Come vivere con 515 euro di pensione minima: una sfida non più sostenibile

Quasi un milione di pensionati vivono con 515 euro al mese di pensione minima. Petizione in Parlamento per alzare l’importo a 650 euro.

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Quasi un milione di pensionati vivono con 515 euro al mese di pensione minima. Petizione in Parlamento per alzare l’importo a 650 euro.

Pensione minima ancora al palo. La riforma pensioni 2022 in discussione in Parlamento non risolve il problema di molti pensionati. Costretti a vivere con poco più di 500 euro al mese.

Nessuno finora sembra preoccuparsi del fatto che centinaia di migliaia di pensionati in Italia percepiscono un assegno inferiore al minimo vitale. La legge prevede, per chi non ha contributi sufficienti, l’integrazione della pensione al trattamento minimo di 515,58 euro. Troppo poco per campare.

Pensione minima da rivedere

Molti di questi pensionati che percepiscono l’assegno sono ex agricoltori. In passato il versamento dei contributi per questa categoria non è stato alto e solo negli ultimi decenni si sono raggiunte maggiori tutele.

Così, l’Associazione Nazionale Pensionati di Cia Agricoltori Italiani (Anp-Cia), unitamente alla Cia Agricoltori Italiani d’Abruzzo, ha scritto una lettera ai parlamentari, senatori e politici abruzzesi relativa alle priorità da inserire nel nuovo confronto istituzionale al fine di ridare certezze ai tanti anziani.

La richiesta è quella di un aumento delle pensioni minime portandole a 650 euro, avvalorata da una precedente petizione che ha raccolto ben 100 mila firme a favore di circa un milione di pensionati (esclusi invalidi, sociali e reversibili) che percepiscono ogni mese la misera somma di 515 euro.

Come si ottiene l’integrazione al trattamento minimo

La pensione minima o integrata al trattamento minimo si ottiene a domanda dell’interessato. Quando un lavoratore fa domanda di pensione ed è liquidato l’assegno, se questo risulta inferiore a 515,58 euro al mese, può richiedere che l’ente pensionistico gli corrisponda la differenza.

Il diritto sorge, però, solo se sono rispettati determinati limiti di reddito. Per il pensionato non coniugato tale limite è pari a 2 volte il trattamento minimo pensionistico.

Mentre per il pensionato coniugato, è necessario che il reddito complessivo non superi di 4 volte il trattamento minimo pensionistico, fermo restando il limite di cui sopra per il beneficiario. I redditi da dichiarare sono tutti quelli assoggettabili a Irpef e a tassazione separata.

Da ricordare che i pensionati che non possono vantare contributi versati prima del 1996 non hanno diritto alla integrazione al trattamento minimo. Quindi restano escluse, ad esempio, tutte le pensioni derivanti dalla Gestione Separata.

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