Per ora la grande paura sui dazi elevati dall’amministrazione Trump non si è concretizzata in un dato negativo per l’export dell’Italia. Anzi, a marzo di quest’anno esso ha replicato il record del luglio 2025 con 61,7 miliardi di euro di merci vendute all’estero. Il totale nel primo trimestre è salito a 162,1 miliardi, che si confronta con i 160,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso. Un aumento di 2 miliardi, che equivale all’1,25%. Nel frattempo, le importazioni sono rimaste abbastanza stabili: 151,4 miliardi dai 151,1 miliardi dei primi tre mesi nel 2025: +300 milioni (+0,20%). Ne consegue un saldo positivo in crescita da 9 a 10,7 miliardi (+1,7 miliardi), pari al +18,9%.

Export Italia giù negli USA
Insomma, l’export in Italia continua a sostenere la crescita del Pil. Senza, saremmo in recessione. E la nota positiva è paradossalmente che è crollato verso il mercato statunitense. Vendite in calo a 17,40 miliardi di dollari contro i 19,62 miliardi di un anno prima (-11,3%). Il saldo (in euro) si è dimezzato: da 11,10 a 5,23 miliardi. Non solo esportiamo di meno negli Stati Uniti, ma i dollari fatturati valgono meno dopo essere stati convertiti in euro. E così, la nostra quota sul primo mercato mondiale scende dall’11,7% dei primi tre mesi del 2025 al 9,2%. Già nell’intero 2025 si era registrato un calo al 10,25% rispetto all’11,3% del 2024.
L’export dell’Italia negli Stati Uniti era sceso di poco l’anno scorso (da 76,34 a 74,42 miliardi di dollari), sebbene l’effetto cambio (da una media di 1,044 a 1,12) abbia contribuito a ridurne il peso. Quanto al saldo commerciale, avevamo già accusato un crollo del 30% a 30,75 miliardi di dollari.
Ciò è stato dovuto, come abbiamo visto, non tanto al tracollo delle vendite, quanto al boom delle importazioni: +41% nel primo trimestre del 2026. L’Italia sta aumentando gli acquisti di forniture energetiche per diversificare le fonti di approvvigionamento e anche per reagire alla crisi di Hormuz. Tra l’altro, i prezzi sono esplosi con quest’ultima.
Dipendenza dagli USA allentata
Perché il dato americano è una relativa buona notizia? Malgrado il colpo subito, nel complesso l’export dell’Italia continua a crescere. Si vede che le nostre imprese stanno differenziando i mercati di sbocco, riuscendo per il momento a rimpiazzare le perdite patite sul mercato primario per valore e saldi. Il boom degli anni scorsi aveva nascosto una fragilità: l’eccessiva dipendenza dal mercato USA. In effetti, pur incidendo per meno di un ottavo sull’export dell’Italia, esso è riuscito a generare la metà del saldo attivo.
Resta la bassa domanda interna
L’Italia esporta merci per circa la metà del loro valore nel resto dell’Unione Europea, mentre per l’altra metà all’infuori di essa. Il valore annuale dell’export al marzo scorso saliva a 645,1 miliardi di euro. L’obiettivo del governo dei 700 miliardi è alla portata, anzi vicino. L’importante è rifuggire dalla solita tentazione di utilizzare la bilancia commerciale per nascondere la polvere sotto il tappeto. La cronica bassa domanda interna spinge le imprese a rivolgersi ai mercati internazionali per vendere. Il fatto che trovino clienti, è senza dubbio positivo, meno che non si risolva il problema dei bassi consumi interni. Essi sono frutto di retribuzioni inadeguate, a loro volta riflesso di un’economia poco produttiva.
giuseppe.timpone@investireoggi.it