Saldi invernali nell’era Amazon hanno senso o sono ottusità corporativa?

Dalla prossima settimana al via i saldi invernali, da quali ci si aspetta ormai poco. Il flop non è legato alla crisi dei consumi, ma al mondo che cambia. E il commercio italiano non sempre capisce.

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Dalla prossima settimana al via i saldi invernali, da quali ci si aspetta ormai poco. Il flop non è legato alla crisi dei consumi, ma al mondo che cambia. E il commercio italiano non sempre capisce.

Saldi invernali al via dal 5 gennaio prossimo, anche se le aspettative non appaiono delle migliori. Secondo Codacons, la spesa media per famiglia diminuirà quest’anno del 4%, scendendo a 168 euro. Numeri, che lasciano riflettere sul senso di un non evento, considerato allettante solo per le sigle di categoria coinvolte, ma ormai ignorato dai più. Si pensi che nel 2007, ovvero un decennio fa, la spesa media per famiglia, secondo i dati Confcommercio, si attestava poco sotto i 400 euro. Da allora, la corsa ai saldi risulta scemata di quasi il 60%. Certo, stiamo facendo il confronto con l’ultimo anno prima della devastante crisi economica, ma la recessione e le ristrettezze finanziarie delle famiglie spiegherebbero poco di questo crollo, certamente avrebbero ormai quasi niente a che vedere con i flop degli ultimissimi anni. (Leggi anche: E-commerce, grande opportunità per il made in Italy)

Già da settimane, gran parte dei negozi di abbigliamento, in particolare, bombardano i clienti con email e sms/messaggi whatsapp su cellulare, grazie alla strategia messa in atto tutto l’anno, che consiste nel farsi rilasciare i dati da quanti abbiano fatto acquisti presso il punto vendita, inserendoli in una lista clienti, magari consegnando pure loro una card con cui ottenere sconti, promozioni o accumulare punti. Fuffa, studiata appositamente per aggirare il fenomeno vetusto dei saldi, siano essi invernali o estivi, che nessuno ritiene più capaci di attirare la clientela, cercando di fidelizzare la clientela.

Cosa sta accadendo? Semplice, il mondo cambia, mentre il commercio italiano resta con la testa al Novecento, travolto spesso dall’ipocrisia di chi lo rappresenta sotto le varie sigle di categoria. Tutti praticano sconti sin dalle primissime settimane di dicembre, anzi in molti li applicano praticamente lungo l’intero anno, ma bisogna fingere che il fenomeno non esista, che riguardi una sparuta percentuale di furbacchioni, che i saldi abbiano un senso e che, tutto sommato, stavolta avranno successo.

Nell’era Amazon, compri con un clic

Siamo nell’era Amazon, in cui si acquista un capo di abbigliamento dall’altro capo del mondo con un clic, a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza spostarsi di un solo metro da casa, anzi magari direttamente da smartphone, mentre siamo in ufficio, guidiamo o prendiamo un caffè al bar con gli amici. Il commercio elettronico rappresenta una grande sfida per il retail tradizionale e non solo in Italia. Combattere contro colossi come Amazon, appunto, ma anche altri più specifici, come Zalando, per non parlare dei portali online delle catene di abbigliamento “brick and clic”, ossia attive sia su internet che tramite una rete fisica, appare già in sé un’operazione piuttosto complicata. Pretendere di farlo con i riti di decenni or sono rasenta l’idiozia. (Leggi anche: Acquisti online su Amazon con Bitcoin? Sarebbe l’inizio di una nuova era digitale)

Certo, Confesercenti Roma spiega che l’insuccesso dei saldi invernali sarebbe legato anche alla tempistica. L’Italia, spiega Walter Giammaria, ha un clima più caldo di quello di capitali come Parigi e Londra, per cui praticare sconti di fine stagione a inizio gennaio, quando l’inverno sarebbe, in verità, appena agli esordi, non avrebbe granché senso. Meglio, propone, se fossero spostati un mese dopo. Il ragionamento in sé sarebbe forse tra i più logici che abbiamo ascoltato sul tema, perché sappiamo tutti come il freddo in Italia sia arrivato piuttosto tardi quest’anno, ad eccezione fatta per i primi giorni di dicembre.

Acquisti online saranno sempre più diffusi

Saldi invernali subito dopo Natale, dunque, disincentiverebbero le vendite proprio per le festività, come riscontrano gli stessi commercianti romani, che parlano di un calo del 5-10%, più marcato al centro della Capitale.

Ma basta spostare a fine gennaio o inizio febbraio l’avvio della stagione dei saldi invernali per tamponare la crisi? Il rischio consiste nell’indispettire il cliente, il quale potrebbe optare ancora più convintamente per gli acquisti online, dove gli sconti e le offertissime sono disponibili 365 giorni all’anno e per i quali non esistono leggi, regolamenti, restrizioni corporative di sorta. Un mese fa vi parlavamo del Black Friday, evento estraneo alla tradizione italiana, ma che sta prendendo piede persino da noi. Trattasi di centinaia di milioni di euro in acquisti a prezzi scontati, che evidentemente saranno sottratti ad altri eventi, come quelli ormai demodé dei saldi, appunto. Insomma, i consumatori italiani non hanno smesso di fare acquisti, semplicemente sono figli del loro tempo, contrariamente a chi spera che prima o poi tornino i begli anni di quando la rete era roba per nerd.

E non si pensi che basti chiudere gli occhi dinnanzi alla tempesta per superarla indenni, perché il boom del commercio elettronico non potrà che proseguire ancora più marcato, man mano che gli italiani prenderanno confidenza con gli acquisti online, facendo esperienza e acquisendo consapevolezza, che la diffusione delle carte di debito o ricaricabili sarà ancora più capillare e l’uso di smartphone, tablet e PC allo scopo lambirà persino le famiglie ad oggi più refrattarie. Certo, il flop dei saldi non implica in sé l’insuccesso dell’intero esercizio commerciale, potendo benissimo i consumi essere spalmati nell’arco dell’anno, grazie a quelle strategie di marketing di cui sopra. Preoccupa, però, l’ottusità con cui le associazioni di categoria recriminino contro parte dei propri iscritti, non comprendendo che se un po’ tutti cercano di aggirare la stagione dei saldi, è perché questa ha perso ormai di significato, diventando una palla al piede non per la grande distribuzione, bensì proprio per il piccolo dettagliante. (Leggi anche: Commercio elettronico manda in crisi l’abbigliamento)

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