La Nigeria vuole eliminare il contante per combattere l’economia sommersa

La Nigeria vuole introdurre l'eNaira, la moneta elettronica destinata a prendere il posto di quella cartacea. Lagos ha bisogno di entrate.

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Lotta al contante in Nigeria

Addio al contante. Tranquilli, non stiamo parlando dell’Italia, dove la premier Giorgia Meloni alla fine ha optato per eliminare la soglia minima richiesta per i pagamenti con il POS obbligatorio. E’ la Nigeria ad essersi prefissata questo obiettivo con il lancio della eNaira. Si tratta della moneta elettronica destinata a soppiantare progressivamente banconote e monetine nel paese più popoloso dell’Africa con 200 milioni di abitanti e che, secondo le stime, entro metà secolo raddoppierebbe la popolazione.

Tetto ai prelievi con bancomat

Il processo sarà accompagnato dalle limitazioni ai prelievi con il bancomat: fino a 100.000 naira (211 euro) alla settimana per gli individui e 500.000 naira (1.055 euro) per le aziende. E i prelievi giornalieri saranno limitati a soli 20.000 naira (42 euro) e a tagli esclusivamente di 200 naira (0,42 euro). Sopra tali limiti, saranno imposte commissioni rispettivamente del 5% e del 10%.

Non è finita. A partire dal 9 gennaio, la Banca Centrale della Nigeria emetterà nuove banconote da 200, 500 e 1.000 naira.

Le attuali in circolazione dovranno essere scambiate, dato che non avranno più valore legale. Qual è l’obiettivo di questa lotta al contante? Lo spiega il governatore Godwin Emefiele, quando ricorda che ancora oggi “l’85% del contante in circolazione sta fuori dal circuito bancario”.

Giovani a rischio esclusione finanziaria

L’eNaira non è, comunque, un’improvvisazione. La moneta elettronica è stata lanciata come progetto nel 2013 con l’obiettivo di arrivare a un tasso d’inclusione finanziaria del 70% entro il 2020. Il bilancio non è stato entusiasmante, poiché il dato si è fermato al 50,5%. Inoltre, un report di Enhancing Financial Innovation and Access ha trovato che ad essere particolarmente colpiti dalla digitalizzazione dei pagamenti sarebbero i giovani di età compresa tra 18 e 25 anni. Un grosso scoglio per un paese dove l’età media degli abitanti risulta essere di 18 anni.

La lotta al contante non si deve solamente al desiderio di inclusione finanziaria. A volere essere onesti, forse non è neppure l’obiettivo primario delle istituzioni nigeriane. Abuja ha un grosso problema fiscale. La spesa pubblica si aggira intorno all’11% del PIL, bassissima secondo tutti gli standard internazionali e tra le percentuali minori al mondo. Tuttavia, le entrate non superano il 7%. Pertanto, il bilancio dello stato è cronicamente in rosso. Ciononostante, il debito pubblico vale appena il 20% del PIL.

Lotta al contante per accrescere le entrate

E così, il governo cerca il modo per fare emergere un’ampia fetta di economia sommersa, specie affollata da piccole attività produttive. In questo modo, punta ad aumentare le entrate fiscali. Del resto, la Banca Mondiale ha suggerito alla Nigeria di aumentare anche la spesa pubblica per sviluppare la propria economia. Ciò spiega anche il rimpiazzo delle vecchie banconote con altre di nuova emissione. Uno stratagemma utilizzato da diverse economie emergenti negli anni. L’India lo attuò nel 2016, con lo scopo di obbligare gli evasori fiscali a presentarsi in banca per scambiare banconote eccedenti i limiti massimi al di sopra dei quali sarebbero scattati i controlli dello stato.

Per non parlare della Corea del Nord, che nel 2009 ritirò dalla circolazione il vecchio won per emetterne uno nuovo. In questo modo, il regime comunista raggiunse due obiettivi: ridusse la massa monetaria per combattere l’inflazione e privò dei quattrini coloro che avevano trafficato merci sul mercato nero. La Nigeria ha un problema grave con il cambio, svalutato del 10% nell’ultimo anno. Tuttavia, sul mercato nero un dollaro si acquista a un tasso del 70% più alto. Nel frattempo, l’inflazione galoppa sopra il 20% per la carenza di merci aggravata anche dalle limitazioni alle importazioni.

L’eNaira non sarà la panacea di tutti i mali dello stato africano, ma perlomeno il governo inizia a ragionare in termini di lotta alle carenze strutturali del sistema economico.

Bassissime entrate impediscono lo sviluppo in quella che negli anni passati era stata definita la stella d’Africa per le sue elevate potenzialità di crescita. Parliamo di uno stato produttore di petrolio, le cui estrazioni spesso finiscono nelle mani di organizzazioni terroristiche. La lotta al contante, secondo Abuja, stanerebbe molte delle illegalità diffuse.

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