Perché l’emergenza migranti è un grande affare politico (oltre che economico) e perché ce ne pentiremo

Il diabattito Minniti-Orlando chiarisce uno dei meccanismi di funzionamento della democrazia: l'emergenza migranti è funzionale al potere politico.

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Il diabattito Minniti-Orlando chiarisce uno dei meccanismi di funzionamento della democrazia: l'emergenza migranti è funzionale al potere politico.

L’emergenza migranti è un grande affare politico, per la riproduzione del potere e dello status quo ante. Prima di analizzarne i motivi, vogliamo spiegare da cosa è venuta fuori questa riflessione. All’interno del PD – che certo non ammira in toto la linea minnitiana – si è aperto un dibattito: il ministro Minniti, per giustificare le sue scelte (che, ci piaccia o no, lo vogliamo vedere o no, è stata la firma sulla condanna a morte per centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini), ha affermato che la sua scelta è stata obbligata – temeva, infatti, per la tenuta democratica del paese; a rispondergli è stato Orlando, mite, modesto e moderato anti-renziano, che ha detto chiaro e semplice che questo pericolo non sussiste.

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Perché l’emergenza migranti è un grande affare politico (oltre che economico) e perché ce ne pentiremo

Che l’emergenza migranti sia stato e continui ad essere un grande affare economico già lo si sa: ricordiamo, comunque, che i famosi 35 euro di cui certa propaganda si riempie la bocca non finiscono nelle tasche dei migranti, ma di chi li sfrutta. E chi li sfrutta fa davvero bei soldi. Ma l’emergenza migranti è anche un grande affare politico e di questo quasi nessuno ne parla. Secondo un giurista tedesco (tacciato poi di vicinanza al nazismo), Carl Schmitt, le democrazie, per sopravvivere, necessitano di ‘emergenze’ continue, quelle che lui stesso chiama ‘stato d’eccezione’. In parole semplici, la democrazia per sopravvivere necessita di sospendere per un po’ i diritti che sancisce, altrimenti rischierebbe di finire: il motivo è che, politicamente, una democrazia non può reggere senza una reale uguaglianza sociale; se bisogna difendere il grande capitale industriale e finanziario, occorre ogni anto un po’ di autoritarismo.

L’emergenza migranti rappresenta questa grande occasione, così come il terrorismo internazionale. Facciamo l’esempio della Francia repubblicana: l’emergenza terrorismo ha portato a una serie di leggi speciali che limitano le libertà di sciopero e di assembramento. Di recente, una manifestazione è stata sciolta violentemente dalla polizia, perché violava questo ‘stato d’emergenza’: il corteo, però, protestava contro la legge per il lavoro, che precarizza ancor più la gioventù francese. Un giovane francese ha dichiarato: ‘Ma questo non era il paese dei diritti umani, della repubblica e della libertà?’

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L’episodio occorso a Roma, con lo sgombero da parte della polizia di una palazzina occupata da ‘rifugiati politici’, che devono essere accolti e messi in condizione di vivere una vita dignitosa (violazione del diritto internazionale con i giornali di tutto il mondo che hanno aspramente criticato l’Italia), dovrebbe far riflettere. Il potere politico cosa fa? Svia il problema: la colpa è dei migranti che hanno occupato (come hanno, giustamente, fatto tanti italiani in altre strutture) e non del ‘potere politico’ che fa sì che soltanto a Roma vi sia, come patrimonio immobiliare inutilizzato, posto per la popolazione della città di Bologna.

Insomma, l’italiano medio è caduto all’interno di un ‘classico’ gioco politico: vedere in chi è più disgraziato di sé il nemico e non comprendere dov’è che si trova realmente. In più, le leggi speciali che man mano verranno emanate serviranno più a tenere buoni gli italiani, che non perché l’emergenza migranti ne abbia bisogno.

Ancora una volta, il popolo italiano si mostra davvero facilmente manipolabile.

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