Quando vedremo i primi effetti del vaccino anti-Covid sui contagi in Italia?

Israele funge da laboratorio per capire l'evoluzione della pandemia nelle aree in cui la vaccinazione è avanti. Ecco i primissimi risultati.

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Gli effetti della vaccinazione sui contagi

Ieri, in Italia risultavano somministrate 1.153.501 dosi, pari all’1,86% della popolazione. Quasi un italiano su 54 ha ricevuto la prima dose del vaccino anti-Covid, una percentuale in assoluto molto bassa per ormai due settimane e mezzo di campagna. Eppure, nel raffronto internazionale siamo nella parte alta della classifica, davanti a paesi come Spagna (1,64%), Germania (1,25%) e Francia (0,63%). Vanno molto meglio il Regno Unito (6,34%), gli USA (3,71%), ma soprattutto Israele (27,1%) ed Emirati Arabi Uniti (19,04%).

Israele sta facendo scuola, è diventato il “benchmark” mondiale sulle campagne vaccinali anti-Covid. Oltre 2 milioni e mezzo di abitanti hanno ricevuto già una prima dose su un totale di 9,29 milioni di persone. In un certo senso, possiamo affermare che Tel Aviv sia la Roma del marzo scorso. Quando la pandemia irruppe nell’Occidente, l’Italia fu il primo paese ad esserne colpito. La curva dei contagi da noi anticipò di 2-3 settimane quanto sarebbe accaduto successivamente altrove. Il mondo ci osservava per capire l’evoluzione del virus, giudicando i dati italiani molto più trasparenti e credibili di quelli cinesi. E così avvenne. Il nostro governo impose il primo “lockdown” il 9 marzo e verso la fine di quel mese un po’ tutta Europa si chiuse.

Stavolta, è Israele che brucia i tempi sulle vaccinazioni, consentendoci di studiarne gli effetti sui ritmi dei contagi. Qual è la massa critica delle somministrazioni in rapporto alla popolazione, raggiunta la quale la curva inizia a flettere? Considerato che oltre un quarto della popolazione israeliana sia stata già vaccinata, quando ancora meno del 2% lo è stato nell’Europa continentale (sotto l’1% in grossi paesi come la Francia), sarebbe un modo per capire indirettamente quanto dureranno ancora le restrizioni anti-Covid. Ebbene, nell’ultima settimana ci sono stati in media 8.624 contagi al giorno in Israele, il 47% in più della media di 5.863 casi nella prima settimana di gennaio.

Il dato in sé non conforta. Malgrado la vaccinazione stia andando spedita, la pandemia sembrerebbe non accennare a frenare la corsa.

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Cosa ci dicono i primi dati di Israele

Tuttavia, è molto presto per desumerne qualcosa di certo. Ad esempio, rispetto al picco toccato il 13 gennaio scorso con 10 mila nuovi casi, la curva sembrerebbe essersi un po’ sgonfiata. Ma a dare speranza è, soprattutto, uno studio di Clarit HMO, che ha monitorato l’andamento dei contagi tra due gruppi di 200 mila persone ciascuno di over 60. Il primo include persone che hanno ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech, il secondo è composto da persone che non avevano ancora ricevuto la prima dose. Si è scoperto che fino ai primi 12 giorni dalla prima somministrazione, i tassi dei contagi tra i due gruppi risultavano grosso modo simili. A partire dal tredicesimo giorno, invece, il gruppo dei vaccinati esibiva un tasso dei contagi del 33% più basso del secondo.

Se questo dato fosse indicativo, segnalerebbe che anche dopo avere ricevuto una sola dose di vaccino, la popolazione inizierebbe a risultare un minimo immune dal Covid dopo circa un paio di settimane. Certo, affinché ciò si traduca in un abbassamento sensibile dei contagi, la percentuale dei vaccinati senza richiamo dovrebbe essere notevolmente superiore a quella attuale dell’Italia. E sui decessi vedremmo qualche beneficio a distanza di altre 3-4 settimane, visto che a morire di Covid sono solitamente coloro che hanno contratto il virus fino a un mese prima. Velocizzando le vaccinazioni tra gli over 60, però, la curva della mortalità si abbasserebbe drasticamente nel giro di poche settimane, trattandosi della fascia della popolazione più esposta al rischio.

La cattiva notizia è che Pfizer ha tagliato di un terzo le forniture a tutti i paesi, a causa di una produzione a rilento.

Ad oggi, l’EMA ha autorizzato anche Moderna, mentre si attende il via libera ad AstraZeneca, che incide per una percentuale elevata delle prenotazioni italiane (e non solo). Considerate che il quasi 2% degli italiani che ha già ricevuto una prima dose sarà richiamata per la seconda dopo 21 giorni, per cui le somministrazioni dai prossimi giorni non faranno salire la porzione della popolazione vaccinata. E fino a inizio marzo, gli anziani non saranno coinvolti dalle somministrazioni, se non in misura marginale. Di questo passo, ci servirà attendere la fine della primavera per percepire risultati tangibili sul piano dei decessi. Troppo.

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