Chi potrà andare in pensione a 62 anni e chi a 63 per sempre: la riforma Draghi sarà strutturale

Come andare in pensione anticipata a 62-63 anni senza troppe penalizzazioni. Le proposte sul tavolo che fanno discutere governo e sindacati. Il governo prende tempo per studiare la riforma pensioni 2023. A distanza di 10 anni dall’ultima grande revisione del sistema pensionistico (legge Fornero), si stanno gettando le basi per quella che dovrebbe essere una […]

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In pensione dal 2022 tra scalini e scaloni, ecco come aggirare gli ostacoli della riforma Draghi

Come andare in pensione anticipata a 62-63 anni senza troppe penalizzazioni. Le proposte sul tavolo che fanno discutere governo e sindacati.

Il governo prende tempo per studiare la riforma pensioni 2023. A distanza di 10 anni dall’ultima grande revisione del sistema pensionistico (legge Fornero), si stanno gettando le basi per quella che dovrebbe essere una riforma strutturale e duratura. Ma soprattutto semplice.

Motivo questo per il quale l’incontro fra parti sociali e il ministro del Lavoro Orlando per una prima verifica è slittato a metà febbraio. Bisogna evitare di fare le cose di fretta, fanno sapere dal dicastero e la riforma sarà inserita nel Def a maggio.

In pensione a 62-63 anni

Come noto, i sindacati chiedono che si possa cominciare ad andare in pensione a 62-63 anni senza dover attendere i requisiti per la vecchiaia (67 anni). In alternativa dovrebbero bastare 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica.

Il governo non è contrario, ma pone vincoli di bilancio. Come ha precisato il premier Draghi, la riforma pensioni deve essere finanziariamente sostenibile. Cosa significa questo? In pratica non si può ricorre ad altro debito pubblico per sostenere le pensioni anticipate, come accaduto per quota 100.

L’unica via, quindi, per permettere di accedere alla pensione con 62-63 anni di età è quella di tagliare gli assegni. Un piccolo sacrificio che consenta la flessibilità in uscita e che renda, al contempo, finanziariamente sostenibile la spesa previdenziale.

Le soluzioni percorribili

Le strade percorribili per superare l’ostacolo non mancano, ma si tratta di fare due conti e mettere d’accordo governo e sindacati.

Fra le varie ipotesi allo studio, è all’esame dei tecnici l’ipotesi avanzata da Michele Raitano, membro della commissione tecnica presso il Ministero del Lavoro.

Nonostante la proposta presenti dei punti di criticità, potrebbe funzionare.

Si tratta in sostanza di concedere la pensione a fronte di una penalizzazione di circa il 3% dell’assegno per ogni anno di anticipo rispetto ai requisiti ordinari. Il calcolo della pensione sarebbe penalizzato solo per la parte dei contributi versati e maturati nel sistema retributivo (ante 1996).

A parte ciò, sul tavolo restano comunque altre due ipotesi già studiate e che non dispiacciono all’esecutivo. E cioè il meccanismo di calcolo già testato per Opzione Donna, che diventerebbe una sorta di “opzione per tutti”, con pensione anticipata a partire dai 62-63 anni di età.

Ma anche la flessibilità in uscita proposta dal presidente Inps Pasquale Tridico che prevede la concessione della pensione in due tranches. La prima al compimento dei 63-64 anni a valere sulla parte del montante contributivo post 1995 (sistema contributivo). E la seconda al compimento dei 67 anni per la restante parte dei contributi versati nel sistema retributivo.

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