Robinhood ha smesso di rubare ai ricchi per dare ai poveri?

Un periodaccio per Robinhood, la piattaforma di trading che ha spopolato durante la pandemia. In crollo verticale dall'IPO.

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La crisi di Robinhood

Robinhood è in crisi. Non ci riferiamo al personaggio semi-leggendario britannico che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma alla piattaforma di trading online che della stessa filosofia ne ha tratto un enorme business. I suoi fondatori nel 2013 furono Vladimir Tenev e Baiju Bhatt, rispettivamente di origini bulgare e indiane. Oggi, sono azionisti della società con circa il 7,8% del capitale ciascuno. Tuttavia, per il momento non risultano essere più miliardari, dato che il prezzo delle azioni è crollato di oltre il 62% dall’IPO di luglio. Aveva debuttato a Wall Street a 38 dollari e l’altro ieri chiudeva a 13,12 dollari. La capitalizzazione nel frattempo si è portata a 11,28 miliardi dai 32 miliardi dello sbarco in borsa.

Che cos’è di preciso Robinhood? Una piattaforma di trading come ve ne sarebbero tante altre, ma che ha attirato le attenzioni del mercato durante la pandemia per una sua caratteristica peculiare: è usata da milioni di “millenials”, il più delle volte ragazzini appena maggiorenni e senza alcuna conoscenza del mondo della finanza. Nel 2020, il suo nome fu associato a un tragico episodio che coinvolse uno studente di 20 anni: aveva visualizzato sullo schermo del telefonino una perdita di oltre 700.000 dollari e si buttò sotto un treno per la disperazione.

Agli inizi del 2021, fece parlare di sé ancora di più per il fenomeno delle “meme stock”. Radunatisi virtualmente su WallStreetBets, un forum online di Reddit, molti suoi utenti presero di mira azioni fortemente “shortate”, vale a dire oggetto di scommesse ribassiste, finendo per farle esplodere di prezzo senza alcuna ragione apparentemente logica, se non quella di punire la finanza tradizionale, accusata di “avidità”. Molti “shortisti”, tra cui banche d’affari, per limitare le perdite furono costretti ad acquistare il titolo contro cui avevano scommesso, accentuando i guadagni attraverso il cosiddetto “short squeeze”.

Robinood e il fenomeno dei meme stock

Le società che hanno più di tutte beneficiato di questo trading insensato sono state AMC Group e GameStop, rispettivamente gestore di sale cinema e teatri e società di giochi tradizionali. Dai livelli pre-acquisti di metà gennaio 2021, guadagnano rispettivamente il 680% e il 460%. Nel corso del 2021, gli utenti iscritti a Robinhood sono saliti da 13 a 22,5 milioni. Eppure, nel terzo trimestre dello scorso anno i ricavi sono crollati di 200 milioni rispetto al secondo, scendendo da 565 a 365 milioni. Domani, l’atteso report relativo al quarto trimestre.

A cosa è dovuta la crisi in borsa del titolo Robinhood? Due i fattori principali. In primis, la foga da trading è andata scemando con il passare dei mesi. Molte operazioni sulla piattaforma sono state effettuate da ragazzini annoiati durante il “lockdown” e con in tasca gli assegni erogati loro dal governo americano come sostegno contro la pandemia. Adesso, gli stimoli fiscali e monetari si stanno riducendo. Parte della bolla finanziaria venutasi a creare per l’eccesso di liquidità sui mercati inizia a sgonfiarsi. Peraltro, buona parte del business di Robinhood è legato al trading delle “criptovalute”, in questa fase in calo verticale, probabilmente anch’esse per il venir meno della liquidità.

Ad avere girato le spalle alla società sono stati, poi, molti utenti iscritti, indignati contro i suoi dirigenti per un episodio accaduto un anno fa. I prezzi delle “meme stock” esplodevano di giorno in giorno senza apparente sosta e le autorità americane avevano acceso i fari sulla possibile violazione delle normative sul trading da parte della community, che nei fatti s’incontrava online per concordare gli acquisti. Ad un certo punto, senza preavviso Robinhood sospese le compravendite sui titoli “caldi”, facendo infuriare la base. Per non parlare della multa da 70 milioni ricevuta dalla SEC per avere attirato utenti dietro la promessa di zero commissioni, ma mettendo in atto una pratica nota come “payment-for-order flow” senza offrire alcuna informazione al riguardo.

In meno di un semestre, così la capitalizzazione è scesa di 20 miliardi, tornando in linea con le valutazioni private del settembre 2020. E adesso è Robinhood a sperare che qualcuno la salvi dal tracollo in borsa.

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