Perché andare in pensione con 28 anni di contributi non è impossibile 

Andare in pensione dopo 28 anni di contributi non è impossibile ma devono combaciare alcuni requisiti rari

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Andare in pensione nel 2023 sarà leggermente più facile se si guarda a qualche lavoratore che compirà 62 anni proprio nel 2023. Merito della principale novità del sistema pensionistico, cioè della quota 103. È anche vero, però, che per una misura che entra ce n’è una che sparisce che è la quota 102. Le differenze tra le due misure rendono la novità favorevole per qualcuno e penalizzante per altri. Oggi, però, affrontiamo un argomento abbastanza particolare che è quello di un nostro lettore che ha 64 anni di età e dice di aver maturato 28 anni di contributi versati. Lettore che ci chiede se davvero può andare in pensione con una qualsiasi misura prevista dal nostro sistema. Una domanda che ci consente di aprire un’analisi sulle possibilità di uscire dal lavoro con una contribuzione non certo elevata come quella che è prevista per la quota 103 o che era prevista anche per la quota 102 l’anno scorso. Meno di 30 anni di contributi, dunque, possono bastare per andare in pensione?
“Buonasera, sono Silvio, un lavoratore di 64 anni di età già compiuti cui manca poco per maturare 28 anni di contribuzione versata.
Tutte le misure di cui sento parlare sono misure che chiedono carriere che definire lunghe forse è un eufemismo. La quota 103 ormai vuole 41 anni di contributi versati. E pure le misure come la famosa Ape sociale ha bisogno di carriere lunghe. Per questo vi chiedo se esistono nel 2023 misure che consentono un pensionamento più vantaggioso di quello di cui si parla spesso. Per me con 28 anni di contributi che occasioni ci sono?”

Le novità per la previdenza del 2023 grazie alla Legge di Bilancio

Nel 2023 le novità sulle pensioni sono poche, ma non poco importanti.
La quota 103 è senza dubbio la novità più interessante. Ed è proprio l’età di uscita che la rende molto interessante. A 62 anni infatti nemmeno l’Ape sociale permette il pensionamento perché parte da 63 anni. Ma come l’Ape sociale appena riconfermata, o come Opzione donna con tutte le nuove limitazioni, anche la quota 103 ha una carriera troppo lunga da completare per rendere il pensionamento facile. Servono 41 anni per la quota 103, 36 anni per i lavori gravosi dell’anticipo pensionistico sociale, o 35 anni per Opzione donna. Tradotto in termini pratici, carriere non certo corte. Il che rende l’uscita con carriere inferiori a 30 anni non certo agevoli. Ma non impossibili però. Anche non utilizzando queste misure già citate, ce ne sono tante che possono fare al caso di quanti non presentano carriere così lunghe.

Ecco quando 28 anni di contributi bastano per un pelo

C’è una misura che a 64 anni, come li ha il nostro lettore, può consentire il pensionamento, ma solo a determinate condizioni. La misura si chiama pensione anticipata contributiva e prevede almeno due requisiti che la rendono complicata da percepire ma anche complicata da capire per chi potrebbe esserne interessato. La misura, che è una misura strutturale e che quindi non va in scadenza e vale anche nel 2023, riguarda solo i cosiddetti contributivi puri. Parliamo di lavoratori la cui carriera lavorativa è iniziata dopo il 1995. Il primo contributo previdenziale versato quindi, è successivo al 31 dicembre 1995. E chi completa 28 anni di contributi nel 2023, potrebbe essere al limite per essere considerato un contributivo puro vista la carriera massima raggiungibile da chi ha iniziato a lavorare nel 1996 (massimo 28 anni).

Quale il limite di importo della pensione anticipata contributiva 2023?

La misura è strutturale e quindi non presenta novità rispetto al 2022. Anche se non è propriamente così, perché c’è un requisito che non è cambiato strutturalmente, ma di traverso dal momento che si parla di importo di prestazione.
Per uscire dal lavoro con questa misura serve sempre ottenere un assegno previdenziale che alla data di uscita deve essere pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale.
  E parliamo dell’importo dell’assegno sociale dell’anno in cui si sfrutta l’uscita dal lavoro. E l’importo dell’assegno sociale cambia nel 2023 rispetto al 2022, perché si adegua all’inflazione con il famoso meccanismo della perequazione. In pratica dovrebbe servire nel 2023 una pensione di circa 1.400 euro al mese per poter sfruttare la misura. Per capire bene l’importo però bisognerà attendere l’aggiornamento della soglia dell’assegno sociale INPS da parte dell’Istituto, attesa in queste prime settimane del nuovo anno.

Ecco i chiarimenti sulla pensione anticipata contributiva

Il nostro lettore che ha 64 anni di età già compiuti e che farà 28 anni di contributi versati nel 2023, probabilmente se ha iniziato a lavorare dopo il 1995, potrebbe rientrare in questa favorevole misura. Una cosa però che va detta è che basta un solo contributo versato a qualsiasi titolo, prima del 1996, per perdere questo diritto. Alternative per un 64enne nel 2023 non ce ne sono. Forse l’unica è la pensione di vecchiaia anticipata con invalidità specifica. Parliamo di una misura che riguarda lavoratori maschi a partire dai 61 anni di età e lavoratrici donne a partire dai 56 anni. Bastano infatti, insieme a queste età, almeno 20 anni di contributi versati. Ma anche almeno l’80% di riduzione della capacità lavorativa specifica per ruolo e mansioni svolte dai lavoratori interessati. Si tratta della nota invalidità pensionabile. Una invalidità che deve essere l’INPS a certificare con l’operato della commissione medica per le invalidità dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale italiano. In pratica, non basta essere riconosciuti invalidi civili dalla commissioni ASL.
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