Rc auto familiare, come funziona e perché a pagare saranno gli assicurati virtuosi

Gli automobilisti più virtuosi rischiano di pagare una polizza Rc auto più cara con la riforma annunciata e che estende la legge Bersani anche ai mezzi diversi di quelli intestati all'assicurato con classe di merito più bassa in famiglia.

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Gli automobilisti più virtuosi rischiano di pagare una polizza Rc auto più cara con la riforma annunciata e che estende la legge Bersani anche ai mezzi diversi di quelli intestati all'assicurato con classe di merito più bassa in famiglia.

Dal 2020, ciascun componente familiare potrà prendere la classe di merito più bassa della polizza Rc auto all’interno del nucleo. L’emendamento presentato dal deputato del Movimento 5 Stelle, Andrea Caso, alla legge di Stabilità estende il principio già introdotto nel 2007 per il comparto assicurativo con la famosa legge Bersani.

In che modo? La classe di merito più bassa potrà essere trasferita ai veicoli di altri componenti familiari, anche nel caso fossero di un’altra tipologia. Se la legge Bersani limitava il beneficio alle sole quattro ruote, adesso è possibile estenderlo alle due ruote. Un esempio? Due genitori hanno la prima classe di merito per l’auto e il figlio compra uno scooter. Ebbene, quest’ultimo mezzo potrà prendere automaticamente la prima classe, anziché partire dalla quattordicesima. La riforma varrebbe anche per i rinnovi delle polizze, non solo per i nuovi contratti.

La logica dietro all’emendamento sarebbe quella di una “polizza Rc auto equa” per espressa dichiarazione dei 5 Stelle. I risparmi attesi arriverebbero ai 1.000 euro l’anno nei casi migliori, stando alle simulazioni effettuate attraverso diversi siti comparativi. Esistono alcune limitazioni per avvalersi del beneficio. Anzitutto, l’attestato di rischio non deve segnalare incidenti con responsabilità esclusiva o principale negli ultimi 5 anni. L’estensione, poi, non vale nemmeno con riferimento ad autocarri (esclusi dal sistema bonus/malus), mezzi a noleggio o intestati al datore di lavoro, come nel caso dei 2 milioni di veicoli aziendali in Italia.

Ma l’Ania, in rappresentanza delle compagnie assicurative, invita alla prudenza e, anzi, mette in guardia da quella che definisce “una vittoria di Pirro”. L’associazione arriva ad avvertire che la Rc auto familiare distruggerebbe il sistema assicurativo e creerebbe distorsioni nel mercato. E ha ragione. Il mercato delle polizze Rc auto funziona secondo uno schema di bonus/malus, cioè gli automobilisti e i motociclisti pagano tendenzialmente sulla base del loro grado di rischio. Questo viene calcolato sia sulla base dello “storico” effettivo degli stessi contraenti, sia con riferimento a determinate caratteristiche oggettive, come sarebbero l’età, il comune di residenza, il tipo di veicolo assicurato, etc.

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Rc auto familiare, pagheranno i più virtuosi

Per intenderci, statisticamente è accertato che un giovanissimo residente a Napoli faccia più incidenti rispetto a un uomo più maturo di Aosta. Da qui, il principio di far pagare al primo una polizza più cara già in partenza. Con la legge Bersani, nei fatti già questo criterio veniva già stravolto e sacrificato sull’altare della “equità”. Il prezzo delle polizze negli ultimi anni effettivamente è di molto sceso, seppure più per la maggiore concorrenza che si respira sul mercato europeo, che non per gli interventi in materia. E stavolta, anziché scendere, le polizze rischiano di rincarare. Le compagnie, infatti, anticiperebbero gli effetti distorsivi della riforma, caricando sugli assicurati “virtuosi” i costi.

In altre parole, se in famiglia è possibile prendere la classe di merito più bassa di uno dei componenti del nucleo, tanto vale alzare i prezzi proprio sulla polizza di quest’ultimo. Direte che sia ingiusto e vi chiediamo: se vendeste spremute di arancia fresche nella vostra bottega e una legge vi obbligasse a venderle allo stesso minore prezzo dei succhi di arancia industriali, cosa fareste? Accettereste di abbassare il prezzo o alzereste quello dei succhi industriali? Nel caso specifico, la reazione legittima delle compagnie rischia di provocare un disastro per il funzionamento del mercato assicurativo: guidare con prudenza assumerebbe sempre meno significato. Se questo già parzialmente vale da oltre un decennio, dall’anno prossimo sarebbe vero anche con riferimento alle due ruote. Dunque, un ragazzino spericolato in strada avrebbe diritto di pagare una Rc auto esattamente quanto il padre con guida esperta e sicura.

L’idea che si abbia diritto a una polizza “bassa”, indipendentemente dal proprio comportamento, è ridicola. Se è vero che il “pregiudizio” contrattuale di caricare sui neo-assicurati costi spesso insostenibili andrebbe mitigato per evitare situazioni di malfunzionamento del mercato stesso (posso essere un diciottenne responsabile e non sarebbe corretto che pagassi troppo per la scarsa prudenza dei miei coetanei), l’obiettivo si può e si deve raggiungere attraverso un sistema quanto più concorrenziale possibile, oltre che intervenendo legislativamente e con piani efficaci di sicurezza per ridurre il tasso dei sinistri.

Possiamo pensarla come vogliamo, ma la polizza media in Italia scenderà solamente quando il numero degli incidenti e il valore dei danni commessi saranno abbassati, altrimenti rischiamo semplicemente di redistribuire i costi tra gli assicurati, ma premiando i responsabili dei sinistri e colpendo i virtuosi.

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