Scarpe Lidl rivendute online a 11.000 euro, esposto Codacons giusto?

Associazioni dei consumatori sul piede di guerra per la rivendita a costi esorbitanti delle sneakers comprate a 13 euro alla Lidl. Ma la denuncia cosa ci azzecca?

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Codacons contro i prezzi esorbitanti delle scarpe Lidl rivendute online

Anche in Italia è arrivata la Lidl-mania. Tutti pazzi in fila per mettere nel carrello almeno un paio di scarpe giallo-rosso-blu, vendute dalla catena dei supermercati tedesca a 12,99 euro. Questa settimana, con qualche mese di ritardo rispetto al Nord Europa, le sneakers sono arrivate pure nei 660 punti vendita italiani e, come da previsioni, il sold-out è stato immediato. Tra ironie e incredulità, sui social non si fa che parlare da giorni della follia delle lunghe file davanti alle filiali Lidl, che stavolta nulla hanno a che vedere con l’emergenza Covid.

Possiamo anche non capacitarci del fatto che un prodotto di qualità così mediocre, dai colori sgargianti e che ai più risultano eccessivi, nonché dai prezzi modesti, stiano riscuotendo ovunque un così incredibile successo. Ma questa è la realtà. Qualche giorno fa, abbiamo dato uno sguardo a due dei principali portali e-commerce. Su Amazon, abbiamo trovato un solo paio di scarpe Lidl di numero 40 e in vendita a 200 euro da parte di un utente del Regno Unito. Su eBay, diverse le offerte, di cui la più costosa riguardava un numero 38 da 10.953 euro per una “edizione limitata”, oltre 840 volte il prezzo di vendita originario. E risultavano già pervenute numerose proposte, le quali hanno fatto lievitare la base d’asta da un iniziale 4.000 euro.

E’ evidente che stiamo parlando di un fenomeno ancora in parte incomprensibile, per quanto vada avanti ormai da mesi, cioè da quando questa linea di calzature ha debuttato sugli altri mercati del Vecchio Continente. Immediata è stata la reazione di Codacons, il cui presidente Carlo Rienzi ha presentato un esposto alla Procura di Roma, alla Polizia Postale e all’Antitrust, chiedendo un intervento a tutela dei consumatori.

Rienzi ha parlato di “aggiotaggio” e “manovre speculative” e ha invocato l’oscuramento dei siti in cui avvengono tali vendite a cifre esorbitanti.

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Sneakers come oggetto di collezione o investimento?

Ora, per quanto questa mania verso le sneakers della Lidl possa apparire folle, la richiesta di Codacons non solo si mostra sproporzionata, ma persino insensata. Anzitutto, i prezzi che leggiamo sui siti di e-commerce non sono quelli a cui effettivamente avvengono le compravendite, bensì le richieste dei venditori. Non è affatto detto che trovino acquirenti disposti a spendere cifre assurde per ricevere a casa un paio di scarpe, che alla Lidl si troverebbero per pochi euro.

Secondariamente, quand’anche avvenisse una compravendita a 11.000 euro, come da cifra stratosferica che siamo riusciti a trovare, quale sarebbe il problema? Nessuno estorcerebbe denaro ad altri, si tratterebbe di una transazione in piena libertà tra parti consenzienti e che ha ad oggetto un bene non primario, di cui tutti conoscono il prezzo di vendita originario. Insomma, non siamo dinnanzi a tentativi di truffa ai danni di inconsapevoli consumatori costretti a comprare un bene di cui non possano fare a meno per la loro quotidianità.

Il libero mercato presuppone la piena capacità dei singoli di comprare e vendere ai prezzi che ritengono più opportuni. E’ vero, sembra assurdo che un paio di sneakers costi così tanto, ma chi siamo per impedire che diventino oggetto di collezione o persino un bene d’investimento? Molte opere d’arte sono a prima vista oggetti banali a cui non daremmo un euro, eppure vengono battute spesso all’asta a cifre milionarie. Nessuno può farsi interprete né del buon gusto, né del prezzo giusto a cui dovrebbero essere venduti beni e servizi. E nel caso specifico, non vi sono neppure asimmetrie informative tra le parti che giustifichino l’intervento di organi giudiziari o delle autorità di controllo.

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