Airbnb sotto la lente del fisco: evadere sarà più difficile

L’evasione fiscale negli affitti brevi non sarà più permessa. Lotta dura del fisco nei confronti di chi utilizza la piattaforma web Airbnb e altri siti internet.

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L’evasione fiscale negli affitti brevi non sarà più permessa. Lotta dura del fisco nei confronti di chi utilizza la piattaforma web Airbnb e altri siti internet.

L’evasione fiscale si nasconde negli affitti brevi. Proprietari di case, appartamenti e Bed & Breakfast che mettono a disposizione locali per affitti brevi dovranno fare molta attenzione da adesso in avanti ad affittare in nero. Il decreto crescita dà infatti all’Agenzia delle Entrate la possibilità di controllare l’attività di chi affitta per brevi periodi, soprattutto attraverso la piattaforma Airbnb.

Airbnb nel mirino del fisco

L’Italia è, infatti, il terzo paese al mondo, dietro a Stati Uniti e Francia, a realizzare le maggiori transazioni online per affitti brevi. Ma, differenza di USA e Francia, lo Stato non incassa le imposte dovute e che il turista paga al momento della prenotazione. Ora, l’Agenzia delle Entrate, anche grazie alla collaborazione di Airbnb (e non solo) e alla possibilità di spiare le movimentazioni di conto corrente, è in grado di scovare i potenziali evasori. Il decreto sicurezza, poi, impone obblighi di comunicazione alle questure delle generalità delle persone ospitate anche per chi affitta o subaffitta un immobile per brevi periodi, ovvero per meno di trenta giorni. Così come avviene per gli alberghi e per chi gestisce in modo imprenditoriale bed and breakfast, agriturismi e case vacanze.

La banca dati Alloggiati Web

Inoltre, come prevede il decreto crescita, la banca dati di “Alloggiati Web” sarà messa a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, che in questo modo potrà accedere a tutti i dati dei locatori che affittano i loro immobili sui portali internet, quali Airbnb, Booking, ecc. In pratica, colui che effettuerà una prenotazione tramite Airbnb metterà in moto un sistema di segnalazioni che sarà portato a conoscenza dell’Agenzia delle Entrate la quale si aspetta di vedere l’affittuario versare il 21% di imposte (cedolare secca).

Se la cosa non avviene, scatteranno gli accertamenti.

Il decreto crescita

Sempre secondo il Decreto Crescita vi è l’obbligo per i proprietari di immobili concessi in affitto breve di registrarsi presso una banca dati pubblica delle strutture ricettive. Chi pubblica annunci senza la preventiva autorizzazione da “Alloggiati Web” tramite un codice alfanumerico, rischia sanzioni da 500 a 5.000 euro. D’altra parte, i siti, senza tale autorizzazione, non permetteranno la pubblicazione di annunci di affitto per non incorrere a loro volta in sanzioni pecuniarie.

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