Il virus della burocrazia che uccide le imprese

L’Italia è ferma sulle scartoffie e la Cna lancia l’allarme burocrazia: fino a 86 adempimenti per aprire un’officina.

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L’Italia è ferma sulle scartoffie e la Cna lancia l’allarme burocrazia: fino a 86 adempimenti per aprire un’officina.

In Italia primeggia la burocrazia a scapito della produttività. Non era così negli anni 60-70, ai tempi del boom economico, ma poi il Belpaese ha cambiato pelle, vuoi per convenienza, vuoi per necessità.

Cosa è successo? E’ accaduto che la bolla economica di quegli anni si è lentamente sgonfiata e il Paese, settima potenza industriale al mondo, si è arroccato sugli allori nel tentativo di difendere i traguardi e il benessere raggiunto. Quest’ultimo è fra i più alti al mondo.

La burocrazia soffoca le imprese

Così la burocrazia ha preso il sopravvento e la pubblica amministrazione è stata riempita di personale in eccesso. A volte rinvenente da aziende statali (ex IRI) dismesse o privatizzate. Si è venuta a creare un’economia fine a sé stessa, che non rende e non produce ricchezza ed è inutile per la società. Ma dà lavoro o meglio, sostiene i redditi delle famiglie.

Il risultato è che la pubblica amministrazione è nel complesso inefficiente. Lo si è visto lo scorso anno, ai tempi dei primi lockdown causa pandemia. L’Inps, fiore all’occhiello della digitalizzazione dei servizi, è andato letteralmente in tilt quando i lavoratori sono corsi a chieder ei bonus covid. Lo stesso dicasi per la scuola dove regna la disorganizzazione generale. E che dire per chi volesse ripartire con una attività dopo la pandemia?

86 adempimenti per aprire un’officina

Per non parlare degli adempimenti burocratici che ostacolano l’attività privata. Per avviare un’impresa ci sono procedure lunghe, complesse e costose. L’Everest della burocrazia – fanno notare gli Artigiani – è riservato alle attività di autoriparazione: per aprire un’officina la pubblica amministrazione pretende 86 adempimenti che si traducono in quasi 19.000 euro di costi da affrontare.

Una scalata quasi identica per gli aspiranti imprenditori falegnami: 78 adempimenti e 19.700 euro di spesa per le pratiche. Le gelaterie superano i bar con 73 adempimenti contro 71. Se la passano meglio, si fa per dire, gli acconciatori con appena 65 pratiche da sbrigare presso 26 enti e un onere di 17.500.

Comune che vai, burocrazia che trovi

Sono alcune realtà fotografate dall’Osservatorio nazionale della CnaComune che vai, burocrazia che trovi” che misurano l’impatto negativo di procedure lunghe, complesse e costose per avviare un’impresa e che rappresentano il principale freno allo sviluppo economico del Paese.

Davanti alla Commissione parlamentare per la semplificazione, la Vice Presidente di Cna, Stefania Milo, ha ricordato che la Confederazione da tempo sollecita la “lotta contro la cattiva burocrazia”. E negli ultimi anni non sono mancate le buone intenzioni da parte del legislatore per razionalizzare e semplificare l’apparato burocratico.

“Tuttavia – dice Milo – nonostante lo sforzo profuso dal Parlamento l’azione di ammodernamento appare ancora inadeguata. Rimangono elementi di disomogeneità, soprattutto a causa dell’intreccio dei molteplici centri di produzione normativa che alimentano sovrapposizioni e ritardi per l’avvio dell’attività di impresa”.

Cosa suggerisce Cna

Per Cna vi è l’esigenza di fare “un tagliando agli aggiustamenti introdotti sui principali strumenti amministrativi“. Tra questi la conferenza dei servizi, l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) che non ha centrato l’obiettivo di economicità amministrativa e con tempi di rilascio ancora troppo lunghi.

Così come il SUAP (Sportello Unico per le attività produttive) che sconta in molte località l’impossibilità dell’accesso per via telematica nonostante sia un obbligo di legge e che scardina il principio “Once only SUAP“.

Il Recovery Plan offre l’opportunità irripetibile di realizzare i necessari investimenti in digitalizzazione, innovazione e capitale umano per modernizzare la pubblica amministrazione.

La rotta seguita dalle riforme varate negli ultimi anni – osserva Milo – necessita di correzioni essenziali e aggiornamenti costanti ed i miglioramenti si conseguono solo attraverso il dialogo tra le istituzioni ed i soggetti rappresentativi del tessuto produttivo“.

Cna guarda con interesse al rilancio dell’Agenda per la semplificazione 2020-23, strumento utile per rinnovare la logica ispiratrice delle modifiche più recenti. E’ fondam26entale muoversi nella direzione di garantire efficienza da parte della pubblica amministrazione per accompagnare e favorire la ripartenza dell’economia.

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