La Troika chiede alla Grecia di abbassare il salario minimo a 350 euro

Il governo greco cerca un accordo con la Troika per nuovi aiuti. Si tratta sui licenziamenti pubblici e sui salari minimi mentre la crisi di governo sembra rientrare

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Il governo greco cerca un accordo con la Troika per nuovi aiuti. Si tratta sui licenziamenti pubblici e sui salari minimi mentre la crisi di governo sembra rientrare

Sono tornati ad Atene i tre ispettori della Troika (UE, BCE e FMI), i tedeschi Servaz Deruz, Klaus Masuch e il danese Paul Tomsen, chiamati a valutare il rilascio della tranche da 8,1 miliardi di euro degli aiuti per il secondo maxi-prestito da 130 miliardi concesso alla Grecia alla fine del 2011.

Sono diversi i punti su cui si tenta di trovare un accordo con il governo di Antonis Samaras e anche se lo sblocco dovrebbe arrivare entro la fine del mese, non è detto che tutti gli 8,1 miliardi saranno erogati subito.

 

Grecia licenziamenti dipendenti pubblici: i primi a cadere sotto la scure della Troika saranno gli statali del comparto giustizia

Il punto fondamentale dello scontro riguarda la legislazione del lavoro. I funzionari europei chiedono che Atene abbassi il salario minimo a 350 euro al mese e che introduca un cosiddetto “posto di lavoro di base”, che stimoli l’occupazione, in cambio di minori tutele e di una retribuzione contenuta. E in vista c’è il licenziamento immediato per 7 mila dipendenti del pubblico impiego, a partire dai 1.500 del settore giustizia, mentre altri seguiranno nella sanità, come preannunciato dal ministro Adonis Gheordiadis, che ha confermato la volontà di chiudere gli ospedali del paese. Il ministro della Funzione pubblica, Kyriakos Mitsotakis, cerca dal canto suo di trattare la proroga di 12.500 licenziamenti al mese di settembre, mentre il collega alle Finanze, Yannis Stournaras, sta intentando un braccio di ferro per abbassare l’IVA sui generi alimentari e la ristorazione, così come altri punti dello scontro riguardano la gestione degli enti previdenziali e la tassa sugli immobili.

 

Privatizzazioni Grecia: tutto è ancora in alto mare

La Troika, tuttavia, avrebbe buone ragioni per tenere duro. Anzitutto, preoccupa il ritardo con cui il paese sta portando avanti le privatizzazioni, che dovrebbe fare introitare 11,1 miliardi entro il 2016 e 25 miliardi entro il 2020. Ad oggi, però, sono stati incassati solo 700 milioni dalla vendita della società del lotto Opap. Entro l’anno dovrebbero arrivare altri 1,9 miliardi, se si vogliono rispettare gli obiettivi fiscali concordati con Bruxelles.

La buona notizia è che la filiale del gasdotto Depa, la Desfa, è stata privatizzata, contrariamente alla rete televisiva Ert, la cui mancata cessione sul mercato ne aveva provocato lo spegnimento del segnale, salvo essere riattivato qualche giorno dopo, successivamente a una crisi-lampo di governo.

 

Pil Grecia e disoccupazione: numeri da recessione profonda

La situazione dell’economia è gravissima. La Grecia sta vivendo il suo sesto anno consecutivo di recessione e rispetto al pil prodotto nel 2007, il calo della ricchezza sarà entro quest’anno di circa il 25%, mentre il tasso di disoccupazione è al 27%.

In questo quadro drammatico s’inserisce la richiesta del ministro Stournaras di avere in visione entro settembre la cosiddetta “lista Juncker”, ossia i nomi di cittadini ellenici, potenziali evasori fiscali e i cui depositi sarebbero stati stimati in 600-800 milioni di euro. Qualche mese fa era scoppiato lo scandalo legato alla “lista Lagarde”, con nomi di 2.063 presunti evasori, tra cui amici e parenti di politici illustri, mai effettivamente esaminata dai precedenti governi di Atene. L’obiettivo è di reperire risorse, attraverso la lotta all’evasione fiscale, anche se con il crollo dei redditi e dell’economia reale, gli obiettivi di bilancio diventano sempre più difficili da raggiungere (La lista Lagarde getta la Grecia nel caos)

Punto fermo della crisi in Grecia è la relativa stabilità del governo. Nonostante le fibrillazioni nella maggioranza, con la Sinistra Democratica che aveva minacciato di cessare il sostegno all’esecutivo, la crisi politica sembra essere rientrata, mentre la forza di cui gode nei sondaggi il partito conservatore del premier, Nea Dimokratia, funge da deterrente per gli alleati socialisti e della sinistra radicale, che si guardano bene dal tornare alle urne, rischiando di essere spazzati via elettoralmente, anche per la forte popolarità di Syriza, il partito dell’estrema sinistra di Alexis Tsipras, dato al secondo posto dopo i conservatori.

 

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