Il destino è spesso beffardo. Alla presidenza dell’Argentina c’è da quasi due anni e mezzo uno dei più grandi ammiratori di Margaret Thatcher. E già questo dato, ostentato in pubblico, rende Javier Milei un capo di stato particolare. Perché per gli argentini la Lady di Ferro è stata e resta simbolo della loro umiliante sconfitta nelle isole Falkland. Era il 1982 e l’allora dittatura retta dal generale Leopoldo Galtieri si giocò la carta del nazionalismo contro la crisi economica interna. Occupò questo lembo di terra a meno di 500 km dalle coste orientali della terraferma, ma che dal 1833 risulta stabilmente sotto la sovranità del Regno Unito.
Suppose che Londra non avrebbe ingaggiato alcun conflitto per quattro rocce distanti quasi 13.000 km dal suo territorio. Si sbagliò clamorosamente.

Falkland maledizione per dittatura argentina
La Signora Thatcher si era autodefinita non a caso come “la donna che non torna indietro”. Spedì la Royal Navy e dopo 900 morti, di cui 650 argentini, vinse la guerra contro Buenos Aires riaffermando la sovranità britannica nell’altro capo del mondo. Inutile dire che l’anno seguente stravinse le elezioni generali e sarebbe rimasta al potere ininterrottamente fino alla fine di novembre del 1990, quando si dimise di sua spontanea volontà. Viceversa, la dittatura venne travolta dal malcontento popolare e lasciò il passo alla democrazia pochi mesi più tardi.
Ma proprio Milei ha appena riaperto la ferita sulle isole Falkland con un tweet su X:
Le Malvinas sono sono state, sono e saranno sempre argentine
Possibile cambio di linea a Washington
Il presidente argentino non ha alcuna intenzione di occupare militarmente le Malvinas, come si chiamano le isole nell’accezione spagnola. Vuole giungere ad un accordo “con il cervello”. L’aspetto più interessante di questa vicenda è un altro.
Un report interno del Pentagono americano ha svelato che l’amministrazione Trump ipotizzerebbe il sostegno a Buenos Aires contro Londra. Milei è un alleato stretto del presidente americano, mentre il primo ministro britannico Keir Starmer è spesso bersaglio degli attacchi di quest’ultimo. E da settimane Washington non nasconde l’irritazione con gli alleati NATO per il mancato sostegno nella guerra contro l’Iran.
La reazione di Trump sarebbe di colpire tutti i possedimenti coloniali degli alleati, lasciandoli privi di difesa. A Londra fischiano le orecchie. Laburisti e conservatori si stringono attorno alla difesa delle Falkland, perlomeno per una questione di dignità nazionale. Dietro c’è altro, come vedremo. Nota curiosa: anche nel 1982 l’appoggio dell’amministrazione Reagan all’alleato britannico fu tiepido, al punto che la signora Thatcher non le mandò a dire al suo amico Ronnie. I due fecero pace dopo che il presidente si scusò in privato con la sua migliore alleata e amica personale.
UK tra orgoglio nazionale e interessi geoeconomici
In quel tempo, infatti, l’Argentina serviva agli Stati Uniti in funzione anti-comunista nel Sud America. Washington temeva che la caduta della dittatura avrebbe portato al potere una qualche leadership marxista. Il mancato appoggio a Londra di oggi, invece, sarebbe come rendere pan per focaccia agli europei. Falkland non solo motivo di orgoglio nazionale per Sua Maestà, tuttavia. In questo arcipelago vivono appena 3.600 abitanti. All’apparenza, il governo britannico non ci guadagnerebbe nulla nel mantenerne il controllo.
Tuttavia, queste isole sono la conferma del suo spirito imperiale e la perdita equivarrebbe a segnalare il proprio declino geopolitico.
Andando più nel concreto, nel 2010 venne scoperto un giacimento di petrolio di 319 milioni di barili. Il progetto “Sea Lion” porterebbe alle prime estrazioni dal 2028. Per quanto le riserve sarebbero modeste in valore assoluto, rapportate alla bassissima popolazione assumono tutt’altro significato. Ai prezzi di mercato pre-bellici, farebbero incassare non meno di una ventina di miliardi di dollari: oltre 6 milione per abitante. Effetto Guyana! E poi ci sono i diritti di pesca, che alimentano l’industria ittica e rappresentano il vero pomo della discordia con la vicina Argentina.
Falkland in area strategica: Polo Sud
Infine, le Falkland sono posizionate in un’area strategica del pianeta: l’Antartico. Questa regione, spesso anche definita Polo Sud, è oggetto di esplorazioni scientifiche. Il suo sottosuolo risulta anche ricco di materie prime, tra cui minerali e petrolio. Allo stato attuale, essendo totalmente ricoperto di ghiaccio per tutto l’anno, non è sfruttabile. Nessuno può sapere, però, se le tecnologie lo renderanno possibile in futuro. Di certo, esserci sarebbe meglio che non esserci. E il Regno Unito c’è lì dal diciottesimo secolo; ragione per cui non mollerà affatto la presa sulle isole, neanche dinnanzi ad un eventuale “tradimento” yankee.
giuseppe.timpone@investireoggi.it