Plusvalenze Juventus, perché il sistema calcio è malato

Le indagini sulla Juventus per il caso plusvalenze fanno emergere un sistema del calcio malato e che riguarda moltissime società

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Plusvalenze Juventus, il caso

Se in campo le cose non vanno affatto bene, la Juventus è adesso alle prese anche con problemi giudiziari. Il presidente Andrea Agnelli, il vice Pavel Nevded, l’ex responsabile dell’area sportiva Fabio Paratici, l’attuale responsabile finanziario Stefano Cerrato e i due predecessori Marco Re e Stefano Bertola sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Torino per un giro di plusvalenze sospette.

Nel mirino dei giudici inquirenti vi sono 282 milioni di euro di plusvalenze maturate dalla Juventus negli ultimi tre anni. Sono definite sospette, nel senso che sarebbero state gonfiate per abbellire i conti della società. Se fosse accertato, scatterebbe il reato di falso in bilancio e comunicazioni sociali. La Juventus è, infatti, una società quotata in borsa e gli azionisti sarebbero stati indotti in errore. Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso e concentriamoci sull’aspetto che maggiormente rileva in questa vicenda. Anzitutto, togliamoci di dosso qualsiasi ipocrisia: con le plusvalenze ci giocano un po’ tutte le grandi società di calcio in Europa.

Di cosa parliamo? Del valore residuo attivo scaturito dalla vendita di un giocatore rispetto al suo costo ammortizzato.

Immaginiamo di avere comprato il giocatore Mario Rossi per 10 milioni di euro in data 1 luglio 2019 e di avere stipulato un contratto di 5 anni. Supponiamo anche di averlo rivenduto per 7 milioni di euro l’1 luglio di quest’anno, cioè dopo soli due anni. A bilancio, abbiamo ammortizzato il costo per 4 milioni di euro, per cui il suo costo residuo sarebbe ancora di 6 milioni. Sui conti potremo iscrivere per la stagione in corso una plusvalenza di 1 milione di euro, data dalla differenza tra prezzo di vendita e costo ancora da ammortizzare.

Plusvalenze Juventus, come funziona il sistema calcio

Secondo i giudici di Torino, la Juventus avrebbe gonfiato il prezzo di alcuni contratti. Questo significa che alcune società acquirenti avrebbero strapagato per prendersi alcuni giocatori bianconeri. Se così fosse, non vi sarebbe alcuno schema criminale dietro, bensì solo una o più società disposte a pagare alla Juventus più soldi di quanti dovrebbero. E, soprattutto, chi stabilisce quanto effettivamente vale un giocatore, se non il mercato?

In realtà, la storia delle plusvalenze nel calcio è più complessa. In questo articolo di tre anni fa, ma attualissimo nei contenuti, vi abbiamo spiegato la trappola delle plusvalenze incrociate. La società A vende alla società B un giocatore a prezzi nettamente superiori a quelli di mercato. A iscrive a bilancio una grossa plusvalenza, mentre B si sobbarca un costo elevato. Ma subito dopo, B vende ad A un altro giocatore a prezzi anch’essi esagerati. In questo modo, evita di iscrivere a bilancio un costo spropositato, coprendo quest’ultimo a sua volta con la plusvalenza realizzata dalla vendita. E A non vedrà sciupata per intero la sua plusvalenza, in quanto l’extra-costo sostenuto per l’acquisto sarà spalmato per gli anni del contratto.

Perché questo balletto tra le società di calcio? Vi basti un solo dato: nell’esercizio 2019/2020, la Juventus registrò ricavi per 573,4 milioni, di cui 172 milioni (30%) di plusvalenze. Senza di esse, avrebbe chiuso in perdita per quasi 240 milioni, anziché di “soli” 90. Chiaramente, non stiamo sostenendo che tali plusvalenze fossero truccate. Serve solo a dimostrare che esse ormai abbelliscano i bilanci di tutte le società. Quando hai problemi con i conti, rivendi un giocatore di peso e intaschi la differenza tra il prezzo e il suo costo non ammortizzato. Come sanno ormai da anni i tifosi, sembra che ormai questo sia diventato il nuovo “core” business delle società, anziché quello di fare soldi giocando.

Azioni Juventus a picco quest’anno

La Juventus sta cercando sotto la gestione di Andrea Agnelli di diventare tra le principali società di calcio europee.

Le mancano il fatturato e i risultati sportivi ai massimi livelli e le due cose sono spessissimo, se non sempre, intrecciate: non vinci se non fatturi tanti zeri e non fatturi tanti zeri se non vinci. All’estero di trucchi contabili sono esperti. Il PSG riceve sponsorizzazioni ridicolmente gonfiate dalle società controllate dallo stesso Qatar a capo del fondo sovrano che controlla il club. Tempo fa se ne accorse la UEFA, che si limitò a estrarre un cartellino giallo allo sceicco.

Ieri, le azioni Juventus perdevano il 3% e scendevano a 45 centesimi. Da inizio anno perdono più del 45%. La caduta vera e propria è arrivata nell’ultima settimana, a seguito della sconfitta contro il Chelsea al girone di Champions League per la qualificazione agli ottavi e all’annuncio delle modalità in cui avverrà l’aumento di capitale da 400 milioni, a forte sconto sul prezzo di borsa delle azioni. Da allora, -34%. Più in generale, il titolo visse un boom di pochi mesi a seguito dell’arrivo di Cristiano Ronaldo, precipitando quando divenne evidente che il portoghese non avrebbe migliorato le prestazioni europee dei bianconeri. E l’affare plusvalenze, sempre che fosse provato in sede giudiziaria, sarebbe stato conseguenza di tale operazione, cioè la società avrebbe puntato a sistemare i bilanci per coprire il costo esplosivo dell’attaccante tra ammortamenti e maxi-stipendio.

Facile fare moralismo, ma il problema è più grande di quanto pensiamo. Finché il mercato del calcio europeo sarà nelle mani di sceicchi senza limitazioni finanziarie, essendo a capo di stati straricchi grazie al petrolio, le concorrenti dovranno arrangiarsi anche ricorrendo a trucchi contabili. Possiamo vedere le plusvalenze gonfiate da un punto di vista semplicemente giudiziario e giustamente condannarle, oppure riflettere sul perché di certe operazioni, che hanno tutto il sapore di una mossa disperata per la sopravvivenza.

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