Quotazioni dell’oro giù, segnale di panico o altra spiegazione meno allarmante?

Il prezzo dell'oro è sceso di una cinquantina di dollari l'oncia in poche sedute, malgrado il panico da Coronavirus sui mercati internazionali. Come si spiega questo andamento? C'è un'ipotesi allarmante, un'altra meno.

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Il prezzo dell'oro è sceso di una cinquantina di dollari l'oncia in poche sedute, malgrado il panico da Coronavirus sui mercati internazionali. Come si spiega questo andamento? C'è un'ipotesi allarmante, un'altra meno.

Le borse crollano, il petrolio scende ai minimi da due anni e mezzo e i rendimenti dei Treasury collassano. I mercati finanziari sono letteralmente nel panico da Coronavirus, con l’indice S&P 500 ad avere ripiegato di quasi il 14% in poco più di una settimana, mentre il Brent è arrivato a poco sopra i 50 dollari al barile. In tutto questo marasma, il prezzo dell’oro è prima salito ai massimi da fine 2012 e subito dopo ha iniziato ad arretrare, perdendo fino a oltre il 6% da martedì al venerdì scorsi. Sembra un movimento incoerente, visto che proprio il metallo sia il tipico bene rifugio, a cui gli investitori di tutto il mondo si rivolgono nelle fasi di tensione.

Petrolio giù sul Coronavirus

Come potremmo spiegare questo sgonfiamento delle quotazioni auree? Non esiste per il momento un’unica ipotesi plausibile, ma tra i trader gira una forte preoccupazione: il calo dell’oro sarebbe legato alla sete di liquidità per via del rientro nei “margin call”. E’ accaduto questo: le borse sono crollate, ovvero i prezzi dei titoli azionari sono scesi spesso a doppia cifra in poche sedute. Chi aveva acquistato a leva, cioè sborsando effettivamente solo una parte dell’investimento, con variazioni così brusche si ritrova adesso a dover ricostituire il margine minimo, altrimenti la posizione viene chiusa. Le stanze di compensazione o anche “clearing houses” stanno chiedendo (“call”) l’integrazione delle cifre depositate per via delle perdite accusate e che hanno superato il margine iniziale.

Da qui, la necessità di molti trader di attingere alla liquidità, vendendo qualsiasi asset in portafoglio, fosse anche un bene rifugio come l’oro. Se fosse questa la causa del calo delle quotazioni, diremmo che siamo nel bel mezzo di un clima spaventoso.

In sostanza, le perdite sui mercati azionari sono così elevate, che si è costretti a vendere di tutto per coprirle. Tuttavia, non solo non sarebbe l’unica spiegazione valida, ma il solo fatto che un trader decida di vendere oro per non subire la risoluzione del contratto implicherebbe che egli nutra ancora aspettative rialziste a breve sui titoli azionari, altrimenti lascerebbe stare e accetterebbe la perdita accusata, spostandosi altrove.

Il petrolio trascina giù l’oro?

Come avevamo scritto solamente qualche giorno fa, la contestuale discesa del petrolio e salita dell’oro non sembrava sostenibile a lungo. Se è vero che entrambi i movimenti risentano in questa fase del panico da Coronavirus, d’altra parte non è credibile che l’oro si apprezzi troppo e il petrolio continui ad arretrare, perché una bolletta energetica meno cara deprime le aspettative d’inflazione e, di conseguenza, anche la domanda del mercato per proteggersi dalla perdita del potere di acquisto. Certo, nel breve possono anche prevalere gli acquisti dettati dal clima di tensione sui mercati, ma razionalmente si arriverebbe dopo un certo tempo a un ripiegamento dell’oro.

Il prezzo dell’oro sale, quello del petrolio scende e questo alla lunga non si tiene 

E questo è iniziato ad accadere ben prima di quanto pensassimo, forse anche per via dell’altra spiegazione sopra accennata. Intendiamoci, l’oro resta ai massimi da 7 anni e guadagna intorno al 4,5% quest’anno. Stiamo solo dicendo che la sua corsa sostenuta dalla paura potrebbe essersi arrestata, proprio perché verrebbero meno gli altri fattori che spingono all’acquisto del metallo. E nello stesso frangente, l’argento è crollato di oltre il 9%, probabilmente risentendo della minore domanda per scopi industriali, essendo utilizzato per la produzione di beni come l’elettronica di consumo. Per non parlare dei tonfi a doppia cifra dei metalli industriali.

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