La Grecia truccò i conti per entrate nell’Euro…ma lo facevano tutti. Parola di ex ministro

Il padre dell' ingresso della Grecia nell'Euro, Nikos Christodoulakis, rivela che già nel 1999 Atene non aveva le carte in regola per entrare nell'Eurozona. Lo svela la strana intervista a Der Spiegel dell'ex ministro delle Finanze, che nel tentativo di difendersi, ammette i trucchi contabili

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il padre dell' ingresso della Grecia nell'Euro, Nikos Christodoulakis, rivela che già nel 1999 Atene non aveva le carte in regola per entrare nell'Eurozona. Lo svela la strana intervista a Der Spiegel dell'ex ministro delle Finanze, che nel tentativo di difendersi, ammette i trucchi contabili

“Non avremmo dovuto fare entrare la Grecia nell’euro”. La frase è della cancelliera Angela Merkel, pronunciata oltre un mese fa a Rendsburg, durante un comizio per la campagna elettorale. Si trattava di un attacco al predecessore Gehrard Schroeder, reo di avere fatto entrare la Grecia nell’euro, in assenza dei requisiti.

 

Tutti truccarono i conti per entrare nell’Euro

Non l’ha presa benissimo Nikos Christodoulakis, ministro delle Finanze greco, all’epoca in cui Atene riusciva nel 1999 ad entrare nell’unione monetaria. In un’intervista al quotidiano ellenico “To Vima”, l’ex ministro definisce vergognose le affermazioni della Merkel, ma quando viene intervistato con domande pressanti dalla rivista tedesca “Der Spiegel”, l’uomo non solo ammette i trucchi contabili, ma li minimizza, sostenendo che tutti avrebbero fatto lo stesso, Germania inclusa, e che Atene sarebbe stata un modello per tutti i successivi candidati all’ingresso nell’Euro.

Christodoulakis è costretto ad ammettere, infatti, che il deficit non sarebbe stato nel 1999 all’1,6% del pil, come riportato dalle statistiche ufficiali, bensì oltre il 3%. L’esponente socialista si difende, però, ribadendo il successo dell’operazione, in quanto il deficit calò negli anni successivi, il saldo della bilancia commerciale fu meno negativo, grazie all’accresciuta competitività, mentre lo sforamento e l’alterazione dei bilanci sarebbe stata dovuta alle spese militari, in seguito a tensioni con la Turchia. Tali spese non furono interamente computate come deficit, sebbene del tuttoi riportate a debito.

L’ex ministro non si sente pentito della scelta, perché altrimenti sarebbero entrati solo Olanda e Lussemburgo, spiega. La Germania non avrebbe riportato le perdite di alcuni suoi ospedali pubblici, incidendo il trucco per lo 0,1% del pil.

 

Crisi della Grecia: l’auto-assoluzione di Christodoulakis

La difesa-autogol di Christodoulakis prosegue con un attacco alla Troika, rea di non concentrarsi sulle riforme di lungo periodo, ma solo sui tagli alla spesa e aumenti di imposte immediati. La responsabilità della crisi sarebbe tutta dei conservatori, che una volta arrivati al governo avrebbero dilatato la spesa pubblica e assunto migliaia di nuovi dipendenti pubblici. Per sé e i suoi compagni di partito non ci sarebbero colpe.

 

LEGGI ANCHE – In Grecia chiudono le università: situazione esplosiva, l’intero sistema è al collasso

 

Una parziale soluzione ai problemi della Grecia Christodoulakis, padre dell’euro per Atene, ce l’ha: la Germania rimborsi i 13-15 miliardi di presunti prestiti forzosi concessi dalla Grecia ai tempi del nazismo (e di cui non ci sarebbero prove) e in cambio rinunci alla quota degli aiuti di sua pertinenza stanziata per salvare Atene, che ammonterebbe alla stessa cifra. Un altro trucco contabile per cercare di salvare la Grecia, dopo aver fatto “carte false” per distruggerla?.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa, Troika