Allarme pensioni per chi oggi ha tra i 50 e i 55 anni: dal 2030 si prenderanno meno di mille euro?

Si va verso pensioni da fame o forse più giuste. Il lento abbandono al sistema di calcolo misto creerà una nuova classe di poveri.

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Si va verso pensioni da fame o forse più giuste. Il lento abbandono al sistema di calcolo misto creerà una nuova classe di poveri.

Il dibatto sul tema delle pensioni 2022 resta teso a livello politico. La fine di quota 100 a dicembre apre scenari poco incoraggianti per chi sperava di uscire in anticipo dal lavoro nei prossimi anni.

Il governo, come noto e per necessità di bilancio non più rinviabili, punta a eliminare le pensioni anticipate. Almeno così come le abbiamo conosciute finora. Dal 2022 subentrerà quota 102 al posto di quota 100, ma sembra più uno specchietto per le allodole che una riforma.

Come saranno le pensioni future

Quota 102 consentirà a poche migliaia di lavoratori di andare in pensione entro il 2023 (la riforma dovrebbe durare solo di 12 mesi). Del resto, centrare il requisito anagrafico di 64 anni e quello contributivo di 38 diventerà un privilegio più che una occasione.

Dal 2023 poi tutto cambierà ancora. Lo scivolo pensioni, o meglio dire, il ritorno, verso il pensionamento ordinario previsto dalla Fornero (67 anni di età) sarà per tutti. E quota 100 e 102 resterà un bel ricordo del passato.

Le pensioni anticipate potrebbero coesistere solo a fronte di drastici tagli degli assegni. Come avvenuto finora per chi ha scelto di lasciare il lavoro Opzione Donna la cui liquidazione della pensione avviene con il sistema di calcolo contributivo puro. Anche per gli anni in cui si è versato nel sistema retributivo.

Assegni da fame per i 50enni di oggi

Ma al di là di queste previsioni, viene spontaneo chiedersi quanto si prenderà di pensione in futuro. Soprattutto per coloro che hanno oggi una età compresa fra i 50 e 55 anni e che non potranno uscire con quota 102 l’anno prossimo.

Per questa classe di lavoratori il traguardo sarà la Fornero a 67 anni o forse più. Oggi le pensioni calcolate con il sistema misto consentono di ottenere ancora un dignitoso assegno.

Il tasso di sostituzione si aggira intorno al 70% dell’ultima retribuzione.

Ma per i lavoratori di età compresa fra 50 e 55 anni andranno in pensione di vecchiaia con un assegno che, nella migliore delle ipotesi, sarà la metà dell’ultima busta paga. Sempre che possano vantare una carriera ininterrotta e dignitosamente retribuita.

Tradotto in cifre, per ottenere in futuro una pensione da almeno 1.000 euro al mese serve una retribuzione media di almeno il doppio. Ma non solo a fine carriera, bensì anche durante i primi anni di impiego.

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