Reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni, ecco l’effetto del ‘semestre bianco’

I cavalli di battaglia rispettivamente di Movimento 5 Stelle e Lega alla prova degli ultimi mesi di mandato per il presidente Mattarella. Risvolti possibili importanti.

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Riforma pensioni e reddito di cittadinanza

Inizia oggi ufficialmente il semestre bianco, periodo durante il quale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non può sciogliere il Parlamento. Tra sei mesi, infatti, scade il suo mandato e la Costituzione gli inibisce la possibilità di mandare il Paese ad elezioni anticipate. Ed ecco che improvvisamente capitoli come la riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza stanno assumendo nuovamente una rilevanza nell’agenda politica, come non si vedeva da parecchio tempo.

L’ex premier Giuseppe Conte ha replicato alle richieste di Matteo Renzi di abrogare il sussidio con la sua difesa ad oltranza: “si può migliorare, ma non accetterò neppure che si metta in discussione”. Dal canto suo, la Lega di Matteo Salvini usa toni molto più distensivi sulla riforma delle pensioni necessaria per addivenire al superamento di quota 100 e al contempo evitare lo “scalone”. Dall’anno prossimo, i lavoratori non potranno più andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi. Dato il mancato rinnovo di quota 100, molti di loro potrebbero dover attendere i 67 anni dell’età pensionabile ufficiale per lasciare il lavoro. Uno scatto di 5 anni, che lo stesso governo Draghi studia il modo di evitare, minimizzando l’impatto sui conti pubblici.

Riforma delle pensioni, le ipotesi

Qual è la differenza con ieri e cosa c’entra il semestre bianco? Non potendo più sciogliere le Camere, Mattarella non può mandare l’Italia al voto neppure se in Parlamento si vivesse un Vietnam. A dire il vero, serpeggia il timore che proprio in considerazione di ciò ogni partito alzi le barricate a difesa dei propri cavalli di battaglia, consapevole che non ne pagherebbe lo scotto. Il premier Mario Draghi non è in discussione, ma dovrà ugualmente stare attento per non ritrovarsi paralizzato dai veti incrociati nella maggioranza.

Di abrogare il reddito di cittadinanza non se ne parla. Renzi ci proverà per via referendaria, sebbene sia probabile che al Ministero del Lavoro questa strada venga intralciata da un qualche ritocco secondario del sussidio. E la riforma delle pensioni? Il rinnovo sic et simpliciter di quota 100 sembra fuori discussione. Ma ciò non toglie che si possano trovare soluzioni di compromesso accettabili. Si parla da mesi di quota 101 o 102, di ampliare la possibilità per i lavoratori di andare in pensione già a 64 anni interamente con il metodo contributivo, di potenziare Opzione Donna, etc.

Alla Lega andrà bene tutto ciò che eviterà che i lavoratori si ritrovino a rinviare la pensione fino a 5 anni. Servono bandierine da sventolare da ogni parte per uscire quanto più elettoralmente indenni dall’esperienza Draghi. I cavalli di battaglia sembrano blindati, salvo sorprese.

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