Come andare in pensione a 62 anni: una possibilità che dovrebbe restare valida anche dopo la riforma

Per molti lavoratori del settore privato resta aperta la possibilità di andare in pensione a 62 anni anche dopo quota 100.

di , pubblicato il
In pensione nel 2021 con 62 anni e 38 di contributi versati, partono i saldi di fine anno

Con la fine di quota 100 non tramonta la possibilità di andare in pensione a 62 anni. Almeno, per molti lavoratori del settore privato nel 2022 ci sarà ancora spazio per lasciare il lavoro in anticipo.

Parliamo in particolare degli scivoli pensionistici riservati ai lavoratori dipendenti di imprese e aziende. Nella fattispecie, l’isopensione, i contratti di espansione e l’assegno straordinario. Tutte misure che prevedono la possibilità di andare in pensione a 62 anni.

Isopensione

La legge di bilancio per il 2021 ha prorogato la durata dello scivolo fino al 2023. In pratica, in presenza di specifico accordo sindacale, le aziende che occupano almeno 15 dipendenti possono concedere un incentivo economico fino alla maturazione dei requisiti per la pensione.

Questo incentivo (isopensione) consente ai lavoratori di lasciare il lavoro in anticipo fino a 7 anni prima delle maturazione dei requisiti pensionistici ordinari. Cioè 67 anni di età con almeno 20 di contributi oppure 42 anni e 10 mesi di contributi (uno in meno per le donne) indipendentemente dall’età.

L’isopensione consente, quindi, di uscire dal lavoro addirittura prima dei 62 anni previsti attualmente da quota 100. E anche con meno contributi versati, allo occorrenza.

In pensione a 62 anni coi contratti di espansione

L’altra formula utilizzata per lasciare il lavoro in anticipo è il contratto di espansione. Si tratta di un accordo stipulato fra grandi aziende, Ministero del Lavoro e organizzazioni sindacali che consente la fuoriuscita dei dipendenti con 5 anni di anticipo a patto che siano rispettate determinate condizioni.

L’azienda deve seguire un percorso di riorganizzazione industriale, assumere nuove figure professionali in sostituzione di quelle in uscita, stabilizzare i rapporti di lavoro. Nel rispetto di queste regole è concesso il prepensionamento a 62 anni con pagamento di una indennità pari alla futura pensione a carico del datore di lavoro fino al compimento dei 67 anni o al raggiungimento dei requisiti contributivi per la pensione anticipata.

L’assegno straordinario

Anche l’assegno straordinario è una prestazione economica a carico dei datori di lavoro. Il ricorso avviene a seguito di accordi stipulati con organizzazioni sindacali e datoriali a valere su specifici fondi creati ad hoc. Come il fondo per gli esuberi delle banche o assicurazioni, ma anche per i dipendenti delle Poste, delle Ferrovie, o del comparto farmaceutico.

Il ricorso a questa tipologia di prestazione consente ai lavoratori dipendenti di lasciare il lavoro 5 anni prima con una indennità commisurata a quella prevista per la pensione al raggiungimento dei requisiti.

Argomenti: ,