E-commerce, grande opportunità per il made in Italy

Il commercio elettronico è ancora poco sviluppato in Italia. Eppure, il made in Italy potrebbe essere il principale beneficiario del boom del mercato online in Asia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il commercio elettronico è ancora poco sviluppato in Italia. Eppure, il made in Italy potrebbe essere il principale beneficiario del boom del mercato online in Asia.

L’Italia ha grandi passi da compiere nell’e-commerce, come dimostrano i dati sulle vendite online effettuate nel 2016, in crescita sì del 18%, ma alla cifra insoddisfacente di 20-21 miliardi di euro, circa il 3,6% del totale in Europa. Meno del 5% del comparto retail (4,7%) è attraversato dal fenomeno e, infatti, a languire è anche il cosiddetto “digital export”: appena 6 miliardi di fatturato maturato con le vendite verso l’estero, il 4% del totale dei beni di consumo esportati. E dire che il nostro made in Italy affascina il resto del mondo, come dimostra il fatto che il 65% delle esportazioni online effettuate dalle nostre imprese riguardi il “fashion”, la moda.

Il digital export è maturato per solo un quarto attraverso canali diretti, mentre per i tre quarti (4,5 miliardi) è reso possibile solo tramite grandi portali internazionali dell’e-commerce, come Zalando, eBay, Amazon. L’incidenza dei comparti “food” e design è di appena il 15% sul fatturato totale derivante dalle nostre esportazioni. (Leggi anche: E-commerce, vendite online ancora basse nella UE e l’Italia resta indietro)

Grosse opportunità da India e Cina

Tutto dovrebbero fare le nostre imprese, fuorché ignorare il commercio elettronico. Grazie alla diffusione dei dispositivi come smartphone, tablet, PC e portatili, il mercato delle vendite online nel mondo dovrebbe arrivare alla bellezza di 2.400 miliardi di dollari tra due anni. Una fetta pari a circa la metà spetterebbe alla Cina, che entro il 2020 dovrebbe raggiungere un fatturato di 1.420 miliardi, mentre gli USA arriverebbero a poco meno di 780 miliardi e il Giappone a quota 153 miliardi. Le prime tre economie mondiale deterrebbero circa l’80% dell’e-commerce globale.

I segnali positivi nel mondo non mancherebbero, così come le opportunità. L’India ha da poco eliminato l’86% del suo contante, che ad oggi rappresenta il 98% delle transazioni. Nel sub-continente asiatico, centinaia di milioni di persone non hanno ancora un conto bancario e 900 milioni non riescono ad accedere online. Meno di un indiano su tre possiede uno smartphone. (Leggi anche: Pagamenti elettronici superano contante, boom acquisti da mobile)

 

 

 

 

Grosse opportunità in Asia

Numeri molto negativi, ma che confermano le enormi potenzialità di questa economia, che forse nel 2016 è stata la prima o la seconda al mondo per tasso di crescita. A fronte di un mercato interno dell’e-commerce da 31 miliardi di dollari, gli indiani hanno acquistato online da siti esteri qualcosa come 8,7 miliardi di dollari lo scorso anno, segnando una crescita del 6,7% rispetto al 2015.

Quasi la metà degli acquisti dall’estero sono arrivati dagli USA con 3,9 miliardi, mentre 991 milioni sono stati gli acquisti dalla Cina e 850 milioni dal Regno Unito. Cosa segnalano queste cifre? Che una delle economie emergenti da oltre 1,3 miliardi di abitanti starebbe diventando sempre più appetibile per i negozi online, ma l’Italia non sembra ancora in grado di approfittarne, pur essendo potenzialmente il mercato maggiormente beneficiario di questo boom mondiale dell’e-commerce. Il made in Italy è tra i primissimi pensieri per milioni di nuovi membri della classe media ogni anno nelle realtà emergenti, alla ricerca di beni con cui sfoggiare un ambito status symbol per distinguersi dalle masse.

Moda, arredi, cibo sarebbero i punti di forza dell’e-commerce italiano, che consentirebbe alla variegata platea delle piccole e medie imprese tricolori di stabilire un rapporto diretto con il cliente, evitando mediazioni e mettendosi in vetrina per miliardi di potenziali acquirenti. Il digital export può contribuire a rilanciare il futuro della nostra economia e inaspettatamente creare opportunità uniche proprio per le realtà produttive più piccole. Lì fuori ci sono miliardi di persone che amano il buon gusto italiano, sta a noi accontentarli. (Leggi anche: Boom e-commerce in Italia, ma pochi venditori online)

 

 

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, economie emergenti, Pagamento in contanti