Adozione internazionale: i consigli di chi ci è riuscito nonostante costi alti e burocrazia | Intervista

Abbiamo intervistato una coppia che è riuscita a trovare il proprio bambino grazie all'adozione internazionale: l'odissea e la forza dell'amore che hanno portato un uomo e una donna a diventare mamma e papà.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Abbiamo intervistato una coppia che è riuscita a trovare il proprio bambino grazie all'adozione internazionale: l'odissea e la forza dell'amore che hanno portato un uomo e una donna a diventare mamma e papà.

Ci è capitato spesso di parlare nei nostri precedenti articoli di adozione, adozione internazionale, adottabilità di un bambino, di quali sono i requisiti richiesti alla coppia che vuole adottare.

Ovviamente la realtà delle cose non è quella che possiamo intuire dalla legge e adottare un bambino all’estero non è così facile come potrebbe sembrare. A raccontarci la propria odissea personale, che fortunatamente si è conclusa con un lieto fine, è una coppia di Roma che ha adottato un bambino ungherese dopo moltissime vicissitudini. La coppia desidera mantenere l’anonimato per proteggere la privacy del proprio figlio. Leggiamo il loro racconto, che potrebbe fornire preziosi consigli a chi intende percorrere la stessa strada.

So che dopo molta sofferenza e dopo molti anni siete riusciti, grazie all’adozione internazionale, a portare a casa con voi vostro figlio. Volete raccontarci come è iniziata questa vostra “odissea” personale che si è conclusa, fortunatamente, con un lieto fine?

Premettiamo che essere genitori di cuori e non di pancia prevede lo stesso identico amore, non c’è differenza, però adottare un bambino non è un’impresa facile. Non per questo vogliamo demoralizzare chi vuole intraprendere questo percorso. La nostra “odissea”, perchè è così che la dobbiamo chiamare, è iniziata 10 anni fa: la strada è stata piena di buche e molto dolorosa, ma noi siamo stati più forti della burocrazia e della legge. Nostro figlio lo abbiamo cercato, voluto e desiderato e amato prima ancora di portarlo a casa .

Mi avete accennato di esservi rivolti a più di un Tribunale, volete dirci come mai?

