell’attuazione della sopra citata normativa, quindi, si rende necessario definire il campo soggettivo e oggettivo di applicazione.

Campo di applicazione

Preliminarmente, appare opportuno evidenziare che i lavoratori interessati, come da espresso riferimento contenuto nel decreto, sono quelli con contratto di lavoro subordinato appartenenti al settore privato rimanendo esclusi, pertanto, i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps di cui all’art.2, comma 26, della legge n. 335/95.

Con riferimento, invece, all’ambito di applicazione della norma, al fine di orientare correttamente e univocamente i soggetti coinvolti, l’Istituto, con l’approvazione del Ministero della salute e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per gli aspetti di rispettiva competenza, ha elaborato apposite linee guida, fornite in allegato: Circolare numero 95 del 07-06-2016_Allegato n 2, contenenti indicazioni sulla casistica di interesse.

Le suddette linee guida sono rivolte ai medici che redigono i certificati di malattia e che, solo in presenza di una delle situazioni patologiche in esse enumerate, dovranno:

  • apporrela valorizzazione dei campi del certificato telematico riferiti a “terapie salvavita” / “invalidità” (decreto ministeriale 18 aprile 2012);
  • nel caso di certificati di malattia redatti in via residuale in modalità cartacea, attestare esplicitamente l’eventuale sussistenza delle fattispecie in argomento ai fini della esclusione del lavoratore dall’obbligo della reperibilità.

Al riguardo, si ricorda che i medici del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionati che redigono i certificati attestanti lo stato morboso dei lavoratori in malattia agiscono, secondo consolidata giurisprudenza, in qualità di pubblici ufficiali e sono tenuti, pertanto, ad attestare la veridicità dei fatti da loro compiuti o avvenuti alla loro presenza nonché delle dichiarazioni ricevute senza ometterle né alterarle, pena le conseguenti responsabilità amministrative e penali.

Controlli medico legali

L’Istituto, come più volte precisato anche in sede giurisdizionale, ha, nell’ambito delle prestazioni di competenza, il potere-dovere di accertare fatti e situazioni che comportano il verificarsi o meno del rischio assicurativo, presupposto della prestazione. Pertanto, pur venendo meno, nelle fattispecie oggetto della norma, l’onere della reperibilità alla visita medica di controllo, posto a carico del lavoratore nell’ambito delle fasce orarie stabilite dalla legge, rimane confermata la possibilità per l’Inps di effettuare comunque controlli, sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e sulla congruità prognostica ivi espressa.

Tale principio risulta essere in linea con il generale sistema dei controlli da parte della pubblica amministrazione al fine di garantire, pur nel pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori, la corretta gestione della spesa pubblica, secondo i precetti di cui all’articolo 97 della Costituzionee le correlate pronunce della giurisprudenza di rango costituzionale.

Pertanto, le indicazioni contenute nelle linee guida costituiscono un punto di riferimento anche in ottica di possibili verifiche da parte dell’Inps e dei datori di lavoro in merito all’attestazione di eventi che danno diritto all’esonero dalla reperibilità.

Reperibilità e malattia, le sentenze della Corte di Cassazione

Con la sentenza numero 6375 la Corte di Cassazione ha portato una grande novità nel mondo del lavoro e della malattia: il lavoratore in malattia, secondo la sentenza, può uscire di casa anche durante le fasce di reperibilità, se così prescritto o consigliato dal medico curante. L’importante è che il dipendente possa dimostrare di non svolgere, nel periodo di malattia, altri lavori.

Con questa sentenza, tra l’altro, si mette fine anche alle vessazioni nei confronti di quei lavoratori che non presentano patologie che li obblighino a casa come nel caso della depressione.

Un’altra sentenza della Corte di Cassazione, la numero 21621, nello specifico tratta proprio degli stati depressivi dei lavoratori in malattia. La Cassazione nella sentenza scrive che “in casi simili, per giustificare l’obbligo di reperibilità in determinati orari, non è richiesta l’assoluta indifferibilità della prestazione sanitaria da effettuare, ma è sufficiente un serio e fondato motivo che giustifichi l’allontanamento dal proprio domicilio”.

Se il medico prescrive al paziente svago e divertimento quest’ultimo, quindi, in caso di depressione, può anche recarsi al mare poiché per superare la patologia depressiva lo stare in casa non è consigliato.

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