Alitalia: soldi finiti, stipendi dimezzati

La crisi di Alitalia si fa più dura. Dipendenti con stipendi dimezzati in attesa di (altri) soldi dallo Stato e sindacati furibondi.

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La crisi di Alitalia si fa più dura. Dipendenti con stipendi dimezzati in attesa di (altri) soldi dallo Stato e sindacati furibondi.

Alitalia è in crisi. Sono anni che ridonda questa frase, ma ora sembra proprio che la resa dei conti sia vicina. La compagnia di bandiera rischia di lasciare gli aerei a terra se non interviene nuovamente lo Stato a pompare soldi.

La continuità aziendale è seriamente in pericolo e i commissari straordinari hanno presentato al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, un quadro senza alternative. Servono soldi per tenere in aria il vettore o si chiude.

Alitalia, stipendi a metà

La gravità della crisi è data dal fatto che Alitalia non è più in grado di pagare gli stipendi al personale e ha metà addetti in cassa integrazione. Al momento ai dipendenti in servizio è stato pagato il 50% delle retribuzione col 1 aprile. Il resto dovrebbe arrivare dopo. Non appena saranno trasferiti gli aiuti da parte dello Stato ad Alitalia grazie alle misure previste dal decreto Sostegni.

Sul fronte sindacale, in tanto, montano le proteste per i ritardi e gli incagli burocratici con Bruxelles per la ristrutturazione di Alitalia.

“Si è appena concluso l’incontro con i tre commissari di Alitalia dopo la manifestazione svoltasi presso il Mise per il mancato pagamento stipendi. Siamo al collasso, il Governo intervenga subito”.

Lo affermano il segretario generale Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, e il segretario nazionale Ivan Viglietti, spiegando che i commissari hanno confermato che nonostante le rassicurazioni date ieri non sono ancora pervenuti i fondi ristori nella disponibilità concreta dell’azienda.

I commissari provvederanno dunque ad erogare il 50% delle retribuzioni ricorrendo alle ultime risorse disponibili. Per il restante 50% si attendono sviluppi.

I ritardi di Bruxelles

Come noto, il governo Conte ha stanziato 3 miliardi per il sostegno della nuova Alitalia (ITA).

In cambio, però, la Commissione Ue chiede la cessione di un consistente numero di slot, la riduzione della flotta a 47 aerei, personale più che dimezzato e impossibilità di usare il logo Alitalia per almeno due anni. Richieste molto pesanti che il governo italiano a guida Draghi sta cercando di ridimensionare.

“È una situazione di soffocamento – dicono i sindacati – messa in campo scientemente dall’Unione Europea, in particolare dalla Dg Concorrenza. La quale si è schierata non solo per impedire la ripartenza di ITA ma anche, forse, per causare il fallimento della liquidazione di Alitalia in As“.

Fallimento alle porte

In assenza di un intervento concreto a breve, quindi, Alitalia sarà costretta a lasciare a terra gli aerei. E già si vedono gli avvoltoi (Ryanair e altre compagnie low cost) volteggiare in cielo e pronte ad accaparrarsi le rotte.

In questa situazione di attesa, il governo potrebbe andare avanti da solo anche a costo di chiudere il tavolo con l’Ue. Se la trattativa non verrà sbloccata al più presto, ai commissari non rimarrà nessuna possibilità di salvare la compagnia di bandiera e saranno costretti a mettere tutti gli aerei a terra. Il Governo prenda atto della drammaticità della situazione e faccia partire immediatamente la nuova compagnia.

I numeri della crisi Alitalia

Come già annunciato, entro fine aprile Alitalia dovrebbe divenire una società pubblica, ma fortemente ridimensionata. Il piano del governo prevede che vengano mantenuti operativi solo una quarantina di aerei, quelli di proprietà.

I tagli più dolorosi saranno però quelli al personale. Si parla infatti di una riduzione della forza lavoro nell’ordine del 65%. Degli 11mila dipendenti attuali, non ne rimarrebbero più di 3mila.

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