Ci siamo dovuti rivolgere a più Tribunali, il primo è quello della Regione Lazio che ha pensato bene di far sì che la domanda scadesse. Noi non sapevamo, perchè nessuno ci aveva informato, che dal momento che si presenta la domanda al momento in cui si viene contattati devono passare al massimo 120 giorni. Noi eravamo ignoranti in questo e abbiamo aspettato in silenzio religioso che qualcuno ci contattasse e automaticamente la domanda è scaduta. Poi ci siamo rivolti al Tribunale di Potenza, abbiamo rifatto la domanda, e anche qui il tempo è passato senza che nessuno ci contattasse. Poi qualcuno ci ha consigliato di contattare il Tribunale di Salerno, lo abbiamo fatto presentando per la terza volta la domanda. Lì abbiamo trovato una persona eccezionale, una persona che sa quello che fa e fa il suo lavoro con amore. E’ stata molto molto gentile con noi spiegandoci nei minimi particolari cosa dovevamo fare, chiarendoci anche la questione dei 120 giorni, rimandando tutta la documentazione ai servizi sociali del Lazio, Regione in cui risiediamo e in cui dovevamo essere valutati. Sapendo i tempi di attesa, passato il tempo ci siamo informati e a Ciampino ci è stato risposto che questa domanda non era mai arrivata. Ci siamo rimessi in macchina, siamo tornati al Tribunale di Salerno e il cancelliere, molto gentilmente, ci ha mostrato il numero di protocollo la domanda che era stata inviata e che tutto era in regola. Anche se non avrebbe potuto farlo, ci ha riconsegnato i documenti in mano per riportarli noi stessi al Tribunale di Ciampino continuando ad attendere. Anche qui, però, è passato molto tempo dopodichè i servizi sociali (per la privaci della coppia evitiamo di menzionare il paese in cui risiedono) di … ci hanno contattato. L’assistente sociale, però, si è rivelata essere una persona profondamente ignorante ed incapace e ci ha contattati per dirci che lei non poteva valutarci perchè eravamo stati inviati dal Tribunale di Salerno spiegandoci che non era di sua competenza. La psicologa, invece, mostrandosi sicuramente più intelligente, ha spiegato all’assistente sociale che l’Italia è una e la domanda, anche se presentata in una regione diversa, andava valutata. Forse arrabbiata perchè non riteneva un suo compito quello di valutarci, ci ha tenuti in seduta di valutazione per circa 2 ore trattandoci come fossimo stati dei delinquenti sui quali indagare. L’assistente sociale, poi, non sapendo probabilmente che pesci prendere, ci ha informati che aveva 52 giorni di ferie da godere e che avrebbe rivalutato la nostra pratica soltanto dopo aver goduto delle ferie. Io (a parlare in questo caso è la moglie) faccio un lavoro nel pubblico impiego e sono, quindi, soggetta a turnazione; un bel giorno, nel periodo estivo, l’assistente sociale ci contatta per dirci che ci attendeva il giorno seguente alle ore 12, un orario completamente incompatibile con il mio turno di lavoro del giorno successivo. Gentilmente ho chiesto di spostare l’appuntamento ma come risposta ho ricevuto un trattamento pessimo e mi sono sentita dire che era lei a decidere e non noi su quando dovevano avvenire gli incontri. Non siamo più stati contattati dagli assistenti sociali e nel frattempo stava scadendo anche la terza domanda presentata. Siamo, quindi, tornati al tribunale dove la persona della volta precedente (una persona eccezionale) ci ha fatto cambiare residenza, ci ha fatto integrare la domanda con altri documenti facendo in modo che non scadesse. La valutazione, quindi, infine, è avvenuta tramite i servizi sociali di Nocera Inferiore: abbiamo avuto incontri mensili con assistenti sociali e psicologi. L’esperienza è stata bellissima poiché nel corso degli incontri ci veniva spiegato anche quello che avremmo dovuto fare in seguito, a cosa saremmo andati incontro. Io voglio precisare una cosa: noi non abbiamo mai preteso di avere in adozione un bimbo piccolo per essere genitori perchè anche un bimbo di 10 anni ci avrebbe dato la stessa gioia

 

L’intervista prosegue nella prossima pagina con la conclusione della storia di questa coppia e con i consigli che si sentono di dare a chi deve affrontare un’adozione internazionale.

 

 

Abbiamo parlato in nostri precedenti articoli delle leggi che regolano le adozioni, dalle quali tutto appare molto semplice. In realtà cosa viene richiesto alla coppie che vogliono adottare un figlio?

I requisiti per adottare un bambino sono molteplici ma se si è una coppia formata (bisogna essere sposati da almeno 3 anni) e non ci sono patologie gravi, si ha una casa di proprietà e un lavoro stabile. Queste sono le cose che vengono richieste se si incontrano le persone giuste.

In una precedente chiacchierata mi avete detto si esservi sentiti abusati dagli assistenti sociali, vi va di raccontare ai nostri lettori cosa avete dovuto subire?

Dopo il percorso effettuato con gli assistenti sociali di oltre sei mesi, è necessario anche un incontro con il giudice minorile preposto all’adozione. Anche in questo caso è necessario avere i nervi saldi subendo determinati atteggiamenti: non sempre, infatti, si è fortunati ad incontrare il giudice che capisce e che ti viene incontro. Noi anche con il giudice siamo stati molto sfortunati perchè ne abbiamo incontrato uno molto arrabbiato con la vita e con il mondo. Quando da mio marito è stato detto che in ogni famiglia ci sono delle regole il giudice ha dato parere negativo su di noi come coppia perchè mio marito è stato definito un violento e io un’incapace. Abbiamo, quindi, dovuto rifare tutto: ripresentare la domanda, rifare l’iter con gli assistenti sociali, perdendo ancora altro tempo. Al secondo incontro con i giudici, però, ci hanno chiesto scusa per come eravamo stati trattati in precedenza, fatti di cui erano a conoscenza per aver letto il giudizio dell’incontro precedente. Questa volta, però, chi ci stava di fronte ci ha visto per quello che eravamo, delle persone per bene che volevano soltanto diventare mamma e papà di un bambino. Quando si ha la voglia di diventare genitori, in ogni caso, si cerca di superare tutto con pazienza, tenendo gli occhi puntati solo sull’obiettivo finale, superando tutte le prove cui vieni sottoposto. Noi ci abbiamo creduto fin dall’inizio e proprio per questo siamo riusciti ad essere più forti della burocrazia, noi sapevamo che nostro figlio era lì, da qualche parte che ci aspettava e il nostro scopo era solo quello di portarlo a casa con noi.

