Depositare soldi sul proprio conto: il controllo del Fisco in caso di assegni

I conti correnti sono sotto la lente del Fisco. In particolare, c'è un'operazione che attira l'attenzione dell'Agenzia delle Entrate.

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I conti correnti sono sotto la lente del Fisco. In particolare, c'è un'operazione che attira l'attenzione dell'Agenzia delle Entrate.

I conti correnti sono sotto la lente del Fisco. In particolare, c’è un’operazione che attira l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate. In tempi di crisi, mentre l’italiano medio pensa a lasciare qualche euro in più da parte per gli imprevisti, deve fare attenzione ad un dettaglio. Sono proprio i depositi di denaro ad insospettire il Fisco. Nel depositare soldi sul proprio conto, il Fisco controlla il movimento degli assegni.

Occhio a depositare soldi sul proprio conto: il Fisco controlla gli assegni

Per contrastare l’evasione fiscale, l’Agenzia delle Entrate può procedere ad accertamenti su transazioni poco chiare. Allo scopo di non insospettire il Fisco, sarebbe il caso di prestare la massima attenzione quando si effettuano operazioni bancarie come versamenti di contanti in banca, bonifici bancari senza causale o con causale poco trasparente. Anche il versamento di assegni rientra nella sfera di controllo da parte del Fisco. Lo conferma una pronuncia recente della Cassazione. Il risparmiatore intenzionato ad evitare verifiche ed accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate dovrà fornire giustificazioni sulla regolarità dei movimenti bancari.

Il controllo sugli assegni: sentenza n. 24238/2021 della Cassazione

A proposito di controllo sugli assegni, la sentenza n. 24238/2021 – 8 settembre 2021 della Cassazione ha ribadito che il risparmiatore soggetto a controllo ha l’onere di provare che il versamento di un assegno non è legato a ricavi in nero. E’ tenuto a fornire prove su ogni singolo versamento in banca, altrimenti dovrà provvedere al pagamento richiesto dal Fisco.

Il fatto relativo alla sentenza riguarda la vicenda di un imprenditore che, versando un assegno sul proprio conto corrente bancario, non ha dichiarato l’importo dell’assegno in sede di denuncia dei redditi.

L’Agenzia delle Entrate ha effettuato un controllo per accertare se si trattasse di ricavi in nero. Non avendo fornito prove adeguate, è stato richiesto all’imprenditore il pagamento dell’imposta sul ricavo con le rispettive sanzioni.

Controllo degli assegni: bisogna dimostrare la non imponibilità fiscale

La recente sentenza della Cassazione, dunque, conferma che, in caso di accertamento, spetta al risparmiatore fornire la prova contraria dei ricavi in nero dimostrando la legittima provenienza del denaro e la non imponibilità fiscale.

Rispetto al bonifico l’assegno non indica la causale del pagamento. Chi omette nella dichiarazione dei redditi la riscossione di un assegno (circolare o bancario), deve fare molta attenzione ed essere pronto a fornire prove che non si tratti di un pagamento in nero. L’assegno è tracciabile: le operazioni di incasso sono sempre registrate dalla banca sia che si incassi l’assegno in contanti sia che si versi sul conto. Al Fisco basterà effettuare una ricerca tramite l’archivio dei rapporti finanziari.

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