Isopensione: dal 2021 lo scivolo resta di 7 anni

Prorogato lo scivolo di 7 anni per l’isopensione. Potranno beneficiarne i lavoratori in esubero di aziende con almeno 15 dipendenti.

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Prorogato lo scivolo di 7 anni per l’isopensione. Potranno beneficiarne i lavoratori in esubero di aziende con almeno 15 dipendenti.

L’isopensione resta prolungata fino a 7 anni. Lo prevede la legge di bilancio recentemente approvata dalla Camera che proroga la durata dello scivolo fino al 2023.

In pratica, in presenza di specifico accordo sindacale, le aziende che occupano almeno 15 dipendenti possono concedere uno scivolo pensionistico più lungo. La misura è stata inserita appositamente nella manovra di bilancio in previsione della fine del blocco dei licenziamenti previsto per fine marzo.

Isopensione, dal 2021 lo scivolo non si accorcia

In questo modo, il personale in esubero del settore privato potrà lasciare anche nel 2021 anticipatamente il lavoro fino a 7 anni prima. Senza la proroga fino al 2023 da parte del Parlamento l’anticipo dell’età pensionabile sarebbe tornato ad essere nella misura originaria di soli 4 anni.

L’isopensione, da quando è stata introdotta con la riforma Fornero nel 2012, ha infatti una durata di 4 anni. Tale periodo è stato poi allungato fino a 7 anni per il triennio 2018-2020 dal primo governo Conte.

Ma cosa è esattamente l’isopensione? Si tratta di quel trattamento a cui accede il lavoratore che sottoscrive un accordo di esodo con prepensionamento a carico dell’azienda. Dal momento in cui smette di lavorare fino a quando matura la decorrenza della pensione, percepisce un importo mensile pagato dall’ex datore di lavoro (detto appunto “isopensione”).

Come funziona l’isopensione

L’isopensione, a differenza del contratto di espansione, consente l’anticipo dell’età pensionabile fino a un massimo di 7 anni. Unica condizione è che il datore di lavoro riconosca al lavoratore esodante un assegno pari all’importo della pensione che maturerà al raggiungimento dei requisiti. Sia essa pensione anticipata o di vecchiaia.

L’azienda dovrà anche versare i relativi contributi all’Inps in considerazione del periodo mancante fino alla data di pensionamento del lavoratore.

Solo al maturare dei requisiti per il pensionamento, l’assegno è quindi ricalcolato in ragione dell’ulteriore contribuzione versata dall’azienda nel corso dell’isopensione.

A tal fine è necessario che il datore di lavoro garantisca a mezzo fideiussione bancaria i pagamenti spettanti. Solo in questo caso si potrà dare corso all’isopensione. Qualora quest’ultimo interrompa i pagamenti mensili, l’Inps potrà richiedere il pagamento delle rate al garante.

Requisiti

Per accedere all’isopensione devono essere rispettate tre condizioni:

  1. l’azienda deve occupare mediamente più di 15 dipendenti;
  2. è necessario un accordo sottoscritto dall’azienda con le organizzazioni sindacali finalizzato alla gestione degli esuberi a cui i lavoratori sono liberi o meno di aderire;
  3. potranno giovare dello scivolo soltanto i lavoratori cui manchino, al massimo, 7 anni per l’accesso alla pensione.

In particolare, l’accordo sindacale può essere concluso anche a seguito di una procedura di licenziamento collettivo. Esso deve indicare sempre il numero di lavoratori in esubero e il termine entro cui il programma di esodo deve concludersi.

Una volta sottoscritto, l’accordo deve essere presentato dal datore di lavoro all’Inps che dovrà valutarlo. Si terrà conto, oltre che della misura dell’organico dell’azienda, che deve risultare mediamente superiore ai 15 dipendenti, anche dei requisiti pensionistici dei lavoratori aderenti.

Se tutte le condizioni saranno soddisfatte, L’Inps lo convalida. L’accordo acquista così efficacia e i lavoratori aderenti possono lasciare il lavoro secondo i tempi e le modalità definite dall’accordo stesso. L’assegno di isopensione avrà decorrenza dal primo giorno utile del mese successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro.

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