L’adozione internazionale, oltre ad essere molto più lunga richiede anche costi più elevati rispetto a quella nazionale, come mai avete deciso di adottare un bambino straniero?

Mi chiedi perchè l’estero e non l’Italia: l’Italia è ancora piena di interessi economici che si nascondo dietro il business delle adozioni. Proprio per i troppi soldi che ci sono in ballo in Italia si tende a tenere i bambini nelle strutture perchè su ogni bambino, devi sapere, che queste strutture ricevono dai 200 ai 500 euro al giorno, anche se poi non vengono tenuti in situazioni belle e che giustifichino tali costi. In Italia, quindi, si preferisce non rendere adottabili i bambini nelle strutture proprio per il giro di soldi che c’è dietro . Proprio per questo ci è stato consigliato di rivolgerci all’estero per non far scadere di nuovo la domanda (con la fortuna che avevamo sicuramente sarebbe scaduta di nuovo). Abbiamo dovuto contattare un’associazione che si interessava alle adozioni internazionali; quella cui ci siamo rivolti noi si occupava delle adozioni dall’Ungheria.

Cosa ha comportato aver scelto l’adozione internazionale in Ungheria?

In Ungheria siamo rimasti 45 giorni, anche se i tempi potevano essere più brevi se l’Italia fosse stata più veloce nella burocrazia. Dopo 30 giorni potevamo essere a casa, poiché quando il bambino viene affidato alla famiglia che vuole adottarlo per un mese, automaticamente dopo il mese si potrebbe rientrare in patria, ma si devono attendere i documenti in cui l’Italia dichiara che è consapevole che è stato adottato un bambino mandando i documenti in Ungheria per permetterti il rientro. La permanenza in Ungheria è stata difficile, non ci sono molte persone in grado di comunicare in inglese ed è difficile relazionarsi. Sono stati, quindi, 45 giorni di solitudine con un bambino che non parla la tua lingua e con il quale, almeno all’inizio, è molto difficile comunicare, L’amore, però, supera ogni cosa, come abbiamo già ripetuto diverse volte, anche le barriere linguistiche. Dopo 45 giorni siamo rientrati in Italia con nostro figlio. Per il lavoro, io fortunatamente sono una dipendente statale e con l’affido del bambino automaticamente sono entrata in maternità, ma mio marito ha un’attività in proprio ed ha dovuto abbandonare per 45 giorni il proprio lavoro.

Adesso che l’odissea è finita e che avete il frutto del vostro amore in casa con voi da oltre 2 anni, che consigli vi sentite di dare alle coppie che si accingono a seguire lo stesso percorso che avete seguito voi?

I consigli che ci sentiamo di dare è che i cavilli burocratici, le leggi sono tanti e a volte sembrano insormontabili, però se affronti il tutto con forza e caparbietà e non ti fai spezzare le ali, dopo un tunnel, lungo anche diversi anni, dall’altra parte c’è il sole e quel sole è di chi ci crede e lo vuole. Il nostro sole è bellissimo, oggi ha 12 anni e possiamo dire di essere stati davvero dei genitori fortunati. Abbiamo saputo volare e forse più di tutto ci abbiamo creduto.

Ringraziamo questa coppia per aver voluto condividere la propria storia con noi e con tutti i nostri lettori.

A cura di Patrizia Del Pidio
dedicata al un bambino speciale
Se volete raccontare la vostra storia contattatemi

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Argomenti: Diritto di famiglia, Adozione, Interviste